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Coop riduce lo smart working per i lavoratori degli uffici: sale la tensione

di Paola Ducci

	Coop Alleanza 3.0
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Coop Alleanza 3.0

Dopo giorni in stato di agitazione è sempre più probabile uno sciopero dei dipendenti delle sedi dopo l’annuncio delle nuove regole di lavoro da lunedì 5 ottobre

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MODENA. Se lo stato di agitazione era già stato proclamato lo scorso 23 settembre, quando Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UiltuCs avevano indetto la mobilitazione presso Coop Alleanza 3.0 a Roma, a seguito della rottura del tavolo negoziale avvenuta il 21 settembre sul lavoro agile per il personale di sede, ora la tensione tra sindacati e azienda è salita ulteriormente. È sempre più probabile, infatti, che già nei prossimi giorni venga proclamata una giornata di sciopero di tutti i lavoratori degli uffici. Oggi è in programma un’assemblea sindacale con tutti i lavoratori degli uffici che fanno capo alla sede di Modena. La motivazione è l’indisponibilità dell’azienda ad accettare una trattativa sulle nuove regole che, a partire da lunedì 5 ottobre, vedranno una drastica riduzione dello smart working per tutti i lavoratori degli uffici. Gli impiegati si sono visti recapitare dall’azienda il nuovo regolamento definitivo sul lavoro agile, nel quale è scritto nero su bianco che, se concesso dai responsabili, le giornate in smart passeranno da quattro a due a settimana, non cumulabili, con la possibilità di una terza giornata aggiuntiva a condizione che sia effettuata di venerdì, a orario ridotto, con l’obbligo di utilizzare, per le ore rimanenti, almeno due ore di permessi retribuiti individuali (Rol) oppure almeno due ore di riposi compensativi maturati e accantonati. Agli appartenenti a categorie particolari potrà inoltre essere riconosciuto un pacchetto aggiuntivo di giornate, fino a un massimo complessivo di sette all’anno, mentre ai neopapà sarà garantito un ulteriore pacchetto di cinque giornate in smart working, rispetto a quanto previsto, da utilizzare entro i primi sei mesi di vita del bambino. Condizioni che hanno fatto saltare sulla sedia i lavoratori che, peraltro, dopo la “diaspora” avvenuta nel 2023 a seguito della chiusura del grattacielo di viale Virgilio, erano stati dislocati nei vari uffici presenti negli Ipercoop Grandemilia e Portali (Modena), Borgogioioso (Carpi), Ariosto (Reggio Emilia) e nella sede distaccata di Anzola, dopo la proclamazione, anche in quella sede, dello stato di agitazione sindacale per le modalità con cui si era arrivati alla nuova riorganizzazione. Fu proprio in quell’occasione che l’azienda offrì ai propri dipendenti la possibilità di ricorrere allo smart working fino a quattro giorni alla settimana, dichiarando che quella misura «avrebbe consentito un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata e, nel solo 2023, ha evitato – in media – 140 ore di spostamento casa-ufficio, pari a quasi 6 interi giorni». Inoltre, sempre l’azienda aveva dichiarato che la misura avrebbe avuto «un importante riflesso in termini di sostenibilità», consentendo di ridurre di oltre 7,2 milioni di chilometri le distanze percorse, con un risparmio annuo di oltre 1,1 milioni di kg di Co2. Per i sindacati, ora, le condizioni dettate da Coop Alleanza 3.0 sono inaccettabili, in quanto risultano nettamente peggiorative sul piano dell’equilibrio tra vita e lavoro, con conseguenze particolarmente gravose per le persone che hanno esigenze di cura e assistenza. La nuova organizzazione, come avevano già evidenziato nei giorni scorsi, non potrà dunque che comportare un netto aumento dei costi per i lavoratori, che, in questi tre anni di lavoro agile per quattro giorni alla settimana, avevano organizzato la propria vita in un certo modo e ora si trovano obbligati a un nuovo cambiamento, per alcuni radicale. Il tutto senza che, per ora, sia prevista dall’azienda alcuna misura compensativa e con un preavviso davvero irrisorio. Nel comunicato reso noto dai sindacati uniti dopo la rottura del tavolo negoziale del 21 settembre a Roma si legge che «la proposta avanzata da Coop Alleanza 3.0 risulta del tutto inadeguata e irricevibile, tanto nel metodo quanto nei contenuti, poiché non offre risposte concrete alle legittime richieste espresse dalle lavoratrici e dai lavoratori». Alla luce del venir meno delle condizioni necessarie per proseguire un confronto serio e costruttivo, era stato subito proclamato lo stato di agitazione, che ora è sfociato nella possibilità sempre più concreta di sciopero. La mobilitazione potrebbe essere indetta già nei prossimi giorni, se l’azienda continuerà a non voler trattare.

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