Nuovo ospedale, la rabbia dei medici. «L’abbiamo saputo dai giornali...»
Il sindacato Anaao: «Senza coinvolgimento il personale continuerà ad andarsene»
MODENA. Dicono di averlo letto sui giornali, «e il fatto è proprio quello, perché per una scelta organizzativa di forte impatto per la sanità locale i medici vorrebbero essere coinvolti». Perché la notizia della profonda riorganizzazione del sistema degli ospedali modenesi, annunciata ieri dal sindaco e presidente della Conferenza socio-sanitaria Massimo Mezzetti con un’intervista alla Gazzetta, ha provocato una serie di reazioni che vanno dal mondo della sanità a quello politico. Una rivoluzione che prevede la realizzazione, in 10-12 anni, di un nuovo grande ospedale che comprenderà gli attuali spazi di Baggiovara, ampliati però oltre la linea ferroviaria, per un intervento da 550 milioni, mentre il Policlinico resterà come ospedale per la media intensità di cura e l’area materno-infantile.
L'intervento
Una rivoluzione che ieri è stata commentata dall’Anaao Assomed, il principale sindacato dei medici e dirigenti sanitari, che ha affrontato diversi punti centrali della sanità modenese. «Noi diremmo volentieri cosa pensiamo di questo importante percorso di riorganizzazione - commenta il segretario del sindacato Giampaolo Papi - ma il fatto è che... non lo conosciamo, e quello che sappiamo lo abbiamo letto sui giornali, quindi è difficile esprimere un’opinione nel merito. Insomma: ad oggi i medici e i clinici non sono stati coinvolti nel merito delle decisioni. Quello che auspichiamo, quindi, è una maggiore integrazione, una collaborazione che coinvolga chi tutti i giorni cura e gestisce i pazienti, trovandosi a dover spiegare loro che le liste d’attesa sono lunghe e che bisogna aspettare. Del resto, questo è uno dei tanti motivi per cui i medici, anche modenesi, se ne vanno: perché manca condivisione con chi porta avanti il sistema sanitario».
Proprio a questo proposito, ieri Anaao Assomed ha presentato un’indagine sul grado di soddisfazione dei medici e dei sanitari modenesi. «Premesso che a livello regionale le dimissioni volontarie dei medici in Emilia Romagna sono passate dalle 107 del 2015 (l’1,3%) alle 304 del 2025 (il 3,2%), abbiamo deciso di promuovere un sondaggio tra i nostri iscritti».
L'indagine
Ebbene, partendo dal livello di soddisfazione delle condizioni di lavoro, il 59% degli intervistati si dichiara insoddisfatto, mentre per quanto riguarda le cause, al primo posto (65% dei medici e sanitari intervistati) ci sono i carichi e ritmi di lavoro eccessivi, mentre per il 40% l’organizzazione del lavoro dovrebbe migliorare. Per un medico su tre (33%) la retribuzione è inadeguata, mentre per la stessa percentuale ci sono problemi di conciliazione vita-lavoro. «Il problema principale emerso non riguarda i guadagni - riprende Papi - ma la necessità di lavorare meglio e avere spazio per la propria vita personale e per la famiglia». Molto significative le risposte a un’altra domanda: “Se oggi dovesse ricevere un’offerta da un’altra azienda sanitaria pubblica, con lo stesso stipendio e la stessa posizione, accetterebbe?”. «Ebbene - riprende il segretario Anaao - più di metà dei medici e sanitari intervistati accetterebbe, con un 26% di “certamente sì” e un 33% di “probabilmente sì”. Si tratta di un dato molto significativo che rilancia un tema di fondo: se i medici non vengono coinvolti nelle scelte importanti per la sanità provinciale, poi non sono soddisfatti». Nel dettaglio, il motivo principale che porterebbe gli intervistati a cambiare azienda è quello di una miglior conciliazione vita-lavoro (28%): «I colleghi medici chiedono di poter lavorare bene - ribadisce Papi - e questo aspetto è più importante di retribuzione e prospettive di carriera».
«La questione - aggiunge Nicola Sforza, segretario aziendale Anaao per l’Azienda Ospedaliero-Universitaria - è che oggi c’è una notevole disaffezione. Penso alla chirurgia, per la quale il trend dice che entro 5 anni mancheranno 1500 chirurghi. Perché? Per prima cosa, oggi i giovani non si iscrivono a Chirurgia, ma c’è anche una profonda convinzione che i medici subiscano le decisioni verticali senza poter intervenire, e la riorganizzazione annunciata ieri, con lo spostamento di diverse attività dal Policlinico a Baggiovara, conferma queste preoccupazioni».
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