«Felici di aver ricreato all’Acquabuona una bottega come quelle di un tempo»
Giada Zanarini a due anni dalla riapertura della storica realtà di Pavullo: «Qui la tradizione, nei piatti e nel vivere»
PAVULLO. Oggi, sabato 24 ottobre, festeggia i due anni di riapertura la Bottega dell’Acquabuona di Pavullo, tra le più antiche dell’Appennino, con una storia iniziata nel 1929. Una storia che rischiava di finire, perché il proprietario Giuseppe Ferrari non trovava nessuno disposto a raccogliere il testimone, arrivando a chiudere nel giugno 2023.
Realtà di una volta
La serranda è rimasta abbassata per 16 mesi, finché non si è fatta avanti una ragazza del posto, Giada Zanarini, con la sua famiglia (il papà Mauro e la zia Barbara Manfredini), riaccendendo la bottega il 24 ottobre 2024. Si sono presi un bell’impegno: è complesso gestire una realtà così, che garantisce i prodotti “di una volta”, anche da gustare sul momento: pasta e dolci fatti e mano, rosticceria, pane, salumi e formaggi del territorio. Ma due anni dopo, quando ormai si può trarre un primo bilancio dell’esperienza, Giada, 29 anni, assicura che ne è valsa e ne vale assolutamente la pena.
Due anni dopo
«Il bilancio è senz’altro positivo – sottolinea Giada – si lavora tanto, soprattutto nei weekend e negli altri giorni festivi, ci sono i sacrifici certo, ma sono molto contenta e orgogliosa di quello che abbiamo creato. Lo rifarei assolutamente».
«Intanto – spiega – c’è la soddisfazione di continuare a portare sulla tavola i prodotti della tradizione, di un passato che ha ancora tanto da dire. Prodotti declinati anche a seconda delle stagioni, cercando di offrire sempre qualcosa in più. Adesso in autunno, ad esempio, proponiamo le frittelle di castagne, il castagnaccio e gli scarpaccioli fatti seguendo la ricetta della nonna.
L’altra soddisfazione è quella della clientela affezionata che si è formata: persone che vengono anche da lontano per i nostri prodotti, ma anche per stare qui un attimo a parlare come si faceva una volta nelle botteghe: della propria vita, di quello che succede... Come è ben difficile fare al supermercato. Ecco, l’aver creato un luogo in cui il tempo, per un po’, torna ad essere lento e umano, in cui si fa rete sociale, è forse la soddisfazione maggiore».
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