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Caso Amo, la procura ha deciso: «Nessun reato per Reggianini»

Caso Amo, la procura ha deciso: «Nessun reato per Reggianini»

Verso l’archiviazione dell’indagine penale a carico dell’ex amministratore, Scoppia la bagarre politica

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MODENA. La Procura di Modena non vede responsabilità penali a carico di Stefano Reggianini nell'ambito dell'inchiesta sugli ammanchi dalle casse di Amo. Il sostituto procuratore Marco Nicolini ha infatti depositato nei giorni scorsi una richiesta di archiviazione per l'ex amministratore unico dell'Agenzia per la Mobilità, ritenendo che dagli accertamenti svolti non siano emersi elementi sufficienti a sostenere un'accusa nei suoi confronti.

Il caso

Un passaggio significativo in una vicenda che negli ultimi mesi aveva avuto vaste ripercussioni politiche e amministrative dopo la scoperta di una voragine nei conti dell'ente, quantificata in centinaia di migliaia di euro e attribuita in larga parte a un'ex dipendente. Per quest'ultima il Tribunale ha già emesso un decreto ingiuntivo che impone la restituzione di circa 450mila euro. Il nome di Reggianini era finito nell'inchiesta perché alcune delle operazioni contestate sarebbero state eseguite utilizzando anche il bancomat a lui assegnato durante il periodo in cui guidava l'agenzia. Una circostanza che aveva fatto emergere interrogativi sul sistema dei controlli interni e su un possibile difetto di vigilanza da parte dell'allora amministratore. Proprio su questo fronte si era mosso il successore Andrea Bosi, che aveva chiamato in causa gli ex vertici di Amo. Sul piano civile, a Reggianini era stato contestato un danno quantificato in 58mila euro. La vicenda si è successivamente chiusa con una transazione, interamente versata dall'ex amministratore prima dell'estate. Diverso, però, il giudizio espresso dagli inquirenti sul piano penale. Dopo mesi di verifiche, la Procura ritiene infatti che non vi siano profili penalmente rilevanti a carico dell'ex amministratore unico.

Il processo

L'ultima parola spetta ora al giudice per le indagini preliminari, chiamato a decidere se accogliere la richiesta di archiviazione. «Era una denuncia palesemente infondata, anche se un approfondimento investigativo era comprensibilmente necessario per chiarire ogni aspetto della vicenda», commenta l'avvocato Alessandro Sivelli, difensore di Reggianini. «Dagli atti e dai messaggi acquisiti nel corso dell'indagine emergeva chiaramente l'estraneità del mio assistito alle accuse formulate. La richiesta di archiviazione sgombra definitivamente il campo da sospetti e da letture strumentali che qualcuno aveva tentato di alimentare sul piano politico». Mentre il filone principale dell'inchiesta sugli ammanchi prosegue per le altre posizioni coinvolte.

Fratelli d’Italia

Non si è fatto attendere il commento di Michele Barcaiuolo, senatore di FdI: «Prendiamo atto della richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Modena nei confronti di Stefano Reggianini e Daniele Berselli. È un passaggio che riguarda il procedimento penale e che, naturalmente, spetta alla magistratura valutare. Ma il punto politico è un altro e non può essere eluso: dalle casse di aMo sono spariti oltre mezzo milione di euro di risorse pubbliche. A noi interessa che venga fatta chiarezza su come sia stato possibile che, all’interno di una società pubblica, venisse sottratta una cifra così rilevante e su quali controlli abbiano funzionato, quali non abbiano funzionato e quali fossero le responsabilità politiche e gestionali di chi aveva il compito di amministrare e vigilare. aMo – continua Barcaiuolo - è stata per anni inserita nel sistema di governo locale riconducibile al centrosinistra e al Partito Democratico. Il presidente dell’epoca, Stefano Reggianini, era stato anche segretario provinciale del PD. È un dato politico, non un’accusa penale. E proprio per questo non bisogna confondere il piano giudiziario con quello politico e gestionale. La richiesta di archiviazione non cancella il fatto che oltre mezzo milione di euro sia stato sottratto dalle casse di una società pubblica. E quei soldi non sono né del presidente, né del consiglio di amministrazione, né di un partito: sono soldi pubblici, sono soldi dei modenesi. La magistratura ha il compito di accertare eventuali responsabilità penali. Alla politica spetta invece interrogarsi sulla gestione delle risorse pubbliche, sull’efficacia dei controlli e sulle responsabilità politiche di chi amministrava quell’ente. Per questo la vicenda non può considerarsi chiusa sul piano politico con una richiesta di archiviazione. Il tema che poniamo è semplice – conclude il senatore – : come è stato possibile che oltre mezzo milione di euro dei modenesi sparisse dalle casse di aMo e chi aveva la responsabilità politica e gestionale di garantire che questo non accadesse?».

Partito democratico

«Come Partito Democratico vogliamo esprimere la nostra soddisfazione rispetto alla richiesta di archiviazione nei confronti dell’ex Amministratore Unico Stefano Reggianini per non aver commesso nessun reato». Lo ha dichiarato il segretario cittadino del Partito Democratico Diego Lenzini sulla richiesta di archiviazione avanzata dal Pubblico Ministero in merito alle indagini che hanno riguardato gli ammanchi dalle casse dell’Agenzia per la Mobilità di Modena (Amo). «In attesa del pronunciamento definitivo da parte del gip, ci teniamo a ricordare che su tale vicenda abbiamo sempre chiesto che fosse fatta piena chiarezza da parte della magistratura e delle autorità competenti, senza nasconderci né scaricando le responsabilità - prosegue il segretario cittadino - nel pieno rispetto delle istituzioni, fiduciosi tuttavia del fatto che Stefano è una persona per bene e ne sarebbe uscito pulito. Dopo essere stati sottoposti in questi mesi ad accuse di ogni tipo, alcune delle quali pesantissime, e ora possiamo dire infondate - attacca Lenzini - ci sentiamo di consigliare agli esponenti di Fratelli d’Italia di preparare un comunicato ufficiale di scuse nei confronti di Stefano Reggianini, colpito anche sul personale con attacchi di basso livello, che sono la cifra di una politica che non ci appartiene. Fratelli d’Italia invece, anziché prendere atto dell’esito delle indagini, mette in discussione il lavoro degli inquirenti e il giudizio del pubblico ministero – evidenzia il segretario dem - continuando a non parlare minimamente di chi è stato rinviato a giudizio per aver sottratto l’intera somma e ad attaccare chi non si è messo in tasca un euro, imputandogli addirittura la responsabilità di somme sottratte quando l’amministratore era un altro. Questa è l'onestà intellettuale della destra. Confidiamo che questo sia solo un primo passo verso la verità e la giustizia – sottolinea - in cui chi ha sottratto soldi pubblici li restituisca fino all’ultimo euro e tutti coloro che non hanno commesso nessun reato vengano pienamente riabilitati». «Questa vicenda dimostra ancora una volta quanto il tempo è galantuomo e sia importante applicare il garantismo sempre e non solo quando fa comodo, lasciando che siano gli organi competenti ad accertare i fatti ed evitando di trasformare le indagini in uno strumento di gogna umana e politica - conclude Lenzini - alla luce della richiesta di archiviazione, riteniamo sia doveroso riconoscere a Stefano la correttezza e il rispetto che gli sono stati negati in questi mesi, attraverso accuse che possono incidere profondamente sulla propria reputazione e sulla propria vita personale», ha concluso Lenzini.

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