La tempesta d'estate sui mercati
Il nonno ripeteva spesso: «Mi raccomando, non fare il portoghese». Si riferiva, usando un vecchio adagio, al pagamento per i servizi ricevuti.
Oggi il vecchio adagio torna quanto mai d’attualità, visto che la Espirito Santo International, società a monte della più grande banca del Portogallo, il Banco Espirito Santo, ha mancato di rispettare ieri il rimborso di alcuni titoli.
Il buco potrebbe avvicinarsi ai 4 miliardi di euro e ora Espirito Santo International dovrà cercare di negoziare con i suoi creditori una ristrutturazione del debito, sotto forma di azioni in cambio delle obbligazioni oppure con un allungamento della durata dei titoli. Se non riuscirà a raggiungere un accordo sarà costretta a dichiarare bancarotta.
Il Banco non deve rispondere dei debiti della capogruppo, semmai è esposta con quasi un miliardo di crediti verso la struttura di controllo, inoltre potrebbe avere danni di tipo reputazionale.
La Banca Centrale portoghese ha tentato di rassicurare i correntisti e i mercati finanziari, ma con scarso successo: le azioni del Banco solo tre mesi fa valevano il triplo di oggi, quando sono state sospese dalle contrattazioni in attesa di un “annuncio”.
Inoltre alcuni osservatori hanno evidenziato forti dubbi sulle attività della banca in Angola, dove la banca ha erogato prestiti per oltre 6 miliardi di euro, di cui il 30 per cento senza garanzia dello stato africano.
Non era il genere di preoccupazione che gli operatori desideravano avere, considerato che restano pochi giorni anche per la definizione degli accordi necessari ad evitare un nuovo default all’Argentina.
Si ricomincia così a parlare di “spread”, ma c’è anche dell’altro a spaventare gli operatori e a spingere al ribasso le borse: i dati macroeconomici - specie quelli italiani con la produzione industriale che su base annua sorprende in negativo passando dal precedente +1,4 per cento ad un inquietante -1,8 per cento - inducono a temere un peggioramento del ciclo economico, proprio mentre le banche centrali stanno valutando un cambio di strategia, spinte dagli ammonimenti della Bank of International Settlements, il grande ente supervisore chiamato “la banca centrale delle banche centrali” che nelle ultime settimane ha ripetuto più volte che il sistema stava iniziando a prendere i rischi troppo alla leggera.
Dopo aver usato i mercati finanziari per propagare i loro stimoli monetari, la Federal Reserve e la Bank of England hanno avviato piani di riduzione progressiva delle iniezioni di liquidità e si preparano ad alzare i tassi nei prossimi mesi; nel frattempo la Banca Centrale Europea valuta di non consentire più alle banche dell’area euro di considerare i Titoli di Stato come strumenti “privi di rischio” svalutando la qualità dei loro portafogli. Questo conduce al rischio che dopo l’estate, quando ci saranno gli stress test sui bilanci bancari, si renderanno necessari nuovi e ulteriori aumenti di capitale, specie in quei paesi - come il nostro - in cui le banche hanno comprato grandi quantità di Titoli di Stato per sostenere le finanze pubbliche.
Dalla condizione di quasi euforia dove tutti pensano che i listini continuino a registrare nuovi massimi giorno dopo giorno, i mercati diventano così -improvvisamente - diffidenti e gli operatori fanno la corsa a chiudere le posizioni. Con poche eccezioni i listini si colorano di rosso, in Italia le banche in particolare, ma non solo, segnano perdite di 2, 3, 4 o anche 5 punti percentuali.
I collocamenti di nuove aziende in borsa, come Rottapharm e Sisal, vengono cancellati o segnano preoccupanti difficoltà.
Come spesso accade, questa convergenza di situazioni negative accade mentre le “persone normali” sfogliano i giornali in bermuda ed infradito, in un clima vacanziero, se non già sotto l’ombrellone. Ma forse l’estate, che già si presentava anomala dal punto di vista meteorologico, non poteva essere anomala anche sul fronte finanziario.
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