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Attentato di Modena, la rivelazione anonima a “Fuori dal coro”: «El Koudri fu seguito dagli 007»

di Daniele Montanari

	Un video inedito di El Koudri trasmesso da "Fuori dal coro"
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Un video inedito di El Koudri trasmesso da "Fuori dal coro"

La testimonianza nel corso della trasmissione su Rete 4: «Monitorato, ma poi ritenuto non pericoloso». Il suo legale però precisa: «Negli atti d’indagine nessun riferimento a questa attività». Il sindaco Mezzetti: «Ora Piantedosi chiarisca»

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MODENA. Salim El Koudri sarebbe stato monitorato a più riprese dai servizi segreti tra il 2021 e il 2023. Ma non sarebbero emersi elementi sufficienti per giudicarlo pericoloso, in grado di compiere un’azione choc come quella del 16 maggio, seminando il terrore in centro a Modena con la sua auto lanciata sulla folla. La rivelazione è arrivata domenica sera nel corso della trasmissione “Fuori dal coro”, su Rete 4, ed è stata ripresa ieri da un articolo sul quotidiano “La Verità”.

La rivelazione in tv

Dai servizi in sostanza emerge che il 31enne, italiano di origini marocchine, sarebbe finito sotto la lente degli 007 dopo mail sospette inviate a un’università ma soprattutto dopo una telefonata a Camp Darby, la base militare di Pisa dove sono stanziate anche truppe Usa. Dopo un periodo di accertamenti però non sarebbero emersi elementi sufficienti per giudicarlo pericoloso. A “Fuori dal coro” ha parlato un anonimo definito «uno degli operativi che si è occupato della vicenda», che ha spiegato come El Koudri sia stato oggetto di «un’attività di attenzione e di ricerca specifica». Ma non sono stati ravvisati elementi di pericolosità. “L’operativo” ci tiene a specificare che «non c’è stato da parte nostra nessun gap, tanto nell’attività di ricerca che di valutazione oggettiva». L’epilogo definito «negativo», vista la strage del 16 maggio, a suo giudizio è stato dovuto a «una errata interpretazione comportamentale» che può verificarsi «quando i giocatori in campo sono diversi e con priorità diverse». Difficile pensare che questi non meglio specificati “giocatori diversi” non siano appartenenti alle forze dell’ordine. E stupisce a questo punto che il ministro dell’Interno Piantedosi il 17 maggio, all’indomani della strage, in visita a Modena abbia detto che si poteva stare tranquilli, che non era un attentato terroristico. Come si poteva escluderlo, con questi trascorsi? Lo stesso articolo della Verità sottolinea con forza questo elemento.

L’avvocato di El Koudri

Ma, carte alla mano, l’avvocato Fausto Gianelli, difensore di El Koudri (accusato di strage aggravata dalla morte di una persona) pone l’attenzione su un altro elemento: «Negli atti d’indagine non c’è alcun riferimento a questo periodo in cui El Koudri sarebbe stato attenzionato dai servizi segreti – nota – né alle conclusioni di non pericolosità che avrebbero tratto. La cosa stupisce, perché il suo passato è stato scandagliato sotto ogni aspetto dagli inquirenti. Sarebbe una lacuna grossa. Allo stato, non si capisce su quale fondamento posi questa notizia: lo stesso generico termine “operativo” non permette di circoscriverne la fonte».

Il sindaco Mezzetti

Come c’era da attendersi, si è accesa subito la politica sulla notizia dei servizi segreti che avrebbero monitorato per lungo tempo El Koudri.«Quanto emerso dalla trasmissione “Fuori dal coro”, e rilanciato dal quotidiano “La Verità”, pone interrogativi di estrema gravità ai quali il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha il dovere di dare risposte chiare e tempestive» sottolinea il sindaco, Massimo Mezzetti. «Si tratta, allo stato, di affermazioni giornalistiche e di una testimonianza anonima che devono essere verificate, ma proprio per la loro gravità non possono essere ignorate. Se queste circostanze rispondessero al vero, diventerebbe inevitabile chiedere conto di quanto fu affermato pubblicamente dal ministro Piantedosi a Modena il 17 maggio, all’indomani dell’attentato. Al termine del vertice in Prefettura, infatti, il ministro dichiarò che il fatto appariva riconducibile prevalentemente a una condizione di disagio psichiatrico e soprattutto affermò che, dal punto di vista della prevenzione antiterrorismo, non risultava essere “sfuggito nulla”. Successivamente ribadì che il sistema antiterrorismo aveva retto. Oggi, alla luce delle informazioni rese pubbliche, quella rassicurazione richiede spiegazione.Il ministro Piantedosi dica dunque con chiarezza se era a conoscenza del fatto che El Koudri fosse stato oggetto di attenzione da parte di strutture di intelligence o antiterrorismo; per quali ragioni quella attività sia stata successivamente interrotta; quale sia stata "l’errata interpretazione comportamentale" cui fa riferimento l’operativo intervistato e soprattutto come queste circostanze possano conciliarsi con l’affermazione, fatta a Modena poche ore dopo l’attentato, che nulla fosse sfuggito al sistema di prevenzione».

I parlamentari Pd

Sulla stessa linea i parlamentari Pd Stefano Vaccari, Maria Cecilia Guerra ed Enza Rando, che insieme a Matteo Mauri hanno presentato un’interrogazione specifica a Piantedosi. «Modena - notano i parlamentari dem - non ha bisogno di ricostruzioni sensazionalistiche né di verità riscritte a posteriori. Ha diritto, però, a conoscere fino in fondo ciò che è accaduto».Anche il gruppo di Modena del Movimento 5 Stelle chiede «perché subito dopo il tragico evento il ministro stesso abbia escluso che si trattasse di atto di terrorismo». La deputata Stefania Ascari preannuncia un’interrogazione ad hoc.«Mezzetti farebbe bene, almeno per una volta, a osservare un prudente silenzio» incalza invece il senatore Michele Barcaiuolo, coordinatore regionale FdI. «All’indomani dell’attentato fu tra i primi a ricondurre pubblicamente quanto accaduto al disagio psichico, arrivando a costruire, insieme a una buona parte della sinistra locale, una narrazione sulla salute mentale e sulla necessità di rafforzarne i servizi. Oggi prende una testimonianza anonima, contenente elementi che lui stesso ammette essere ancora tutti da verificare, e la utilizza immediatamente per chiamare in causa il ministro Piantedosi».

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