La scienziata Greison davanti a oltre 500 studenti: «Il talento non ha genere»
Al teatro Storchi l’evento sulle discipline “Stem” organizzato dal Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Emilia insieme a Smart Life Festival e con la collaborazione della Gazzetta di Modena
MODENA. Il futuro della scienza, della tecnologia e dell’industria passa anche dalla capacità di valorizzare il talento femminile, abbattere pregiudizi e incoraggiare sempre più ragazze a intraprendere percorsi scientifici e tecnologici. È questo il filo conduttore di “Stem – Il talento non ha genere. Percorsi per l’industria del domani”, l’evento del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Emilia insieme a Smart Life Festival e con la collaborazione di Gazzetta di Modena, che ha promosso una mattinata dedicata alle studentesse e agli studenti delle scuole superiori dell’Emilia-Romagna, con l’obiettivo di avvicinarli alle discipline “Stem”.
Oltre 500 studenti e l’appello a superare i pregiudizi
Più di 500 alunni degli istituti modenesi hanno partecipato all’evento, aperto dai saluti istituzionali del sindaco Massimo Mezzetti: «Non fatevi mai imporre le scelte dagli altri e non lasciatevi condizionare dalle paure di chi vi dice “non sei portata”, “non fa per te”. Nelle materie Stem, secondo i dati dell’Università, le donne rappresentano il 37% degli studenti. È inaccettabile».
Sulla disparità di genere nel mondo del lavoro si è soffermato anche Marco Moscatti, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Emilia: «La retribuzione delle laureate donne è in media di 290 euro netti al mese inferiore rispetto a quella dei laureati uomini. Uno degli aspetti che vorrei sottolineare è che le lauree Stem permettono mediamente di ottenere retribuzioni molto più elevate rispetto ad altri percorsi universitari. Questo non risolve il problema da solo, ma rappresenta un’opportunità che purtroppo molte ragazze, in Italia e altrove, non colgono. Non siamo qui per convincervi a diventare tutte ingegnere o chimiche. Vorremmo però assicurarci che nessuna di voi rinunci a questa opportunità per un pregiudizio, senza averla neanche presa in considerazione».
Cucchiara: «Non fate le vostre scelte in base al genere»
Anche quello della rettrice dell’Università di Modena e Reggio Emilia Rita Cucchiara è stato molto più di un semplice saluto istituzionale: «Io ho avuto la fortuna di poter scegliere questo percorso quando mi sono laureata e, all'epoca, le donne erano pochissime. Oggi, per fortuna, la situazione è diversa e dipende molto dal corso di studio: in alcuni le studentesse rappresentano un quarto, in altri un quinto, a volte anche un terzo degli iscritti. Ne parliamo perché il discorso sulle donne non è finito: la violenza contro le donne esiste ancora, lo sapete, e i femminicidi continuano a verificarsi. Nel mondo della scienza, però, le capacità non dipendono dal genere. Voglio raccontarlo ai ragazzi e alle ragazze: non fate le vostre scelte in base al genere».
Presente, con un videomessaggio, anche Sonia Bonfiglioli, presidente di Confindustria Emilia: «Credo che chiunque voglia svolgere un ruolo di riferimento nell'economia, nella politica e nell'evoluzione tecnologica debba partire da questo background: una base solida, che fornisce le competenze necessarie oggi, ma che deve anche costruire l'attitudine a continuare a formarsi».
Greison e le donne dimenticate della scienza
Prima della tavola rotonda, a cui hanno preso parte sei professioniste del settore tecnologico e scientifico, è andato in scena l’attesissimo intervento di Gabriella Greison. Fisica, scrittrice, divulgatrice scientifica, narratrice di meccanica quantistica e sistemi complessi, Greison ha dedicato una parte importante del suo lavoro a restituire voce e visibilità alle protagoniste della scienza, dimostrando che raccontare la fisica significa anche raccontare persone, passioni, scelte e libertà: «La fotografia più famosa della storia della fisica, scattata a Bruxelles nel 1927 durante il congresso Solvay, ritrae 29 persone, 17 delle quali sarebbero diventate premi Nobel. Ci sono Einstein, Schrödinger, Pauli, Heisenberg, Planck e una sola donna: Marie Curie, già vincitrice di due Nobel in discipline diverse. Non è la quota rosa, ma una delle più brave di tutti. Eppure, tante altre scienziate sono state escluse o dimenticate. Come Lise Meitner e Rosalind Franklin, mentre Émilie du Châtelet è ricordata soprattutto come amante di Voltaire. Anche Oppenheimer di Nolan racconta la scienza da un punto di vista maschile, relegando le donne ai margini. Così una ragazza può chiedersi: “Ma cosa studio a fare fisica? Tanto non farò mai parte di un progetto come il Manhattan”».
Gli stereotipi iniziano da bambine
Secondo Greison, «le conquiste possono perdersi in un attimo e la parità di genere deve essere la normalità. Oggi le donne possono entrare nelle università e nei laboratori, ma il sistema è più sofisticato: “Adesso dimostrateci che ve lo meritate”. Tutto comincia da bambine, quando una ragazza che risponde a una domanda di matematica viene definita diligente, mentre un bambino è considerato portato. Così – aggiunge –, davanti a una difficoltà, lei può pensare di non essere adatta. Eppure la fisica è fatta di tentativi, errori e calcoli rifatti. Gli stereotipi arrivano da genitori, insegnanti e parenti, influenzando le scelte future. Per questo bisogna arrabbiarsi e reagire. Dovete arrabbiarvi, ragazze. Io non vedo abbastanza rabbia di fronte a tutto questo. Voglio che vi arrabbiate per quello che vi sto raccontando. Il futuro della scienza dipende anche da voi: dalla capacità di mettere in discussione gli stereotipi e di costruire un mondo in cui il talento non venga giudicato in base al genere», conclude Greison.
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