Gazzetta di Modena

Il focus

Empatia, perché oggi è così difficile mettersi “nei panni dell’altro”

Roberto Valgimigli*
Empatia, perché oggi è così difficile mettersi “nei panni dell’altro”

Lo psicologo e psicoterapeuta: educare all’ascolto primo passo per contrastare la disconnessione emotiva, figlia della cultura digitale

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Oggi, nei diversi contesti di vita dei ragazzi – scolastici, ludici o sportivi – si ha spesso la sensazione che molti di loro si avvicinino ai racconti altrui, siano essi drammatici o positivi, con un atteggiamento di distacco, quasi di indifferenza, riassumibile nel diffuso “chissene”. Questo stato emotivo è però l’esatto opposto di ciò che oggi appare sempre più urgente coltivare: l’empatia. L’empatia è la capacità di comprendere e condividere emozioni, pensieri e prospettive dell’altro, “sentendo dentro” (dal greco en-pathos) ciò che l’altra persona prova, senza confonderlo con i propri sentimenti. Non si tratta di una semplice emozione, ma di un processo complesso e multidimensionale che integra una componente cognitiva – la comprensione del punto di vista altrui – e una componente affettiva, ovvero la risonanza emotiva. A queste si aggiunge un altro elemento spesso trascurato ma fondamentale: quello motivazionale o compassionevole, che spinge all’azione, al desiderio di aiutare, sostenere e prendersi cura. L’empatia, dunque, non è un talento innato riservato a pochi, ma una competenza che si sviluppa attraverso un intreccio di fattori biologici, psicologici e sociali.

È una capacità allenabile, che cresce grazie all’ascolto non giudicante, all’attenzione verso gli altri e alla curiosità per esperienze di vita diverse dalle proprie. Nonostante la sua importanza per costruire relazioni solide, ambienti positivi e obiettivi condivisi, l’empatia viene ancora troppo spesso sottovalutata. In adolescenza il suo sviluppo è particolarmente delicato. I giovani mostrano spesso un’empatia “selettiva”, rivolta soprattutto al proprio gruppo di appartenenza, mentre faticano a riconoscere e comprendere chi è percepito come diverso. A ciò si aggiungono sfide significative: iperconnessione digitale, individualismo, anonimato dei social media e una generale carenza di educazione emotiva. Il cervello adolescenziale è ancora in fase di maturazione e alcune competenze, come la regolazione emotiva e la comprensione profonda dell’altro, non sono ancora pienamente consolidate.

Questo processo naturale può essere ulteriormente deviato dalla cultura digitale, che spesso favorisce la disconnessione emotiva. In un mondo sempre più connesso, ma paradossalmente più distante, la mancanza di empatia tra i giovani sta diventando un problema allarmante. I recenti casi di cronaca nera, che vedono protagonisti adolescenti che si sono tolti la vita dopo aver ricevuto indifferenza o offese da coetanei, mostrano con crudezza quanto l’assenza di sensibilità possa avere conseguenze devastanti. La cultura di oggi inoltre, tende spesso a glorificare modelli narcisistici, cinici o aggressivi. Reality show, influencer e alcuni videogiochi trasmettono l’idea che competizione e spietatezza contino più della gentilezza. In questo scenario, molti giovani non imparano a riconoscere e gestire le proprie emozioni, figuriamoci quelle degli altri. Eppure l’empatia si può insegnare. Genitori, insegnanti e società hanno una responsabilità centrale nell’educazione empatica. A scuola, inserire percorsi dedicati all’intelligenza emotiva, alla comunicazione non violenta e alla gestione delle emozioni può fare una reale differenza. In famiglia, gli adulti devono essere modelli credibili di rispetto e ascolto, mostrando con l’esempio cosa significa costruire relazioni sane. Ridurre l’esposizione eccessiva ai dispositivi digitali e favorire interazioni faccia a faccia, così come stimolare la lettura, il teatro e la musica, aiuta i ragazzi a mettersi nei panni degli altri e a comprendere vissuti ed emozioni differenti. Perché l’empatia non è solo una qualità individuale: è il collante sociale che rende possibile una comunità più umana, solidale e consapevole.

*Psicologo e psicoterapeuta