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Dall’Afghanistan a Modena: Jan apre “Kabulagna”: «Questa città mi ha dato da mangiare quando non avevo niente»

di Ginevramaria Bianchi
Dall’Afghanistan a Modena: Jan apre “Kabulagna”: «Questa città mi ha dato da mangiare quando non avevo niente»

Nel 2007 lasciò il suo paese d’origine e arrivò in città dopo un viaggio di diverse settimane in cui rischiò la vita nascosto nel rimorchio di un camion. «Modena mi ha accolto e mi ha dato da mangiare quando non avevo niente». Ha lavorato come pizzaiolo per diversi anni a Bologna, nel 2019 ha aperto la sua prima attività di cucina tipica afghana, e ora ha aperto un locale anche nella città della Ghirlandina

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MODENA. La prima volta che Jan Nawazi arrivò a Modena era nascosto nel rimorchio di un camion. Aveva lasciato l’Afghanistan, attraversato frontiere e mare, e viaggiava da cinquanta ore senza acqua né cibo, insieme ad un’altra manciata di ragazzi in fuga. Non aveva un indirizzo, né un progetto per il futuro. Di quell'Odissea, a posteriori, ricorda con gratitudine una pizza margherita e una Coca-Cola offerte dopo il soccorso.

Il viaggio dall’Afghanistan

E quasi vent’anni dopo, Jan è tornato in città. Stavolta per aprire Kabulagna, un ristorante di cucina tipica afghana, già attivo in via Canalino 73. È il suo secondo locale in Emilia-Romagna, dopo quello inaugurato a Bologna nel 2019. «Modena mi ha accolto e mi ha dato da mangiare quando non avevo niente. Mi sembrava giusto restituire a modo mio un po' di quello che mi ha dato». La storia comincia nel 2007, quando Jan è ancora un ragazzo. Appartiene alla minoranza hazara, perseguitata in Afghanistan. Lascia il Paese con la famiglia e raggiunge il Pakistan, ma nemmeno lì trova sicurezza. Prosegue il viaggio attraverso l’Iran e la Turchia, fino alla Grecia. A Patrasso si nasconde in un camion diretto in Italia. A bordo ci sono una ventina di persone, molti minorenni. Dopo cinquanta ore, alcuni ragazzi cominciano a sentirsi male. Il conducente si accorge della loro presenza e chiama le forze dell’ordine. «Siamo arrivati a Modena dopo un viaggio lunghissimo. Eravamo in condizioni critiche: non avevamo mangiato né bevuto da ore, e alcuni dei miei compagni avevano iniziato a essere davvero più che sofferenti», ci racconta. I ragazzi vengono accompagnati in questura. È lì che arriva il primo gesto di accoglienza, quello che resterà impresso nella sua memoria. «Senza nemmeno che lo chiedessimo, ci hanno portato tante pizze margherita e della Coca-Cola. Avevamo bisogno di mangiare e bere, e quel gesto ci ha davvero salvati. Io non l’ho mai dimenticato». In quegli anni le strutture per i minori stranieri non accompagnati erano poche. Così i ragazzi vennero distribuiti nelle comunità disponibili. Jan, che conosceva già qualche parola d’italiano, venne mandato a Bologna, dove c’era un posto libero. «È così che è cominciata la mia nuova vita», sentenzia.

Kabul e Bologna: nasce Kabulagna

A Bologna resta, impara il mestiere di pizzaiolo e costruisce il proprio percorso professionale. Il lavoro diventa un’occasione per mettere radici, poi arriva la scelta di mettersi in proprio. Nel 2019 apre Kabulagna, un nome che unisce Kabul e Bologna e che racconta già l’idea del progetto: portare la cucina afghana in Emilia, facendo incontrare tradizioni diverse attorno alla stessa tavola. E, dopo un certo successo nella città felsinea, adesso il progetto arriva a Modena. La scelta, spiega Jan, non è casuale. «Ho iniziato la mia carriera da ristoratore a Bologna perché è lì che vivo, ma ora ho deciso di aprire il mio secondo locale a Modena, perché questa città mi ha dato qualcosa quando ne avevo bisogno». Il menù naturalmente porta in tavola i sapori dell’Afghanistan. Tra i piatti più noti ci sono i mantu, ovvero ravioli ripieni di carne macinata serviti con ragù e yogurt, e l’agnello accompagnato da riso, uvetta e carote. Accanto, proposte vegetariane e vegane e preparazioni senza glutine. Sarà una cucina che vuole far conoscere «una tradizione gastronomica poco presente nel panorama locale, spesso oscurata, nel racconto dell’Afghanistan, dalle notizie di guerra e dalle immagini del conflitto». Il ristorante è già aperto. E scalda il cuore pensare che nella stessa città in cui gli è stato offerto un pasto come primo segno di accoglienza, ora prepari una tavola in quanto proprietario. Non per riscrivere il suo passato, ma per dare continuità a quel gesto, trasformandolo in lavoro, impresa e occasione d’incontro. Nel 2007 Modena gli offrì una pizza. Oggi, Jan ricambia aprendo un ristorante. 

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