Il “mostro di Modena” e un altro delitto irrisolto: dopo 43 anni si cerca ancora l’assassino di Filomena
La donna fu trovata morta nel 1983 in stradello Soratore. I familiari si sono rivolti all’avvocato Iannuccelli: «Chiederemo di esaminare i reperti con le tecniche di oggi».
MODENA. Fu ritrovata uccisa a coltellate sul ciglio della strada in una fredda mattina di novembre. Come quelle di adesso, ma 43 anni fa. L’assassino non fu mai trovato. Ma i famigliari sperano ancora in una svolta.
Torna al centro dei riflettori il femminicidio di Filomena Gnasso, la 43enne originaria di Aversa, nel Casertano, il cui corpo senza vita venne rinvenuto il 15 novembre 1983 in stradello Soratore, periferia nord di Modena, zona industriale. Era stata trapassata da diciassette piccole coltellate. Più che per le ferite, morì dissanguata. Non si risalì mai al responsabile. Aveva ripreso la sera prima a prostituirsi.
Secondo alcuni, può essere considerata una delle vittime del cosiddetto “mostro di Modena”, su cui di recente sono state riaperte le indagini da parte della Procura per otto femminicidi irrisolti. Questo sarebbe precedente, risalendo al 1983, «ma le modalità di esecuzione sono identiche» nota l’avvocato Barbara Iannuccelli di Bologna. A lei si erano già rivolti i famigliari di sei delle otto donne ritenute uccise per mano del mostro. Adesso lo hanno fatto anche i famigliari di Filomena Gnasso – un pronipote e lo zio – nella speranza che possa trovare elementi utili anche alla riapertura di questo caso.
L’avvocato
«Non sappiamo se era tossicodipendente – osserva l’avvocato Iannuccelli – il medico legale lo escluse sulla base solo di un esame visivo, non vedendo fori sul braccio, senza analisi tossicologiche. Trovò invece tracce dell’ultima persona con cui aveva avuto un rapporto sessuale. Se quei reperti esistono ancora, si potrebbero analizzare per risalire al Dna di questa persona. Presenterò subito istanza alla Medicina Legale per avere accesso a tutti i reperti ancora conservati sul caso. Con le tecniche d’indagine di oggi, potrebbero rivelare molto. È indispensabile vedere gli originali: già solo con l’esame delle foto a colori di Monica Abate (altra vittima del mostro, ndr), è stato possibile stabilire che il suo cadavere fu spostato. Ci sono cose che la scienza dell’epoca non poteva vedere. Noi non abbiamo certo la presunzione di trovare tutti gli assassini, o l’unico assassino, di queste ragazze. Ma sappiamo che la scienza di oggi può evidenziare molti più elementi utili alle indagini».
L’avvocato Iannuccelli in tutto sta indagando su otto casi: sta approfondendo anche quello di Fabiana Zuccarini, perché la sua morte evidenzia diversi punti di contatto con quella di Claudia Santachiara, per cui ha già ricevuto mandato dai famigliari.
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