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Sebastian, 26enne di Pavullo, diventa diacono: «Voglio essere sacerdote»

di Daniele Montanari
Sebastian, 26enne di Pavullo, diventa diacono: «Voglio essere sacerdote»

Monteleone sarà ordinato dal vescovo Erio Castellucci: «Primo passo per realizzare il mio sogno, nato da quando avevo 11 anni»

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PAVULLO. In tempi in cui si parla tanto di crisi di vocazioni, un ragazzo che entra nel clero con l’obiettivo di diventare sacerdote, è una notizia. Soprattutto se la sua è una vocazione che l’ha portato già a 19 anni, subito dopo la maturità, a entrare in seminario. È la storia di Sebastian Monteleone, oggi 26enne, nato e cresciuto a Pavullo, a Sant’Antonio in particolare, che domani, sabato 24 ottobre, alle 20.30 nell’abbazia di Nonantola verrà ordinato diacono dal vescovo Erio Castellucci. È un passo decisivo verso il sacerdozio, mèta della formazione iniziale, che potrebbe arrivare già nel 2027.

L’intervista

Com’è iniziato tutto?

«Avevo 11 o 12 anni, ero alle medie. Allora era parroco di Sant’Antonio don Giuseppe Reggiani, che ora vive nella Casa del Clero. Una volta mi disse: “Ma perché non vieni ad aiutarmi a servire messa? Io ormai sono anziano e faccio fatica...”. Poi una signora che faceva catechismo, Silvia Torelli, mi chiese se potevo darle una mano. Queste furono le due cose che mi tennero legato alla parrocchia, anche dopo la Cresima. E poi accadde che il nuovo parroco, don Emilio Bernardoni, mi chiese se potevo accompagnarlo nelle visite agli anziani e alle persone sole. Mi piaceva molto stare loro vicino, ascoltarle e cercare di portare una parola di conforto. Così come mi piaceva stare all’altare e tra i ragazzi del catechismo. E cominciò a farsi strada in me il desiderio di fare queste cose non solo nel tempo libero, ma sempre. Come fa un sacerdote».

E poi?

«Ho continuato a nutrire questo desiderio negli anni in cui facevo le superiori a Modena, al Guarini. Finché, dopo la maturità, a settembre ho detto a casa che volevo entrare in seminario. Avevo bisogno di un periodo di discernimento, per capire se le mie erano fantasie o se ci poteva essere un fondamento di autenticità riconosciuto anche dalla Chiesa».

A casa come l’hanno presa?

«All’inizio non benissimo, penso per due motivi. Perché a 19 anni lasciavo casa, e dispiaceva, soprattutto a mia mamma. Poi per via di alcuni pregiudizi legati al mondo ecclesiale. Ma non mi hanno ostacolato. Con il tempo, hanno imparato a condividere la mia scelta, accompagnandomi lungo il percorso. E oggi credo siano molto felici della mia ordinazione, sanno che è un passo per coronare il mio desiderio di diventare sacerdote».

Perché è il desiderio di così pochi ragazzi, oggi?

«C’è senz’altro una crisi, non tanto di sacerdoti secondo me, ma di persone che vivono quotidianamente la loro fede, cioè in modo decisivo nelle loro scelte di vita. Ma per me la questione centrale sta nel fatto che non ci ascoltiamo più, non facciamo silenzio dentro di noi. Io ho sempre avuto un carattere un po’ riflessivo, introverso. Da ragazzino riflettevo molto su ciò che facevo, mi importava capire se mi procurava gioia, se produceva frutti buoni nella mia vita. Era fondamentale per me».

Troppe distrazioni oggi?

«L’iperstimolazione che sperimentiamo oggi è senz’altro una delle cause principali che impediscono questo ascolto profondo di se stessi e degli altri. Penso ai social, ma non solo a quelli: anche a tutti gli impegni che oggi un ragazzino si prende, oltre alla scuola. È sempre di corsa, e forse gli resta poco tempo per ascoltarsi. Papa Leone, anche di recente a Madrid e Parigi, ha raccomandato ai giovani di trovare il tempo di ritirarsi, di stare in silenzio, di riflettere sulla propria vita. Se si fanno mille cose, o se ci si lascia stimolare da mille cose, si finisce per frammentarsi. Seguire la propria vocazione significa invece trovare unità nel piano che Dio ha concepito per noi, che vuole proporci. E se si è frammentati – nella mente e nel cuore – non si trova l’unità».

Cosa farai dopo essere diventato diacono?

«Continuerò a prestare servizio nella parrocchia di Sant’Agata, a Cibeno, e ad andare in seminario per conseguire il Baccalaureato in Teologia. Ma lo farò con un impegno ancora più profondo nella carità, nell’ascolto e nel servizio ai fratelli. Non divento diacono per me stesso, ma per la Chiesa e la comunità. Per questo spero di condividere domani con tanti amici la gioia di questo momento». l

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