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L’intervista

Caso Ruggi, lo Sceriffo ora vuole un risarcimento: «Io rovinato e la mia casa devastata per il sequestro»

di Daniele Montanari

	Lo "Sceriffo" Domenico Lanza
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Lo "Sceriffo" Domenico Lanza

Archiviata l’indagine su di lui, Domenico Lanza incalza: «Voglio chiedere i danni per tutto ciò che l’indagine sulla scomparsa di Daniela mi ha causato»

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POLINAGO. «Voglio chiedere i danni per tutto ciò che l’indagine sulla scomparsa di Daniela Ruggi mi ha causato: la mia casa a pezzi, i miei tre mesi passati in carcere, il danno d’immagine che ho subito nell’essere indagato per un crimine che non ho mai commesso. Additato in tutta Italia come responsabile della morte di Daniela, quando in realtà io ho cercato solo di aiutarla».

L’intervista

A parlare è Domenico Lanza, lo “sceriffo” di Polinago, che sta facendo i conti con le ripercussioni del caso giudiziario che lo ha coinvolto. Ha incaricato un avvocato di esaminare tutto il suo fascicolo, per vedere se ci sono gli estremi per procedere con una richiesta danni, dopo che a settembre, dopo 21 mesi, è stata archiviata l’indagine nei suoi confronti per sequestro di persona.

Lanza, perché questa decisione?

«Innanzitutto perché questa vicenda mi ha privato di una casa. La mia abitazione di San Martino è stata sotto sequestro dal dicembre 2024 per 420 giorni. Una vecchia casa di campagna, imperfetta, ma era casa mia. In 420 giorni di assoluta mancanza di qualsiasi forma di manutenzione, è andata in malora: è venuta giù l’acqua dal tetto, le travi sono marcite. Mi ritrovo con un tetto da rifare. Con l’acqua che veniva dentro, in assenza di riscaldamento, si possono immaginare tutti gli altri danni dentro: ci sono dei mobili da buttare ormai. Non è più una casa abitabile: sono costretto a rimanere in affitto in un appartamento a Polinago. Io sono stato rovinato da questa storia, e non ho certo i soldi per rimettere a posto casa. La mia unica speranza è che mi paghino qualcosa per il danno che mi hanno creato. Così da poter fare qualche lavoro, e tornare a casa mia. Secondo me un risarcimento lo Stato me lo dovrebbe dare: non ho certo provocato io questo danno. E poi c’è tutto il resto».

Cioè?

«Tre mesi di carcere solo perché avevo in casa delle vecchie armi ereditate che non erano neanche funzionanti. Mi sono fatto tre mesi in prigione, dal dicembre 2024 al marzo 2025, per questo. Ma è una cosa normale? Secondo me, no. E poi c’è tutto il gigantesco danno d’immagine che ho subito nell’essere indagato per sequestro di persona. Tutta Italia ha pensato che avessi sequestrano Daniela e l’avessi uccisa. E invece non era vero niente, come è poi emerso. La mia posizione è stata archiviata dopo 21 mesi, dopo che la mia vita era stata stravolta. Per l’unica “colpa” di aver cercato di aiutare Daniela».

Come vive adesso?

«Pago l’affitto con la pensione, ho dovuto affrontare tante spese per questa vicenda e tiro avanti come posso. Mi avevano sequestrato anche l’apparecchio acustico: ho chiesto quattro volte di riaverlo, invano. Quando me lo hanno riconsegnato, era ormai troppo vecchio per essere accoppiato con un altro. Così ho dovuto comprare due apparecchi nuovi, spendendo altri 6mila euro. Mi ha rovinato questa storia, rovinato. Per cose che non ho fatto».

Cosa vorrebbe ora?

«Vorrei solo poter rimettere a posto in questi mesi la mia casa di San Martino, per poterci tornare a primavera. E riprendere la mia vita di prima, mettendomi alle spalle tutta questa brutta storia».

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