Crac Mariella Burani Fashion Group, per la bancarotta da 58 milioni chiesta la condanna per Walter e Giovanni
Reggio Emilia: la difesa ha chiesto l’assoluzione per entrambi gli imputati o, in subordine, la derubricazione in bancarotta semplice
Reggio Emilia Sette e otto anni ciascuno: è la pena chiesta ieri mattina dal pubblico ministero Stefano Finocchiaro, rispettivamente per Walter e il figlio Giovanni Burani. I Burani sono imputati per bancarotta sia per operazioni dolose, sia per distrazione. Ieri, davanti al collegio di giudici, presieduto da Cristina Beretti - a latere Matteo Gambarati e Francesco Panchieri - si è svolta la discussione con le richieste delle parti. Se, da un lato la Procura ha chiesto la condanna a carico dei Burani, la difesa, rappresentata dall’avvocato Stefano Borella, ha chiesto l’assoluzione per entrambi gli imputati o, in subordine, la derubricazione in bancarotta semplice.
Si avvia verso la conclusione, dunque, un procedimento molto articolato, il cui esito potrebbe tenere conto di altri processi a carico dei Burani. La vicenda si fonda su due contestazioni in particolare, entrambe inerenti il reato di bancarotta societaria per operazioni dolose che hanno concorso a provocare e ad aggravare il fallimento. Più in particolare, le due società coinvolte sono Design & Licenses (ex Mila Schon group, controllata al 100 per cento da Mariella Burani Fashion Group in liquidazione) e Mariella Burani Fashion Group (Mbfg). Attualmente, Walter Burani, 92 anni, non si trova sottoposto a nessuna misura restrittiva, così come il figlio Giovanni: sono, dunque, entrambi liberi. Ieri mattina, prima delle richieste delle parti, è stato ascoltato in aula come testimone, chiamato sia dall’accusa sia dalla difesa, Franco Cadoppi, uno dei curatori del fallimento del Mariella Burani Fashion Group. Le accuse relative a questo procedimento giudiziario ruotano intorno a una serie di operazioni di finanziamenti e rifinanziamento legati a un’attività iniziata nel 2003 e sviluppata fino al 2008, con il coinvolgimento anche di L Capital, società del gruppo Louis Vuitton che ha agito tramite la società veicolo Sacap. A queste complesse operazioni di acquisto e vendita di azioni di Antichi Pellettieri si era proceduto mediante un ricorso al credito bancario e che avrebbero contribuito a causare il fallimento sia di D & L sia di Mbfg. Sacap sarebbe intervenuta sul capitale delle società del gruppo Burani con un accordo parasociale che non era noto al mercato. Sul mercato, infatti, si sapeva che la società avrebbe comprato il 30 per cento delle azioni della società del Gruppo Burani: credeva, in altre parole, in certe prospettive economiche del gruppo, quando in realtà, in partenza, era previsto un diritto di uscita a certi valori a distanza di cinque anni. Diritto di uscita che viene poi esercitato senza apparente motivo tramite una rinegoziazione dopo circa due anni, cioè molto prima del previsto. Vi sarebbero state operazioni create ad hoc per aumentare il titolo alla Borsa di Milano, creando così una “bolla” sul mercato. Essendo un titolo gonfiato in modo fraudolento, si è manifestato un pesantissimo indebitamento che avrebbe provocato anche un danno sul mercato. Quattro sono le operazioni finite sotto la lente di ingrandimento.l © RIPRODUZIONE RISERVATA
