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Il lutto

L’addio a Guido, aveva 101 anni. Tra i testimoni di Villa Martuzzi

di Filippo Trenti
L’addio a Guido, aveva 101 anni. Tra i testimoni di Villa Martuzzi

A ricordarlo con commozione è il figlio Daniele

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GUIGLIA. Una vita tranquilla nella sua Rocchetta, il ruolo di direttore delle Poste di Guiglia ma, nel cuore, il ricordo indelebile di quell’inverno del 1944. A 101 anni è scomparso Guido Cabri, uno degli ultimi testimoni della strage di Villa Martuzzi di Vignola.

Il racconto

A ricordarlo è stato il figlio Daniele che, con commozione, ha raccontato i giorni di prigionia vissuti dal padre. «Soltanto negli ultimi anni mi ha rivelato i dettagli più strazianti, le urla e le molestie a cui ha assistito. Lui e i suoi amici vennero chiamati alle armi dalla Repubblica di Salò, ma preferirono fuggire piuttosto che combattere fianco a fianco con i nazisti. Mio padre si rifugiò dalla sorella a Pieve di Trebbio, ma venne a sapere che era in corso un rastrellamento da parte dei tedeschi. Per non mettere a repentaglio anche la sorella e la sua famiglia, preferì tornare a casa, attraversando i boschi nella speranza di non essere scoperto. Aveva quasi raggiunto la meta quando fu avvistato da un soldato di vedetta sulla cima del campanile. Il candore della neve rese più facile ai tedeschi individuarlo e non lo aiutò nemmeno nella fuga, perché le sue impronte erano ben visibili. Una volta catturato, venne imprigionato nella chiesa di Rocchetta».

Il ricordo

Insieme a Guido Cabri, anche diversi altri paesani erano stati imprigionati . La canonica venne adibita a luogo di tortura. «Mio padre venne picchiato a sangue e portò per sempre i segni di quel giorno – prosegue il figlio - Dovette intervenire sua sorella, che di professione faceva l’insegnante di tedesco, ma che all’epoca lavorava come interprete per i nazisti. Riuscì a ottenere la liberazione di alcuni prigionieri, ma non poté fare nulla per salvare il fratello, che venne trasferito a Campiglio». Guido giunse a Villa Martuzzi il 21 dicembre 1944 e ne uscì tre giorni dopo, alla vigilia di Natale, grazie a un nuovo intervento della sorella. Molti di coloro che avevano condiviso con lui quella prigionia, però, non fecero mai ritorno. «Ricordava le urla strazianti delle donne uccise. Lui stesso fu nuovamente torturato. I nazisti speravano che confessasse di essere un partigiano, ma col tempo capirono che non era coinvolto nella Resistenza e lo liberarono. Ricordava anche un particolare: un compagno che, durante una delle notti trascorse nella vicina Villa Santi, gli raccontò di non avere più alcuna possibilità di salvarsi». I superstiti vennero abbandonati a Vignola. Degli altri prigionieri, rimasti a Campiglio nelle mani dei nazisti, non si seppe più nulla fino al 1945, quando un bombardamento americano riportò alla luce i corpi sepolti nel giardino di Villa Martuzzi.

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