Gazzetta di Modena

Traffico di stupefacenti

Reggio Emilia crocevia per cocaina e crack: 40 chili di droga sequestrati dall’inizio dell’anno

Massimo Sesena
Reggio Emilia crocevia per cocaina e crack: 40 chili di droga sequestrati dall’inizio dell’anno

La città punto di smistamento verso le grandi piazze di spaccio

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Reggio Emilia Qualcosa a metà tra uno snodo per altre destinazioni e una area di sosta e spaccio, soprattutto di quella che a Reggio, nelle strade del degrado cittadino, è la droga più gettonata: il crack.

Così, i maxi-sequestri operati nelle ultime settimane da carabinieri e polizia (l’ultimo, ad opera dei militari dell’Arma ha portato a mettere le mani su oltre nove chili di cocaina, nascosti nel doppiofondo di un auto) finiscono per cucire addosso alla nostra città il vestito di una centrale del commercio di cocaina. Reggio base logistica per la droga che arriva in Italia e prende poi la via delle principali piazze di spaccio. E gli investigatori non escludono nemmeno che a Reggio – magari sotto il controllo della malavita organizzata, ’ndrangheta in primis – ci sia una manovalanza specializzata, ad esempio, per tagliare la cocaina o trasformarla in crack. Non più tardi di due anni fa, in un casolare della Bassa, proprio i carabinieri trovarono tutto l’armamentario delle “raffinerie” della droga: bilance, frullatori, bustine e altri attrezzi che si vedono nelle serie tivù.

Ma le grandi quantità trovate soltanto in queste settimane – e non certo per caso ma piuttosto come risultato di lunghe e meticolose indagini – indicano nella Città del Tricolore anche un luogo del consumo, come dicono, ad esempio, gli ultimi dati del Servizio dipendenze patologiche dell’Ausl Irccs di Reggio. «Nell’ultimo anno – spiega il direttore del Serdp reggiano, Antonio Nicolaci – abbiamo avuto in carico 1.564 persone tossicodipendenti. E di queste, 437 sono dipendenti proprio dalla cocaina, a cui si aggiungono 153 che invece hanno un problema di dipendenza da crack».

Questi dati confermano una tendenza all’aumento del consumo di cocaina e soprattutto di crack. Un aumento che si fa fatica a quantificare ma che si potrebbe facilmente desumere, ad esempio con gli studi che sono stati fatti in alcune grandi città. «Ad esempio a Torino – ricorda il direttore del Serdp di Reggio – il consumo di cocaina è stato in qualche modo quantificato grazie all’analisi su campioni di acque reflue. E chissà cosa potrebbero dirci oggi se facessimo analisi simili sulle acque reflue della nostra città».

Di certo è ancora valida la famosa metafora dell’Iceberg che gli investigatori dell’Antidroga Usa avevano coniato già negli anni 90: se le forze dell’ordine sequestrano un chilo di droga, ebbene, quella non è che la punta dell’Iceberg che equivale circa a un settimo delle sue dimensioni totali. Tradotto: se negli ultimi due mesi, carabinieri e polizia, con blitz diversi ma, anche, relativamente vicini nel tempo (tra la fine di gennaio e gli ultimi giorni di febbraio non è passato nemmeno un mese) hanno sequestrato circa 40 chilogrammi di cocaina, significa che, in circolazione (non necessariamente a Reggio, ca va sans dire) ce n’è almeno una quantità sette volte maggiore.

«Impossibile dire quanta cocaina oggi sia in circolazione nella nostra Provincia – dice ancora Nicolaci – quello che percepiamo dal nostro osservatorio, in particolare del Servizio Bassa Soglia è che la diffusione e il consumo sono in aumento». Due le ragioni alla base di questo aumento del consumo: la diminuzione del costo di una dose e la capillarità della rete di spaccio che, soprattutto per quanto riguarda il crack rende i consumatori spacciatori a loro volta.

Secondo gli operatori che quotidianamente sono a contatto con i tossicodipendenti da cocaina e da crack è soprattutto il crollo dei prezzi alla dose la chiave dell’aumento delle dipendenze di questo tipo. Le ultime quotazioni per una “pippata” di crack dalle parti della stazione storica parlano di 5 euro, ovvero meno del costo di un pacchetto di sigarette. Invero, un altro termometro, empirico ma comunque affidabile, sulla diffusione del crack in città, è dato dal numero di volte in cui gli operatori dei servizi sono costretti, dall’aggressività dei tossicodipendenti che frequentano le strutture, a chiamare le forze dell’ordine. «È la principale caratteristica del crack – spiega Nicolaci – quella di rendere particolarmente aggressivi». Questo accade agli assuntori nei momenti di astinenza che peraltro, a differenza di chi è dipendente da eroina, sono molto più ricorrenti nell’arco della giornata, al punto da creare dipendenza in brevissimo tempo. l

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