L'infermiere Paolo: «Lo stipendio è sufficiente solo a sopravvivere, in un anno mi resta solo la tredicesima»
Lavorare in ospedale tutto l’anno, tra turni, sette notti al mese e festivi, e riuscire a mettere da parte, alla fine, soltanto la tredicesima. E questo anche perché le vacanze si trascorrono al Sud, a casa, dove vive la famiglia. Altrimenti, di quei soldi in più che arrivano a dicembre e che potrebbero servire a costruirsi un futuro, non resterebbe nulla. È la situazione di Paolo Del Fine, 32 anni, infermiere al Policlinico di Modena, che nonostante uno stipendio di circa 1.900 euro al mese racconta di non riuscire più a risparmiare.
Originario di Foggia, Paolo vive a Modena ormai da dieci anni. È qui che nel 2016 ha conseguito la laurea in Infermieristica. Poi alcuni anni di lavoro tra case di cura e case di riposo, fino al 2019, quando vince un concorso e approda all’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, nel reparto di terapia intensiva. L’anno successivo torna a Modena, al Policlinico, dove affronta la pandemia lavorando nella semintensiva internistica. Da allora il suo stipendio è aumentato, passando da circa 1.700 agli attuali 1.900 euro. Ma la possibilità di risparmiare, anziché crescere, si è praticamente azzerata. «Quando guadagnavo 1.700 euro, pagando l’affitto di una stanza e senza togliermi troppi sfizi, riuscivo comunque a mettere qualcosa da parte – racconta –. Oggi, invece, alla fine del mese non mi resta più nulla».
A pesare è una somma di spese che, una dopo l’altra, assorbono praticamente tutto lo stipendio. «Vivo da solo in un bilocale di 35 metri quadrati, per cui pago 450 euro di affitto, più altri 75 di condominio. Poi ci sono le bollette, la spesa, la rata della macchina, che sto pagando ormai da sei anni, e il carburante». A queste si aggiunge una voce tutt’altro che trascurabile, legata alla sua salute. «Soffro di una patologia che mi impone una dieta particolare e devo assumere un farmaco per il quale non ho diritto all’esenzione. Mi costa 280 euro ogni 21 giorni». Una spesa che non può evitare e che rende ancora più necessario fare attenzione a tutto il resto. E l’elenco delle rinunce è lungo. «A casa non ho nemmeno un modem, non sono abbonato a nessuna piattaforma di streaming. Fuori a cena ci vado molto raramente e i vestiti li compro soltanto quando sono scontati del 50%. Ho tre paia di scarpe, per dire».
«Ho imparato a vivere con poco – dice –. L’unico eccesso che mi concedo è un pacchetto di sigarette ogni due giorni». Quanto ai risparmi, tutto si riduce alla tredicesima: «Alla fine dell’anno riesco a mettere da parte quei soldi».
Anche gli affetti, quando si vive lontano da casa, hanno un costo. La sua ragazza vive al Sud e riuscire a vedersi significa organizzare gli spostamenti e mettere in conto un’altra spesa. «Quando possiamo, cerchiamo di andare a trovarci, dividendoci i costi». Ma anche quello incide sul bilancio». Lo stesso vale per le vacanze, che Paolo trascorre nella sua terra d’origine, dove può contare sulla famiglia.
«Oggi costa tutto di più. E parlando con i colleghi mi rendo conto che siamo in tanti nella stessa situazione, se non in una peggiore. Perché se hai uno o due figli, anche con due stipendi, arrivare alla fine del mese diventa davvero difficile».l
Al.Be
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