Gazzetta di Modena

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La condanna

In carcere un 52enne “innamorato a pagamento”: le chiedeva 25 euro per ogni messaggio di risposta

di Daniele Montanari
In carcere un 52enne “innamorato a pagamento”: le chiedeva 25 euro per ogni messaggio di risposta

Il 52enne si era preso anche cellulare e carta della 47enne: condannato a un anno e sei mesi

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MODENA. Era arrivato a fare “l’innamorato a pagamento”, chiedendo alla fidanzata, che non si rassegnava all’idea di perderlo ed era ancora cotta di lui, 25 euro per ogni messaggio di risposta che le mandava, interrompendo quei lunghi silenzi che la lasciavano nell’angoscia.

Regali continui

È una storia incredibile ma vera, che ha portato ieri pomeriggio – 6 ottobre - il 52enne campano a una condanna a un anno e 6 mesi di carcere per altre beffe che, secondo quanto ricostruito, ha fatto subire alla donna: appropriazione indebita del cellulare di lei, dal valore di circa 400 euro, e utilizzo indebito della sua carta di credito, da cui avrebbe prelevato nel tempo una somma di circa 2mila euro, quando la loro storia era ormai finita. Nonostante tutte le regalie che lei, donna di cuore ma piuttosto ingenua, gli aveva fatto in un anno e mezzo di relazione, stimate in circa 20mila euro (non oggetto però del procedimento). È una vicenda che inizia negli ultimi mesi del 2018, quando lei, una donna di Fanano ora 47enne, conosce lui, 52enne campano che abitava a Modena. Qui, in città, i due hanno iniziato a uscire frequentemente, tra ristoranti e spettacoli vari. Ma pagava praticamente sempre lei. Lei non ci badava: si era innamorata perdutamente di lui, e pensava solo a stare assieme a lui. In maniera che, con il senno di poi, ha riconosciuto lei per prima come ingenua. In questo suo volersi fidare totalmente, gli aveva dato anche i codici d’utilizzo della sua carta di credito. A metà del 2019 circa, il rapporto si è già avviato verso la crisi. Lui ha iniziato a non rispondere più ai suoi messaggi, ma lei insisteva, insisteva... Finché non ha cominciato a fargli dei “regali”, in denaro, per ogni volta che le rispondeva. Lui ha fatto leva su questo, ed è arrivato a chiederle 25 euro per ogni volta che si “disturbava” a rispondere. E lei pagava, pagava… «Mentre lei era innamorata davvero, lui la usava solo per avere soldi, regali e farsi pagare delle cene» sottolineano gli avvocati Andrea Mattioli e Valentina Mazzacurati, che hanno tutelato la donna come parte civile a processo.

Lei apre gli occhi

Sì, perché a un certo punto lei ha aperto gli occhi, rendendosi conto che i suoi sentimenti non erano corrisposti per niente, e che lui stava con lei solo per convenienza, facendole pagare migliaia e migliaia di euro. E nel marzo 2020 si sono lasciati. Dal piano sentimentale la vicenda si è spostata a quello giuridico quando lei si è accorta che, nonostante la fine della relazione, lui continuava a fare prelievi e acquisti con la sua carta di credito: acquisti di PlayStation e altre spese che lei non aveva mai autorizzato. In più, non voleva ridarle indietro il suo smartphone, del valore di circa 400 euro. Così nel novembre 2020 lo ha denunciato per appropriazione indebita (del cellulare) e indebito utilizzo di strumenti di pagamento. Lui ha sostenuto che le spese fossero autorizzate da lei, ma lei lo ha contestato senza esitazioni. Ha poi negato di avere il cellulare di lei. Ma l’indagine della Procura lo ha localizzato dove lavorava lui e dove rientrava dai parenti (in Campania). L’uomo è finito a processo, e ieri è arrivata la condanna: 18 mesi appunto (pena sospesa), più 6mila euro di risarcimento danni, più spese processuali e di costituzione di parte civile, e una provvisionale di mille euro da dare subito alla parte civile. «Siamo soddisfatti della sentenza – sottolinea l’avvocato Mazzacurati – restituisce giustizia a una donna ingannata, che ha sofferto molto per la sua buona fede». 

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