Emanuele Fiano: «L’antisemitismo torna a crescere: segnale grave per la democrazia»
Già parlamentare Pd ed ex presidente della Comunità ebraica milanese, lunedì 26 gennaio sarà ospite di un incontro a Bagnolo in Piano
Bagnolo L’aumento dell’antisemitismo, il conflitto israelo-palestinese, la spaccatura a sinistra sul disegno di legge Delrio e il valore della memoria. Ne abbiamo parlato con Emanuele Fiano, già parlamentare Pd ed ex presidente della Comunità ebraica milanese. Lunedì 26 gennaio Fiano sarà alle 18.30 non nella sala del consiglio comunale di Bagnolo come annunciato in un primo momento ma presso l’ex Maki Pub, in via Boiardo 4/4 e, intervistato dal giornalista Saverio Migliari, offrirà una riflessione sul valore della memoria, senza trascurare l’attualità.
Fiano, l’antisemitismo è in crescita.
«È un fenomeno reale e molto preoccupante. Non riguarda solo l’Italia, ma tutto l’Occidente. L’antisemitismo è storicamente un indicatore dello stato di salute della democrazia: quando cresce, significa che qualcosa si sta incrinando nel tessuto democratico».
C’è il rischio che la memoria della Shoah venga distorta alla luce dell’attualità?
«Il rischio di strumentalizzazione è evidente. Io però non ho paura di parlare di Gaza anche nel Giorno della Memoria. La memoria della Shoah non serve a coprire o giustificare nulla. È una lezione universale che insegna a tenere gli occhi aperti davanti a ogni ingiustizia».
Quanto incide il conflitto israelo-palestinese sull’ostilità verso gli ebrei?
«Incide molto. Oggi una parte dell’antisemitismo si intreccia con la guerra in Medio Oriente».
Criticare lo Stato di Israele non è però antisemitismo…
«Certo. Il problema nasce quando la critica supera un confine e diventa negazione del diritto di Israele a esistere. Io sono un avversario politico di Netanyahu. Ma quando si dice che Israele non dovrebbe esistere, allora è discriminazione».
La sua posizione sul tema è chiara da tempo. Nonostante questo, a Venezia le è stato impedito di parlare all’università.
«Da decenni sono impegnato per la pace tra israeliani e palestinesi, per due popoli e due Stati. Ho chiesto l’interruzione della guerra a Gaza, trattative di pace e la tutela della popolazione civile. Difendere i diritti dei palestinesi non è in contraddizione con il contrasto all’antisemitismo».
Vede tolleranza nei confronti di Hamas in Italia?
«In alcune manifestazioni ci sono state frange che hanno giustificato le esecuzioni sommarie o definito il 7 ottobre un giorno di resistenza. Il 7 ottobre è stato un eccidio contro civili inermi».
In che forme si manifesta oggi l’antisemitismo?
«Ci sono episodi espliciti, aggressioni verbali, intimidazioni, ma anche forme più ambigue. È un antisemitismo che spesso si maschera dietro altri temi, ma resta riconoscibile».
Come giudica il modo aggressivo con cui è stato chiesto alla senatrice Liliana Segre di esprimersi su Gaza?
«È antisemitismo il fatto che venga chiamata a giustificarsi su ciò che accade nel conflitto israelo-palestinese solo perché è ebrea e sopravvissuta ad Auschwitz».
Il Pd si è diviso sul disegno di legge di Graziano Delrio. Lei si è detto deluso.
«Il Partito Democratico ha attaccato Delrio in maniera che io non comprendo, con una violenza verbale che non capisco. Successivamente il Pd ha presentato, con Andrea Giorgis, un nuovo disegno di legge che ricalca sostanzialmente la legge Mancino, cioè una legge generale contro le discriminazioni. Non capisco perché non possa esserci una specificità per l’antisemitismo, così come esiste una specificità per l’omofobia, per l’islamofobia, per la misoginia».
La sinistra sta perdendo la bussola su questi temi?
«Mi domando sempre perché il Partito del Socialismo Europeo, in questi due anni, non sia riuscito a organizzare una grande conferenza di pace di livello europeo con i rappresentanti dell’opposizione o della sinistra israeliana e con i rappresentanti del mondo palestinese che non è Hamas, che vuole il dialogo e la pace».
Lei è figlio di Nedo, un sopravvissuto ad Auschwitz. Che cosa ha significato crescere con questa eredità?
«La Shoah è stata una presenza costante nella mia vita, attraverso i racconti di mio padre. Non è stata solo memoria storica, ma parte del nostro rapporto. Da quell’orrore deve nascere un messaggio universale, non una chiusura identitaria». © RIPRODUZIONE RISERVATA
