Il Mercato Albinelli compie 95 anni: viaggio tra i volti, i profumi e le storie di famiglia
Viaggio dietro ogni banco generazioni di lavoro e tra la passione che guarda al futuro
MODENA. Ci siamo cresciuti tutti, al mercato Albinelli. Da bambini, mano nella mano con i genitori, a imparare da quale signora comprare il pane, a riconoscere il macellaio di fiducia, a scoprire che la spesa è fatta, più che di cibo, di facce, parole e piccoli riti. Non si può pensare al mercato coperto di piazza XX settembre se non come a una culla ai piedi della Ghirlandina, un concentrato di odori, gesti e memoria che racconta la storia culinaria, e non solo, della città. Per questo, a 95 anni dall’inaugurazione, festeggiarlo significa festeggiare anche un pezzo di noi.
95 candeline
E così è stato. Ieri – 28 ottobre -, tra borlenghi fumanti, calici alzati e una torta da oltre 40 chili, il mercato ha spento 95 candeline. Ma la fotografia più bella non era quella della festa: erano le mani dietro i banchi, segnate dal lavoro, e le voci di chi qui ha trascorso una vita intera. Inaugurato il 28 ottobre 1931 per volontà del sindaco Luigi Albinelli, il mercato nacque per dare agli ambulanti un luogo più organizzato rispetto alla vecchia piazza Maggiore (oggi piazza Grande, ndr). E novantacinque anni dopo, la sua anima continua a stare lì: nelle persone.
Il racconto dei commercianti
«Nel 2027 entro nel trentacinquesimo anno – racconta Massimo Bedendo, della panetteria Bedendo –. Lavorare qui significa credere in una struttura come questa. Il mercato è il cuore del centro storico. Qui c’è ancora quel sapore di buono, di originale, di vecchio». Lo sa bene Stefania Balugani, dello stand La Forma. Lei e il marito sono qui da trent’anni; prima di loro, i suoceri hanno lavorato al banco per 41. Adesso comincia anche la figlia, che rappresenterà la terza generazione. «Ci piace il contatto con il pubblico, ci dà tanta soddisfazione. Ci sono persone che vengono dall’estero, fanno regali e portano i nostri sapori nel mondo», dice. Alberto Sirotti, alla Baita da 27 anni, ha visto cambiare anche chi entra a fare la spesa. «Una volta c’erano soprattutto le rezdore, oggi il cliente medio sono famiglie che cercano qualità. Non basta esporre una merce: bisogna saperla raccontare, spiegare come portarla in tavola». Gli dà ragione Marco Vignudini, dello stand Il Civaiolo, che ci dice che nonostante «la sveglia suoni presto e la fatica non manchi, fare questo mestiere è immensamente bello». Lo sa bene Alfredo Alarici, al mercato dal 1981, che di anni ne ha accumulati 46. Tutto quello che ci dice è che è «meraviglioso». «Vivo qui più che a casa. E sono fiero di fare questo mestiere, che non è un lavoro: ma un'arte che si impara». Oggi, dopo 95 anni, i banchi alimentari sono 49, le attività di ristorazione cinque, e nella squadra c’è il mitico Bar Schiavoni.
Il presidente del Consorzio
Il presidente del Consorzio, Andrea Solieri, parla di «un’identità conservata grazie agli operatori e a chi sceglie ogni giorno il mercato». Il sindaco Massimo Mezzetti promette «nuove migliorie strutturali per renderlo più accogliente e migliorare il benessere di chi ci lavora». Intanto, ieri, la festa ha fatto il resto. «Per Modena oggi è un giorno importante, perché è una celebrazione non solo per il mercato ma per tutto il cuore di Modena – ha commentato Sergio Romagnoli, direttore del mercato –. A 100 anni ci arriveremo? Certo, e andremo anche oltre». Perché sì: fuori cambiano le abitudini, dentro cambiano i clienti, e il futuro non si lascia prevedere. Ma finché ci sarà qualcuno disposto ad alzarsi prima dell’alba per scegliere la merce migliore, e qualcun altro pronto a comprare perché si fida di chi gli sta davanti, siamo certi che l’Albinelli avrà ancora qualcosa da dire. E allora auguri, caro mercato Albinelli. l
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