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Il caso

Champion, esuberi a Carpi: a rischio una cinquantina di posti di lavoro

di Serena Arbizzi
Champion, esuberi a Carpi: a rischio una cinquantina di posti di lavoro

Orbico, società che gestisce il marchio, avvia la procedura di licenziamento collettivo. Il sindacato Snalv Confsal: «Sono state esplorate alternative a questa decisione?»

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CARPI. La Orbico Sportstyle srl, che opera nel settore del commercio di abbigliamento, calzature e accessori a marchio Champion e Dockers, annuncia esuberi sullo stabilimento di Carpi che si potrebbero concretizzare in una cinquantina di licenziamenti.

L’azienda, interamente posseduta da un’altra società con sede a Zagabria, ha annunciato l’avvio della procedura di licenziamento collettivo per ridurre l’organico attualmente in forza negli uffici della sede legale che si trova, appunto, a Carpi, in via dell’Agricoltura.
La maggior parte dei posti di lavoro a rischio riguardano posizioni di impiegati, prevalentemente donne.

Nel dettaglio
In tutto, lo stabilimento di Carpi occupa oltre 230 addetti, ma sarebbe una cinquantina il numero dei lavoratori per i quali il rischio di licenziamento è maggiore.
Le ragioni che hanno provocato la situazione di eccedenza sono da ricercarsi nella significativa riduzione dei volumi di attività e della redditività, riconducibile a fattori macroeconomici, all’evoluzione del contesto competitivo, al progressivo indebolimento delle attività relative al marchio Champion e alla trasformazione del modello di attività conseguente al cambio di proprietà del marchio, avvenuto nel novembre 2024, come argomenta la società.
In particolare, si parla di diminuzione dei ricavi consolidati del gruppo da 509 milioni nel 2022 a 363 nel 2025 con una previsione di circa 335 milioni nell’anno in corso.

L’intervento
Il sindacato Snalv Confsal, tramite il funzionario Beppino Nosella contesta l’esclusione della sigla da un’assemblea sindacale unitaria. Ed «esprime forte preoccupazione per la procedura di licenziamento collettivo che coinvolge 232 dipendenti, prevalentemente impiegati negli uffici aziendali». Il sindacato chiede perché non si usino gli ammortizzatori sociali, e «perché non valutare una riduzione volontaria e temporanea dell’orario di lavoro?. Riteniamo necessario esaminare soluzioni condivise, come la riduzione volontaria dell’orario, accordi di solidarietà e una diversa distribuzione temporanea del lavoro».

Il sindacato chiede poi se questa decisione sia solo «la conseguenza della contrazione delle vendite oppure se si inserisca in una strategia di riorganizzazione aziendale più ampia». 

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