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Modena regina del lavoro in Italia, ma alle donne paghe troppo leggere

Modena regina del lavoro in Italia, ma alle donne paghe troppo leggere

I dati del Bes premiano la provincia per occupazione, salute e verde urbano

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i Stefano Luppi

Pur tra i numerosi problemi quotidiani nella nostra provincia, città e centri più o meno ampi, tutto sommato si vive ancora decentemente anche se non va sottovalutata la percezione spesso negativa che molti hanno in vari ambiti della vita quotidiana. In ogni caso - secondo i numeri forniti dai report del Bes (Benessere Equo e Sostenibile) dell’Istituto nazionale di statistica Istat, approfonditi a livello di regioni con 152 indicatori statistici, e del Bes locale, besdelleprovince.it - la provincia di Modena si colloca tra i territori che nel panorama regionale e nazionale fanno registrare maggiori performance positive. Anche se non mancano allarmi rossi, soprattutto in alcuni ambiti importanti come la salute e l’ambiente oltre che relativamente al crescente “gap” tra gli stipendi di uomini e donne.

Dall'analisi dei molti parametri - gli indicatori del Bes provinciale sono oltre ottanta - emerge una provincia soprattutto a trazione occupazionale e formativa, visto che il punto di forza è proprio nel settore "Lavoro e conciliazione dei tempi di vita”. Qui Modena conquista il primo posto in Emilia-Romagna (indicatore sintetico a 110,2) con un tasso di occupazione al 44,6% e di disoccupazione appena del 6,8%, primato unito a un numero alto di giornate retribuite nell'anno (258,8). Anche il comparto "Salute" ha espresso un profilo sopra la media nazionale e regionale con un valore sintetico di 108,3 visti i livelli di aspettativa di vita alla nascita (82,5 anni per gli uomini e 86,0 anni per le donne) e da un tasso di mortalità generale pari a 83,7 ogni 10mila abitanti anche se non va sempre bene come si dice più sotto. Gli indicatori dell’Ambiente vedono invece Modena al secondo posto regionale insieme a Reggio (punteggio di 103,4) grazie in particolare alla dotazione di verde urbano (75,6 metri quadrati per abitante), densità di piste ciclabili (134,7 km per 100 km quadrati) incidenza di immatricolazioni di auto elettriche e ibride (47,5%) e presenza di impianti fotovoltaici installati (10,6 per chilometro quadrato). Ma si accennava ai problemi, che ci sono, inutile nasconderlo. I ritardi emergono soprattutto nel settore "Paesaggio e patrimonio culturale" che vede Modena in penultima posizione in regione con un punteggio di 98,8. A incidere è la bassa densità di verde storico e parchi urbani nel capoluogo nonché la presenza di biblioteche (pari a 18,5 ogni 100mila abitanti). Siamo deboli anche nell’ambito dell'innovazione, per il numero di start-up innovative e di imprese nei settori ad alta intensità di conoscenza anche se controbilanciamo nel comparto della ricerca dove Modena ha registrato la propensione alla creazione di brevetti (263,9 per milione di abitanti). Infine il report provinciale evidenzia problemi nelle spese pubbliche e soprattutto, come accennato, nel divario di genere nelle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, con una differenza annuale addirittura pari a 10.126 euro a favore degli uomini.

Sul confronto delle singole province Modena spesso eccelle. Se va bene con il primo posto in regione in ambito Lavoro, evidenziando un recupero post-pandemico e una spiccata occupazione femminile, siamo dietro Bologna sempre in regione in campo Istruzione e formazione. Sempre nel territorio regionale Modena si colloca però al settimo posto in ambito Salute mentre nell’ambiente è al secondo posto insieme a Reggio dietro Bologna. Va anche detto che per l’indicatore Benessere economico quasi tutte le province sono alla pari, a parte Reggio che risulta un po’ più indietro mentre in ambito sicurezza invece Modena è al terzo posto regionale, seppur insieme a Forlì-Cesena, Reggio e Piacenza. E siamo appunto fanalino di coda nel macro argomento Paesaggio e patrimonio culturale. Insomma da fare ce n’è.

Quanto all’Emilia-Romagna, gli indicatori Istat, evidenziano un buon posizionamento, con nove settori su undici sopra la media nazionale e solo due forti criticità. Meglio di molte altre regioni anche del nord per Salute, Istruzione e formazione, Lavoro e conciliazione dei tempi di vita, Benessere economico, Politica e Istituzioni, Qualità dei servizi che si presentano infatti nettamente al di sopra della media nazionale. Nella dimensione Salute, però, ci sono “particolari” negativi piuttosto rilevanti: il tasso di mortalità per tumore tra le donne risulta ad esempio leggermente superiore alla media del Paese. Infine Francesco Maria Chelli, presidente dell’Istat: «Il progetto italiano Bes di Istat è oggi riconosciuto tra i più avanzati a livello internazionale e continua a costituire un punto di riferimento nel dibattito globale sulla misura del progresso. Una particolare attenzione nel Bes continua a essere dedicata all’analisi delle disuguaglianze, ossia uno dei pilastri del progetto e il cui monitoraggio costituisce uno strumento fondamentale per politiche territoriali efficaci e promuovere uno sviluppo più equilibrato e inclusivo». l

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