Paolo Crepet sulle baby gang: «Multe per i genitori: l’ammonimento morale non serve a niente»
Reggio Emilia: dopo la violenta rapina sull’autobus, lo psichiatra è categorico: «Ci sono mamme e papà che piuttosto di impegnarsi a educare i loro figli, si impiccherebbero». Su Reggio Emilia: «Il problema della sicurezza è fondamentale»
Reggio Emilia «Questi episodi non sono una novità anche a Reggio Emilia e sono frutto da un lato dell’inaffidabilità dei genitori e dall’altro di politiche troppo permissive e leggere. Servono multe salate per le famiglie». Paolo Crepet, noto psichiatra che il 30 agosto sarà a Carpi in piazzale Re Astolfo con il suo ultimo libro “Il Reato di Pensare”, è un fiume in piena; la notizia della violenta rapina diventa un’occasione per fare una riflessione sulla nostra città e sulle politiche giovanili.
A cosa fa riferimento quando punta il dito sui genitori?
«Ci sono mamme e papà che piuttosto di impegnarsi a educare i loro figli, si impiccherebbero. L’unico modo per punire realmente questi ragazzi è punire i genitori».
Multandoli?
«L’ammonimento morale non serve a niente. Il denaro, in Italia, ha invece ancora un certo impatto sulla gente».
Come modificare queste politiche?
«Creando tavoli tra forze dell’ordine ed enti locali. Se quanto fatto non basta, si faccia di più, senza aspettare per forza provvedimenti da Roma».
Per questi ragazzi che agiscono in branco, l’educazione è la strada maestra da seguire?
«Si agisce da sempre in branco ma il problema è un altro. La formazione è assolutamente prioritaria e da questo punto di vista si sta facendo troppo poco. Non si può solo parlare di dazi e di aziende, la crescita di un paese passa anche da queste cose perché questi minorenni, ad oggi senza futuro, saranno i cittadini del futuro».
Nel frattempo, le nostre città diventano sempre più insicure.
«E questo non possiamo proprio permettercelo. Io sono stato diverse volte a Reggio Emilia, è una città bellissima con alcuni capolavori come il teatro Valli. Se qualche signora, però, smette di andare a teatro per paura di raggiungere il parcheggio dopo lo spettacolo, la cittadinanza non è più attiva ma subisce la situazione. So che state cercando di rilanciare il turismo ma il problema della sicurezza è fondamentale».
Non sono poche, in effetti, le segnalazioni di chi si sente impaurito, a partire dai negozianti. Cosa ne pensa?
«Che la città, quando cala il sole, diventa deserta. I reggiani, invece, devono essere sentirsi liberi di uscire a prendere un gelato anche di sera, girando per le vie del centro. Viceversa, l’unico luogo di socialità resteranno le feste private, che riescono a filtrare gli ingressi».
Questi bulli agiscono per necessità di soldi o per marcare il territorio?
«Ormai il cellulare ha poco valore, anche perché non riesci a sbloccarlo coi codici di sicurezza. Lo fanno per intimorire, agendo in modo mafioso e segnando una superiorità di un gruppo rispetto ad un altro. Non è però tutta colpa loro».
In che senso?
«Più uno si sente messo ai margini, più reagisce, ed è per questo che è arrivato il momento di adottare realmente lo ius soli. Chi è nato qui ed è figlio di persone regolari qua, è italiano. Questo aiuterebbe non poco l’integrazione, evitando zone grigie e gaffe imbarazzanti che costringono un’atleta di 15 anni (Kelly Doualla, ndr) a giustificare la sua nazionalità italiana, nonostante la pelle scura».
Sarebbe una rivoluzione.
«Non è tutto regalato, andrebbe bilanciato con le regole. Io ti do dei diritti ma esigo dei doveri, altrimenti se ognuno fa quello che vuole c’è una confusione totale».
Crede che la paura generi anche indifferenza? Nessuno che abbia visto la scena dell’aggressione?
«Certamente, non tutti sono eroi. L’indifferenza è figlia del non controllo, che deve necessariamente aumentare. Non vuol dire mandare in giro i cani lupo, ma qualcosa in più si può fare».
Crede che la politica saprà agire?
«Lo voglio sperare. Se c’è qualcuno che si muove, tutto è possibile, se nasce la solita polemica politica, saremo di nuovo punto e a capo». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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