Quando il cinema accese la città. Modena sognava in bianco e nero
Dal Mignon al Principe, dall'Astra all'Arena: quelle sale che hanno scandito il tempo libero e la memoria collettiva
Modena e il cinema hanno sempre avuto un rapporto molto stretto. Almeno da 120 anni. La prima vera e propria sala cittadina ha aperto infatti proprio il 28 ottobre 1906, era il Salone Margherita di via Campanella. Sorse al posto della Cavallerizza Rangoni, per iniziativa dell’imprenditore Fortunato Debri; di questa sala così riferivano le cronache dell’epoca, in particolare Il Panaro: “La fama già acquistata è pari al merito, perché i locali sono belli, ben illuminati e comodi e gli spettacoli che si succedono di ora in ora attraentissimi. Lo dicono tutte quelle testine sorridenti di fanciulli, e quelle esclamazioni continue di stupore e di ammirazione”.
E ancora “la sala d’ingresso, con accesso alla platea, era vasta e proporzionata e da una parte si accedeva per due scale scomodissime, alla galleria e ai posti distinti; l’arredamento era raffinato, felice la disposizione delle poltroncine, perfetti i macchinari, il personale indossava una semplice ma elegante divisa”.
La storia
Questo cinema rimase in esercizio fino al 1939 ma venne utilizzato fino agli anni Sessanta con altre funzioni. Nello stesso anno in Largo Garibaldi nel Padiglione Roatto (dello stesso Debri) fu possibile godere, anche se in uno spazio provvisorio e solo per qualche mese, di spettacoli cinematografici con una programmazione giornaliera dalle 15 alle 21. Il cinema a Modena era arrivato però praticamente in contemporanea con le proiezioni dei fratelli Lumiere a Parigi, dieci anni prima. La prima ‘esperienza cinematografica’ a Modena si deve infatti all’uso di un Cinetografo che nel 1895 in un locale del centro, all’interno del palazzo Gilly e Cloetta (quello che sorge all’incrocio tra via Farini e via Emilia) consentì di visionare una sequenza di movimenti di soggetti impressi su di un supporto che veniva fatto ruotare ciclicamente ed osservato attraverso una feritoia, ottenendo così la visione dei soggetti in movimento. Lo racconta Gabriella Roganti nel suo libro Appunti per una storia del cinematografo a Modena, edito nel 1990, che ricorda poi come il 3 ottobre del 1896 al Teatro Storchi fu possibile per la prima volta assistere alla proiezione di immagini animate dopo lo spettacolo “grazie al cinematografo, una delle più grandi meraviglie – sottolinea sempre il quotidiano Il Panaro - di questa fine secolo”.
Fortunato Debri con la costituzione della società Debri-Degli Esposti-Frascaroli, che nel tempo arrivò a gestire 4 sale e le proiezioni allo Storchi, è il vero pioniere modenese della settima arte. In poco tempo, la Belle Epoque (e l’avvento della luce elettrica) portò all’apertura di molte sale cinematografiche in centro: Savoia, Bios-Pathè, Moderno; l’Excelsior, poi Mignon (che cambiò nome nel 1966 in Capitol), il Vittorio Emanuele (che divenne il Metropol ed era in origine la seicentesca chiesa di S.Carlino Rotondo), lo Splendor, l’Orientale che divenne prima Marconi e poi Embassy e poi ancora il Tersicore che dal 1954 si chiamò Olympia.
Le altre sale
E ancora il Cavour, il Principe, l’Odeon, lo Scala poi Nuovo Scala, l’Ambra a Palazzo Solmi (ex Edison e Vittoria) e nel dopoguerra il Tof, l’Astra, l’Arena, l’Adriano, il Domus, il Settebello (oggi Filmstudio 7 B)… e poi, più recentemente, la Sala Truffaut, il Raffaello, il Victoria. Nomi di sale oggi ancora attive, oppure chiuse perché hanno trovato nei decenni una nuova destinazione (parcheggi, sale universitarie, aule giudiziarie, negozi…). Oppure abbandonate, come il liberty Nuovo Scala, datato 1912. D’estate i modenesi nel dopoguerra andavano invece al cinema Italia o all’Ariston o all’Estivo, o magari all’Edera di via Archirola.
C’erano poi le sale parrocchiali o quelle delle Case del Popolo. La nostra città del resto, con le sole sale di pubblico esercizio – che dal dopoguerra erano state via via progettate quasi tutte da Vinicio Vecchi – “ha detenuto di fatto ininterrottamente dagli anni Cinquanta alla fine degli anni Sessanta il primato italiano per il maggior numero di sale per abitanti e per il maggior numero di biglietti staccati” si può leggere in una biografia professionale dell’architetto modenese contenuta nella tesi di dottorato di ricerca del 2014 di Giovanni La Porta (Università di Udine). E dopo la rinascita dell’Arena, lo speriamo scampato pericolo per l’Astra e l’attesa per la riapertura del Principe nel 2027 chissà che ci riserverà il prossimo futuro…
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