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La tragedia

La strage di via Emilia non fu terrorismo. L'avvocato di El Koudri: «E adesso stop alle illazioni»

di Serena Arbizzi
La strage di via Emilia non fu terrorismo. L'avvocato di El Koudri: «E adesso stop alle illazioni»

Gianelli, difensore di Salim: «Non c’è matrice ideologica»

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MODENA. «Crediamo che la risposta della Dda che rigetta l’aggravante del terrorismo metta la parola fine a illazioni e congetture».

L’avvocato Fausto Gianellli difende Salim El Koudri, accusato della strage del 16 maggio scorso in pieno centro, dopo la quale perse la vita Monica Esposito. «Non possiamo non concordare con la Procura di Modena che ha indagato in modo estremamente approfondito non solo la dinamica, ma la cronistoria dell’indagato - prosegue il legale -. Le indagini, infatti, sono state approfondite e attente. Noi abbiamo sempre ritenuto orrendo e deprecabile il gesto commesso, ma questo ha la sua spiegazione nella motivazione personale di disagio psichiatrico accertato. E non esiste alcuna matrice terroristica islamista o di radicalizzazione religiosa. Condividiamo, quindi, quanto affermato dalla Procura di Modena e dalla Dda. Le indagini svolte si sono soffermate su numerosissimi aspetti del passato e della vita personale di El Koudri, confermando che non esiste matrice ideologica come ho sempre sostenuto e come conferma ora l’autorevole parere della Dda».

Le indagini si sono soffermate su tanti aspetti: tra questi, si è scavato in più anni di navigazione sul web. Sono stati tracciati viaggi che ha fatto all’estero, da dove ha dormito fino a dov’è stato. Tutto questo fa dire basta alle illazioni». Se fosse, al contrario, stata accertata l’aggravante del terrorismo, si sarebbe trattato del primo attentato islamista in Italia.

L’avvocato Debora De Cicco, che tutela Giovanni Esposito, fratello di Monica, ribatte, richiamando i criteri legali per «identificare le condotte con finalità di terrorismo, inserendo tra i requisiti fondamentali il dolo specifico di intimidire la popolazione. Intimidire la popolazione ovvero diffondere un sentimento diffuso di terrore indiscriminato, ansia o panico sociale tra i cittadini. Contrariamente a quanto obiettato dalla pm della Dda di Bologna, la norma non richiede un “effetto intimidatorio ad ampia scala”, laddove anche la giurisprudenza della Cassazione per “popolazione” non intende necessariamente l’intera cittadinanza nazionale, ma può trattarsi anche di una parte di essa».

«L’intimidazione rilevante è quella idonea a diffondere un senso diffuso di insicurezza, panico o terrore indiscriminato all’interno di quella collettività - conclude De Cicco -. Nella strage di Modena questo requisito è pienamente integrato, non lo si può negare, e non si comprende perché la Dda non lo abbia ammesso. Voglio ancora avere fiducia nella magistratura, ma inizia a vacillare. Visualizzazioni e ricerche web sporadiche e senza contributo personale, obietta il pm della Dda: avere pubblicato la bandiera nera dell’Isis, disegnato un grafico temporale con radicalizzazione all’Isis dai 19 anni, realizzato video-manifesto pubblicati con taglio della barba di purificazione e contenuti violenti inneggianti l’estremismo, cosa sono ?». 

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