Gazzetta di Modena

Il caso

Morto sei anni dopo l’infortunio, dopo 15 giorni ancora funerali fermi. «Manca il nullaosta, perché tutto questo tempo?»

Ambra Prati
Morto sei anni dopo l’infortunio, dopo 15 giorni ancora funerali fermi. «Manca il nullaosta, perché tutto questo tempo?»

Sant’Ilario d’Enza: lunga attesa dalla procura di Parma per sapere se fissare l’autopsia. L’avvocato: «Ma è possibile che dopo un tale lasso di tempo le autorità non siano arrivate ad una decisione?»

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Sant’Ilario d’Enza «La storia di Dario Codeluppi è, di per sé, davvero straziante. Ora, a distanza di quindici giorni dal decesso, la famiglia vorrebbe almeno la disponibilità della salma per poter fissare il funerale. I suoi cari non si spiegano il perché del ritardo nel nulla osta». A parlare è l’avvocato Andrea Pellegrini, che tutelava il 50enne morto dopo l’infortunio sul lavoro avvenuto sei anni fa e che ora assiste la moglie Chiara Landini e i tre figli Giulia, Luca e Marco.


Dario Codeluppi era un perito meccanico: nipote del partigiano Red (Francesco Donelli), era noto a Sant’Ilario per il suo impegno nel nuoto (ha insegnato alla Poletti Nuoto), nella politica (è stato consigliere comunale per Rifondazione Comunista negli anni del sindaco Sveno Ferri), nel sociale (volontariato nel progetto di sport per disabili All Inclusive). Dopo aver lavorato alla Sachman di Reggio e aver fatto il trasfertista per varie aziende, si era dedicato all’insegnamento come docente di meccanica all’Enaip e al Cfp Bassa Reggiana. Un’esistenza ricca, spezzata all’improvviso il 20 novembre 2019, quando il perito subì un infortunio sul lavoro mentre lavorava su una macchina a controllo numerico nella ditta Vetromeccanica di Provazzano, in provincia di Parma. Dario aveva 44 anni e da quel giorno è iniziato un calvario, fatto di ininterrotti ricoveri negli ospedali di Parma, Reggio, Correggio e infine in una struttura per gravi cerebrolesi ad Albinea, dove è spirato il 31 dicembre scorso, mentre i suoi figli crescevano senza un padre. «Subito dopo il decesso, la struttura e l’agenzia funebre hanno avvisato la Procura di Reggio, la quale a sua volta ha interpellato la Procura di Parma, competente perché l’infortunio è avvenuto in quella provincia. A quanto pare l’interlocuzione è stata senza esito – spiega l’avvocato Pellegrini – A distanza di quindici giorni il nulla osta ancora non c’è. È probabile che sarà necessaria un’autopsia, in vista del futuro processo. Ma è possibile che dopo un tale lasso di tempo le autorità non siano arrivate ad una decisione? La famiglia, dopo aver patito per tanti anni, meriterebbe maggiore attenzione. La moglie è incredula: ha sempre sofferto nella riservatezza, ma questa assenza di risposte ha un sapore amaro ed esaspera un profondissimo sconforto».
 



Il decesso di Dario a distanza di sei anni, inoltre, è destinato a complicare un iter giudiziario che finora non è stato certo celere. «I filoni sono due: civile e penale – dichiara l’avvocato Pellegrini – Nel civile, nel 2022 il mio studio ha avviato una causa di risarcimento davanti al giudice della Sezione Lavoro di Parma: mercoledì scorso c’era udienza, che è stata interrotta poiché non si parla più di danni “differenziali” sul lavoratore bensì di danni catastrofali per gli eredi. Tuttavia la causa civile è completamente istruita, cambiano solo i termini risarcitori e lo stop sarà breve». Sul penale «la prima udienza pre-dibattimentale (cioè interlocutoria, si apre e si rimanda) è stata fissata per il 9 giugno 2026: tempistiche che si commentano da sole». Per di più qui si dovrà ricominciare daccapo. «L’accusa dovrà cambiare il capo d’imputazione in omicidio colposo per inosservanza delle regole sulla sicurezza del lavoro. Un’autopsia sarebbe auspicabile, purché si possa dare una degna sepoltura al povero Dario», è l’appello del legale. l © RIPRODUZIONE RISERVATA