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Il progetto

Liberi di pensare, liberi di scrivere: la Gazzetta dà la parola ai detenuti

di Giovanni Gualmini
Liberi di pensare, liberi di scrivere: la Gazzetta dà la parola ai detenuti

Domani con il giornale il primo numero dell’inserto speciale “Zona Franco” con gli articoli scritti dai reclusi della Casa di Lavoro di Castelfranco Emilia

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MODENA. Parlare di carcere forse non conviene. Si dirà: a chi possono interessare pensieri e parole di chi ha ferito, rubato, truffato? Cosa importa della loro pena, che non potrà mai cancellare il danno e la sofferenza inflitta alle vittime? Disgraziati che hanno violato le case e la vita altrui, privati della libertà di cui hanno abusato.

Il progetto

A noi interessa e lo facciamo perché le parole dei detenuti e degli internati meritano di essere ascoltata: provengono da un angolo scomodo, che comunque fa parte del nostro mondo e non può essere ignorato. Possiamo così dare un corpo a chi è condannato all’invisibilità, una voce a chi nessuno sembra prestare attenzione. Non c’è, ovviamente, indulgenza verso chi sta scontando una pena. Il motivo della scelta è semplice: la conoscenza porta alla consapevolezza e su questa deve basarsi ogni discussione, da quella estrema della decarcerizzazione della società, a quella grossolana, ma diffusa, del “chiudiamo la cella e buttiamo la chiave”.

Universo carcere

Del carcere sappiamo l’esistenza e poco più, eccetto i fatti di cronaca: i suicidi, le rivolte, i topi e gli scarafaggi, il sovraffollamento, le aggressioni, la carenza di adeguato personale di sorveglianza, i problemi sanitari, il disagio mentale che porta all’autolesionismo… Se "Il grado di civiltà di un Paese si misura dalle sue carceri", se la Costituzione fissa come obiettivo la funzione rieducativa della pena (articolo 27: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”) , c’è ancora molta strada da fare. La detenzione è spesso “scuola del crimine” e fatica, nella scarsità di risorse, di attività formative e di opportunità lavorative, a raggiungere lo scopo. E infatti, la recidiva resta altissima. Per questo faremo parlare chi le strutture detentive le abita: sono loro che un giorno torneranno cittadini, vicini di casa, colleghi di lavoro, passanti. Oggi rischiano di essere fantasmi. Ecco perché daremo spazio ai detenuti di una struttura, la Casa di Lavoro di Castelfranco, che ha dato valore alla loro libertà di pensare e di scrivere. Da domani pubblicheremo, in un inserto, gli articoli della rivista carceraria ZonaFranco, nata e cresciuta grazie al lavoro prezioso dei volontari.

Gli articoli

Negli articoli non c’è autocommiserazione. Descrivono il loro stato in modo preciso e concreto, senza finzioni né maschere. Raccontano storie e situazioni, scrivono anche poesie e canzoni. Voci non scontate, che provengono dall’ultimo dei posti, dove il tempo scorre più lento e lo spazio ha confini precisi, le sbarre alle finestre. Ma anche in questo “non luogo” si può scoprire umanità e profondità. Il risultato ha esiti interessanti, a volte sorprendenti. Gli internati hanno uno sguardo che non indugia sul passato e sugli errori commessi, ma che guarda al presente e al futuro per rimettere insieme pezzi e ricostruire esistenze interrotte e relazioni. È vero: per qualcuno sarà tempo e spazio sprecato. Per la Gazzetta è un modo di raccontare un pezzo sconosciuto di territorio, il carcere e chi lo abita: la Casa di reclusione e lavoro di Castelfranco Emilia, via Forte Urbano 1.

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