Quanto sei felice e sicuro? Le domande dell’Istat a 2.800 famiglie modenesi
Partito il censimento: ecco come funziona e i punti più curiosi
MODENA. C’è qualcuno su cui possiamo contare nel momento del bisogno? Siamo soddisfatti della nostra vita? E se volessimo dare un voto da zero a dieci a questo livello di soddisfazione, quale sarebbe? Non è il nostro psicologo a porci queste domande. Almeno non solo, in questi giorni. Da lunedì infatti ha preso il via l’ottava edizione del Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni dell’Istat che a Modena coinvolgerà 2800 famiglie delle circa 85mila residenti nel Comune.
Rispondere al questionario, se si rientra nel campione selezionato, è obbligatorio. Le domande? Puntano ad approfondire la composizione del nucleo familiare, il tipo di lavoro, le dimensioni dell’abitazione; se l’abitazione è di proprietà oppure no, se si ha a disposizione un’auto e, per questa, un posto riservato che sia un garage o un parcheggio in cortile. Ma mettendo da parte le domande più classiche, l’elenco ne include anche alcune decisamente più particolari.
Come funziona
Dal 2018, l'Istat rileva, con cadenza annuale e non più decennale, le principali caratteristiche della popolazione dimorante abitualmente sul territorio e le sue condizioni sociali ed economiche a livello nazionale, regionale e locale. «Il Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni – si legge nell’introduzione al questionario - non coinvolge tutte le famiglie italiane, ma ogni anno un campione di esse: nel 2026 saranno circa 1 milione di famiglie residenti in 2.529 comuni».
Il questionario deve essere compilato dalla persona di riferimento, cioè dalla persona cui è stata inviata la lettera dell’Istat o, se ciò non fosse possibile, da un’altra persona della famiglia o da una persona di fiducia. I primi risultati del censimento 2026 saranno diffusi dall'Istat nel dicembre 2027.
A Modena
Il censimento 2026 si articola in due distinte fasi operative: fino al 6 dicembre 2026, le 2.800 famiglie campione sono chiamate a compilare e trasmettere autonomamente il questionario censuario secondo le modalità indicate da Istat; dal 12 novembre al 23 dicembre 2026, prenderà avvio invece la fase di recupero delle mancate risposte, finalizzata a supportare e contattare le famiglie che non abbiano ancora provveduto alla compilazione del questionario, al fine di garantire la completezza e la qualità dei dati raccolti. I rilevatori che entreranno in servizio in questa seconda fase saranno riconoscibili tramite cartellino identificativo con fotografia.
Le domande
Il questionario, che arriva già con alcune informazioni anagrafiche precompilate, si compone di una sezione sull'abitazione e di una scheda individuale per ciascun componente della famiglia. E alcune domande possono sorprendere. Si parte dalla casa. L’Istat vuole sapere se l’abitazione è di proprietà, in affitto o occupata con un altro titolo, ma anche quanti metri quadrati misura. Non conta tutto: vanno esclusi balconi, terrazze, cantine, soffitte e garage. Si chiede poi quante sono le stanze. Il questionario entra anche nei dettagli dell’edificio. Viene chiesto quando è stato costruito, a quale piano si trova l’abitazione e quanti piani ci sono sopra il livello del terreno. E per l’ascensore bisogna indicare anche se è accessibile alle persone con ridotta mobilità.
Poi arrivano le automobili. Quante ne possiede la famiglia? E dove vengono parcheggiate? Il censimento distingue tra garage, posto coperto e posto scoperto riservato. A cosa può servire questo dato? Messo insieme a migliaia di altre risposte, per esempio, permette all’Istat di descrivere anche le abitudini di mobilità dei territori. C’è anche un capitolo dedicato al lavoro, al tipo di contratto e anche al tragitto che tutti i giorni si compie per arrivare alla sede.
Non solo dati “freddi”
La parte forse più curiosa è però quella che esce dai numeri strettamente anagrafici. Una domanda chiede agli intervistati se la zona in cui vivono presenta un rischio di criminalità, con risposte che vanno da “molto” a “per niente”. Un’altra domanda misura invece la sicurezza percepita quando si cammina da soli per strada al buio.
E c’è un altro indicatore che racconta una dimensione ancora più personale. Alle persone dai 14 anni in su viene chiesto quanto siano soddisfatte della propria vita nel complesso, assegnando un voto da zero a dieci.
Tra le domande c’è anche quella sulle persone a cui poter chiedere aiuto. L’Istat vuole sapere se si hanno parenti, amici oppure persone non legate da rapporti di parentela che vivono nelle vicinanze e su cui si può contare in caso di bisogno. Un modo che permette di misurare la rete di relazioni della popolazione.
Insomma, non “freddi” dati. L’Istat sta cercando di misurare quanto ci sentiamo sicuri, felici, soli e come ogni giorno viviamo le nostre città.
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