Suprematisti neonazisti: anche un 17enne modenese tra gli indagati nell’operazione antiterrorismo
Tutti giovanissimi (14 su 17 minorenni), italiani, incensurati e insospettabili: il Ros dei carabinieri e la Digos della polizia di Stato hanno perquisito le case dei genitori, sequestrando cellulari e pc
MODENA. C’è anche un minorenne modenese coinvolto nell’operazione antiterrorismo condotta dal Ros dei carabinieri e dalla Digos della polizia di Stato. L’inchiesta, coordinata dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo di Roma, ha portato a perquisizioni in mezza Italia e ha suscitato allarme per la diffusione tra i giovanissimi di ideologie suprematiste, odio razziale ed estremismo. A colpire, in questa inchiesta, è soprattutto l’età dei “camerati”, come si definivano tra loro. Su questi ragazzi hanno fatto presa ideologie che sembravano sepolte dalla storia e che invece sono tornate a circolare, più vive che mai, attraverso la rete e le nuove tecnologie. Il modenese, è un 17enne, è residente in provincia, nella zona del comprensorio ceramico. In stretto contatto con tre coetanei: uno residente a Reggio Emilia, uno nella zona ceramica e una ragazza in Appennino. Tutti italiani e incensurati: insospettabili. In un caso emergono problemi di natura psichiatrici.
Giovedì scorso, nelle abitazioni dei genitori increduli, si sono presentati gli uomini della Digos di Reggio Emilia per eseguire le perquisizioni scattate in contemporanea in diverse province su delega delle Procure di Roma (ordinaria e per i Minorenni) e di Venezia. Le forze dell’ordine non hanno trovato armi (coltelli, tirapugni, asce tattiche, una rivoltella) come è successo altrove, ma hanno sequestrato il cellulare e il computer dei minori: materiale informatico che sarà scandagliato dagli esperti. L’inchiesta principale, condotta dal febbraio 2024 al febbraio 2025 e chiusa con un avviso di conclusione delle indagini risalente alla fine di luglio, coinvolge diciassette giovani: quattordici minorenni e tre maggiorenni. Numerosi e gravi i reati contestati, a vario titolo: associazione per delinquere con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico; atti di terrorismo con ordigni esplosivi; istigazione all’odio etnico e razziale aggravata dalla finalità di terrorismo; propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione etnica, razziale o religiosa; apologia del fascismo, con il richiamo alla legge Scelba del 1952 nel capo d’imputazione lungo otto pagine; offese all’onore o al prestigio del presidente della Repubblica; detenzione illegale di armi. I tre maggiorenni, tutti veneti, sono considerati dagli inquirenti i leader del gruppo. Del reato di associazione per delinquere dovranno rispondere anche due minorenni ritenuti promotori. Secondo l’accusa, gli indagati «costituivano, organizzavano e dirigevano un’associazione con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico denominata “Movimento Rivoluzione Nazionale”, in precedenza “Rivoluzione Neofascio”, strutturata attraverso chat criptate e gruppi digitali chiusi». Tra questi figuravano B.A.A.R.N., Militanti Emilia Romagna, Club dei Camerati e Propaganda Generale, organizzati secondo gerarchie interne. Il gruppo si sarebbe dotato anche di simboli militari e avrebbe organizzato ronde notturne e «spedizioni punitive contro minoranze e avversari politici». Un’attività che, secondo gli inquirenti, non si sarebbe limitata alla propaganda ideologica, ma avrebbe portato ad azioni concrete: «affissioni e presidi notturni, spedizioni violente, progettazione di attentati a sedi politiche anche con esplosivi rudimentali». I neofiti che volevano entrare nel gruppo venivano sottoposti a un provino ideologico nella chat denominata “Provino”. I video venivano poi pubblicati su Instagram e TikTok. Da luglio ad oggi, i maggiorenni – che hanno la posizione più grave – hanno chiesto di essere interrogati, mentre i minori hanno scelto il silenzio per consentire agli avvocati di studiare i faldoni.
Lo studente 17enne residente a Reggio è difeso dall’avvocato Ernesto D’Andrea. «I genitori sono persone che hanno sempre lavorato e non hanno mai avuto problemi giudiziari, come del resto il ragazzo. Sono molto stupiti delle accuse, ma sono convinti che il figlio ne uscirà pulito perché non c’entra nulla con tali comportamenti», dichiara il legale.
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