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Terranova alza il sipario sul cuore dello shopping

di Ginevramaria Bianchi
Terranova alza il sipario sul cuore dello shopping

Dopo quattro anni di attesa e mesi di lavori al Collegio, sabato il debutto. Maxi store da 1.700 metri quadrati con 28 addetti e grandi ambizion

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MODENA. Per mesi i modenesi li hanno visti nascondere il portico del Collegio dietro una distesa di ponteggi. Un cantiere lungo, sotto gli occhi di una città che a quello spazio è affezionata e che da luglio sapeva già quale insegna avrebbe trovato alla fine dei lavori: Terranova. Adesso ci siamo. Sabato, alle 10, è in programma il taglio del nastro del nuovo negozio, destinato «a diventare uno dei punti vendita più importanti della catena». Ma se per Modena l'attesa è durata qualche mese, per il Gruppo Teddy il percorso è cominciato molto prima. «Ci abbiamo messo quattro anni ad arrivare in città, è stato un lungo corteggiamento», racconta Matteo Lessi, direttore comunicazione del gruppo riminese, in un’intervista esclusiva alla Gazzetta. Che qui arriva con uno store da 1.700 metri quadrati, una nuova squadra e «l'ambizione di conquistare un posto nel cuore commerciale della città».

Lessi, perché Modena?

«Era una delle città italiane in cui desideravamo di più essere. Modena è bellissima e siamo convinti che il nostro brand possa essere apprezzato. Quella in cui sarà il nostro store, poi, è una location di primo piano. Fin da subito c’è stata sintonia tra noi e la Fondazione San Carlo. Personalmente, mi fa piacere sapere che il canone di affitto che pagheremo contribuirà a sostenere una realtà che fa tanto per la città: è qualcosa che sentiamo vicino al nostro modo di fare impresa. Abbiamo lavorato a questo progetto per quattro anni. Alla fine, ce l'abbiamo fatta». Quattro anni significa che avevate adocchiato il locale quando ancora c’era la Benetton

«Posso dire è che è stato un lunghissimo corteggiamento».

Che cosa troveranno i clienti sabato una volta varcata la soglia?

«Volevamo fare il negozio più bello possibile, e direi che ci siamo riusciti. Con 1.700 metri quadrati, questo sarà uno dei punti vendita più importanti della nostra catena. Abbiamo destinato circa 700 metri quadrati alla donna, 330 all'uomo, 180 al bambino e alla bambina e 90 all'intimo».

Che ne è stato dei dipendenti di Benetton?

«Abbiamo assunto 25 persone nuove, alle quali si aggiungono tre lavoratori provenienti dal precedente punto vendita, a cui abbiamo affidato, peraltro, figure di rilievo. In totale parliamo quindi di 28 persone. Il passaggio ha riguardato ovviamente chi era interessato e disponibile tra gli ex dipendenti».

Teddy è un gruppo internazionale, ma con radici riminesi. Quanto conta questa storia?

«Conta moltissimo. Siamo un'azienda italiana, di proprietà al 100% della famiglia fondatrice. Tutto è partito da un piccolo negozio a Riccione e da lì è cresciuta una realtà internazionale che oggi si avvicina ai mille punti vendita con tutti i suoi brand. Speriamo che i modenesi possano apprezzare questa storia di imprenditoria completamente italiana».

Una domanda inevitabile: perché Terranova dovrebbe funzionare dove Benetton non è riuscito a restare?

«Non spetta a me spiegare perché Benetton abbia lasciato. Posso dire che cosa pensiamo possa fare la differenza per noi. Innanzitutto, alle spalle abbiamo un'azienda solida, che cresce in modo sostenibile. Poi c'è il prodotto: ci muoviamo in un segmento molto competitivo, ma con una nostra identità, quella di un casual aggiornato che sappiamo interpretare bene. Infine, c'è il modo di gestire il negozio e le persone. Quando si entra in un nostro punto vendita, vogliamo che ci si senta un po' come a casa propria. Provare per credere».

E adesso la prova passa ai modenesi. Che cosa vi aspettate dal giorno dell'apertura?

«Siamo curiosi di capire come ci accoglierà la città. Troverete uno staff che ha voglia di farsi conoscere e apprezzare. Ci auguriamo che sabato ci sia tanta gente, ma soprattutto che i modenesi continuino a tornare anche nei giorni successivi. Perché l'inaugurazione è un punto di partenza: il rapporto con una città, invece, si costruisce nel tempo».

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