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Il caso

Crede di comprare una Ferrari Dino, ma è una truffa e perde 18mila euro

di Filippo Trenti
Crede di comprare una Ferrari Dino, ma è una truffa e perde 18mila euro

Il sogno di un danese si è trasformato in un incubo giudiziario: gli inquirenti hanno accertato che soggetti stranieri avevano utilizzato l’identità di un imprenditore

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Maranello C’è uno dei gioielli del Cavallino Rampante al centro di questa curiosa vicenda giudiziaria: un cittadino danese era convinto di aver acquistato una Ferrari Dino 246 GTS del 1973 da un imprenditore senese, per poi scoprire, dopo aver versato l’acconto, di essere stato vittima di una truffa. Con la denuncia è però emerso un particolare inatteso: il toscano, precedente proprietario della vettura, aveva a sua volta subito un furto d’identità. Il sogno di possedere una Ferrari d’epoca si è così trasformato in un incubo giudiziario, con due vittime coinvolte nello stesso raggiro. A riportare la vicenda è stato Il Corriere della Sera.

L’auto dei sogni

Tutto ebbe inizio tre anni fa, quando il cittadino danese, consultando un sito dedicato alla compravendita di auto di lusso, si innamorò di questo modello della casa di Maranello. Le trattative si conclusero nel giugno 2023, quando le due parti raggiunsero un accordo: 400mila euro complessivi, di cui 18mila versati immediatamente come acconto per assicurarsi il gioiello automobilistico, una Dino 246 GTS immatricolata in Italia nel 1973.
Il sogno dell’acquirente sembrava essersi realizzato: tutti i documenti apparivano in regola, compreso il passaporto del venditore, un imprenditore senese. Restavano soltanto da definire gli ultimi dettagli prima della firma e dell’organizzazione della consegna della vettura.
Al versamento dell’acconto seguì l’invio delle fotografie del libretto di circolazione e del foglio complementare dell’auto.

Il venditore scompare

Fu a quel punto che il comportamento del sedicente venditore cambiò radicalmente. Dopo alcune email per definire le modalità di pagamento e di ritiro della Ferrari Dino, l’uomo divenne improvvisamente irreperibile. Resosi conto del raggiro, il cittadino danese presentò denuncia e avviò un’azione civile nei confronti dell’imprenditore senese, convinto di avergli versato l’acconto di 18mila euro. La vicenda portò però alla luce un ulteriore elemento: alcuni anni prima, l’imprenditore toscano aveva effettivamente venduto la propria Ferrari a un cittadino belga attraverso lo stesso sito web, per poi trasferirsi in Romania, dove risiede tuttora.
L’uomo era dunque completamente all’oscuro della nuova trattativa e non aveva avuto alcun ruolo nella vendita contestata dal cittadino danese.

Le indagini

Gli inquirenti hanno quindi accertato che l’identità dell’imprenditore era stata utilizzata illecitamente da soggetti stranieri, che proponevano la vettura in vendita in diversi Paesi europei attraverso un meccanismo fraudolento finalizzato a incassare acconti e caparre da acquirenti in buona fede. A quel punto, il cittadino danese ha rinunciato alla causa civile per il risarcimento e il giudice Alessandro Feliziani del Tribunale di Siena ha dichiarato concluso il procedimento.
 

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