Addio tutela, arriva la stangata in bolletta: +37% per 25mila utenti fragili modenesi
L’allarme della segretaria generale della Cisl Emilia Centrale, Rosamaria Papaleo: «Pagano sempre i più deboli, assurdo. Anche le famiglie con due stipendi rischiano di dover affrontare grosse difficoltà»
MODENA. Mentre arriva qualche buona notizia sul fronte prezzi dei carburanti alla pompa, a causa dell’annunciato caro bollette si rischia uno “tsunami economico” nel portafogli degli italiani meno abbienti, soprattutto pensionati, malati e lavoratori a basso reddito. Si tratta di quegli utenti rimasti nel regime di maggior tutela — quello in cui le tariffe sono stabilite dall’Autorità di regolazione dell’energia — e non sono passati al mercato libero. A livello locale a rischiare di più, sono circa 25mila famiglie meno abbienti modenesi cui se ne aggiungono 23mila nel Reggiano per un totale dunque di oltre 48mila utenze già inserite in economie “protette”. Sono appunto i cosiddetti “fragili”, che ora con la fine del regime di maggior tutela rischiano aumenti elevatissimi - dell’ordine del 37% secondo i dati comunicati dalla Autorità di regolazione per l’energia reti e ambiente Arera - delle bollette di gas ed energia elettrica. Un problema in più, visto che alle porte ci sono i mesi più freddi. A livello nazionale l’umento stimato da Arera in 37,3% riguarda circa tre milioni di clienti vulnerabili serviti dal cosiddetto “mercato di maggior tutela” e, non è che chi è nel mercato libero e non in quello tutelato si possa cantare tanto vittoria. Unica nota positiva è che, come avviene per la benzina e il diesel, finalmente tra i gestori dell’energia pare partita una certa concorrenza nell’abbassare i prezzi. La prima a fare i conti è la Cisl Emilia Centrale, come spiega Rosamaria Papaleo, leader del sindacato emiliano: «Da oggi arriva una mazzata sulle bollette elettriche dei clienti vulnerabili, categoria che per legge dovrebbe essere maggiormente protetta: +37,3% in un solo trimestre. E non dimentichiamo le famiglie della classe media: con questi prezzi, tenere acceso e riscaldato un appartamento di 80 metri quadrati può costare in un inverno tra 1.900 e 2.100 euro». Teniamo presente che ieri il prezzo all’ingrosso dell’elettricità si collocava intorno a 202 euro al megawattora (kWh, unità di misura dell’energia) contro i 112,20 euro dello stesso giorno del 2025: fa circa +80% in appena dodici mesi. Ancora più marcato l’aumento del gas: ieri il costo era di 72,11 euro a megawattora contro i 33,75 euro dello stesso giorno di un anno fa: circa il 114% in più. La materia prima energetica, a causa di quel che accade nel mondo, costa molto di più, insomma, e il +37,3% annunciato disposto per la “maggior tutela” dimostra che lo shock dei mercati sta già entrando nelle bollette di famiglie e dei fragili.
Il paradosso
Tale aumento elevatissimo riguarda l’elettricità e non il gas, ancora non comunicato: da oggi il prezzo di riferimento Arera sale a 43,43 centesimi per kWh tasse comprese e così per il cliente vulnerabile Arera mediamente stima per quest’anno una spesa di 665,38 euro, quasi 57 euro in più rispetto ai 608,72 euro del 2025. Una beffa, peraltro, visto che dal primo luglio 2024 i contratti di “maggior tutela” elettrica erano possibili solo per over 75, famiglie con diritto al bonus sociale per disagio economico, persone con disabilità ai sensi della legge 104, nuclei nei quali vengono utilizzate apparecchiature elettromedicali salvavita e alcune altre categorie. Appena due anni dopo, ribaltando sostanzialmente le rassicurazione di quel momento, si arriva invece al super aumento. Ancora Rosamaria Papaleo: «È una gravissima contraddizione sociale sulla quale la politica deve interrogarsi. Se abbiamo deciso che gli utenti fragili meritano una protezione particolare, quella protezione non può esaurirsi nel dirgli chi determina il prezzo. Deve diventare anche capacità di assorbire gli shock più violenti visto che essi nel settembre ’24 su 345 mila utenze domestiche elettriche erano il 7,2% (circa 24.800) mentre a Reggio su 246 mila utenze il tutelato era il 9,5% tutelato (circa 23.400 famiglie).
La classe media
La Cisl modenese ha anche simulato il dramma economico cui va incontro una famiglia “normale”, non fragile ufficialmente, una coppia con due stipendi da circa 1.500 euro netti al mese l’uno, 38-39 mila euro annui complessivi, residente in un appartamento di 80 metri quadrati. Con circa 900 smc di consumo di standard metro cubo (unità di misura) di gas mediamente necessari nella stagione fredda, se i prezzi non scenderanno il solo riscaldamento può costare 1.350-1.500 euro annui. Aggiungendo 520-610 euro di elettricità tra ottobre e marzo, l’inverno energetico arriverà sui 1.900-2.100 euro e in una casa meno efficiente fino a 2.200. Significa che per tenere accesa e scaldare una casa normalissima vanno in fumo uno stipendio e mezzo, circa il 6% del reddito annuale della coppia citata. Papaleo conclude con i consigli: «Serve un tavolo territoriale clima-energia che monitori prezzi, bollette e situazioni di maggiore fragilità. Serve più fotovoltaico sugli edifici pubblici e privati, accelerando allacciamenti e comunità energetiche e una strategia territoriale unica di orientamento e tutela che metta a valore la competenza delle associazioni dei consumatori e renda più semplice accedere a bonus, agevolazioni e strumenti di sostegno, evitando che i soldi pubblici finiscano sempre ai più ricchi. Infine, una protezione straordinaria per i vulnerabili nei periodi di shock, con bonus rafforzati, rateizzazioni sostenibili e interventi temporanei sulle componenti della bolletta. La tutela soprattutto dei vulnerabili e non solo deve diventare concreta».
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