Gazzetta di Modena

Il processo

’Ndrangheta, Antonio Gualtieri condannato a 10 anni e mezzo. Un’altra stangata per l’ex braccio destro del boss Nicolino Grande Aracri

Ambra Prati
’Ndrangheta, Antonio Gualtieri condannato a 10 anni e mezzo. Un’altra stangata per l’ex braccio destro del boss Nicolino Grande Aracri

Reggio Emilia: estorsioni, turbativa d’asta, trasferimento di valori aggravati dal metodo mafioso le accuse a suo carico. Era stato arrestato 20 giorni dopo aver finito di scontare la condanna per Aemilia

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Reggio Emilia Un’altra batosta al clan Gualtieri e alla ’ndrangheta emiliana di stampo cutrese legata ai Grande Aracri è stata servita sul piatto dal pm della Dda di Bologna Beatrice Ronchi affiancata dal pm della Procura di Reggio Emilia Stefano Finocchiaro. Ieri a Bologna su cinque imputati il gup Letizio Magliaro ha emesso tre condanne e sancito due patteggiamenti. Dieci anni e mezzo e 8mila euro di multa alla figura di spicco Antonio Gualtieri, 65 anni, l’ex braccio destro del boss Nicolino Grande Aracri, arrestato per la seconda volta il 30 novembre 2024 – venti giorni dopo aver finito di scontare i 12 anni rimediati in Aemilia – per aver perseverato in una serie di estorsioni, turbative d’asta, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e autoriciclaggio, violazione degli obblighi di legge (sulle variazioni patrimoniali) per i condannati per mafia. Tutti reati pluriaggravati dal metodo mafioso («al fine di agevolare l’azione dell’associazione di stampo mafioso denominata ’ndrangheta e in particolare del sodalizio emiliano»), dall’aver commesso il fatto mentre si trovava ai domiciliari o in libertà vigilata e dalla recidiva di peso, per delitti commessi in concorso con gli altri e in continuazione in un arco temporale che va dal 2019 al 2024. Gualtieri (difeso dagli avvocati Stefano Vezzadini e Nino Ruffini) è stato condannato in rito abbreviato – quindi con lo sconto di un terzo – anche alle pene accessorie dell’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici, della misura della libertà vigilata per due anni, del pagamento delle spese legali, oltre alla confisca della società G3 Holding Srl e di 20mila euro. Una vittoria piena per l’accusa, che aveva chiesto tredici anni.

Condannati a 6 anni e 8 mesi il fratello Rosario Gualtieri, 58 anni nato a Cutro e a due anni e 4 mila euro di multa il cognato Alfonso Durante, 58 anni, nato a Seregno (Milano), entrambi difesi dall’avvocato Giuseppe Migale Ranieri; per Durante sono cadute le aggravanti mafiose e la pena è sospesa. Due i patteggiamenti, riguardanti i reati fiscali, con pena sospesa: un anno e 4 mesi per l’ex moglie 38enne di Antonio (avvocato Andrea Davoli) e un anno e 6 mesi per un professionista reggiano incensurato di 67 anni (avvocato Francesco Tazzari).

Lunga scia di estorsioni
L’indagine su Gualtieri, che chiude il cerchio di Aemilia e del post maxi processo, è divisa in due filoni, che spesso si intrecciano: quello delle intimidazioni per concludere “affari” e quello dei tentativi illeciti di salvare il salvabile per quanto riguarda i beni confiscati. L’arresto di Antonio Gualtieri da parte della Squadra Mobile è scattato nel 2024 per porre fine all’incubo della vittima di una tentata estorsione: Antonio vuole riscuotere un credito da 190mila euro vantato dal fratello Rosario nei confronti di un agente immobiliare e il malcapitato, a suon di pugni e minacce di morte, è costretto a consegnare le chiavi di un’Aston Martin e denaro. Se questo specifico episodio è stato derubricato dal gup da tentata estorsione al reato più lieve di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, la sfilza delle estorsioni è lunga e trasversale. Significativa della modalità di agire di Gualtieri la storia risalente tra l’ottobre 2019 e il settembre 202. Due coniugi reggiani acquistano all’asta un rustico in via Pascal, tra Rivalta e Baragalla, con l’intenzione di costruire due villette. Mentre eseguono un sopralluogo sul posto, insieme all’architetto, la coppia viene avvicinata da Gualtieri: «Qui non viene nessuno a costruire, se non io con la mia ditta». A forza d’insistere, Gualtieri ottiene un incontro con i coniugi nell’aprile 2020 e con tono imperativo mette subito le cose in chiaro: «Noi non scherziamo», facendo riferimento a un gruppo mafioso, «Lei ha dei figli signora, capisce cosa voglio dire», «Non sapete chi sono io, qui mi conoscono tutti», «Qui è tutto mio, sto già riprendendo tutto». E il 65enne afferma con arroganza che al momento dell’asta non era interessato al terreno ma poi ha cambiato idea e lì avrebbe costruito casa sua. Quando guardano sul web e capiscono di chi si tratta i coniugi, terrorizzati, si scusano e la donna lo supplica a mani giunte. Il pressing continuo ottiene l’effetto desiderato: nonostante le iniziali resistenze, la coppia che teme per la propria incolumità accetta di andare dal notaio e di vendere per 105mila euro alla società G3 Holding Srl, della quale è titolare occulto Gualtieri. Quest’ultimo, lungi dal costruirci per sé, conclude un buon affare: il terreno edificabile viene rivenduto ad altra società edile per un valore di 240mila euro. Da qui l’autoriciclaggio.

I beni da nascondere
È un copione ben noto, messo in atto da molti condannati di Aemilia aggrediti nel patrimonio: svuotare di tutto le imprese perse, ricorrere ad intestazioni fittizie per quelle rimaste, insinuarsi nelle aste del Tribunale di Reggio per riavere almeno una parte di quanto incamerato dallo Stato. Paradigmatica la storia della villa di via Strozzi 35 a Rivalta, dove Gualtieri finisce di scontare ai domiciliari la pena di Aemilia. Nel gennaio 2020 la villa va all’asta: due le offerte, una di un emissario del boss e quella “pulita” di un cittadino, che per disdetta se l’aggiudica. Inizia il bersaglio di minacce al vincitore: «Quella casa non è tua, è mia», «Hai acquistato una casa che non dovevi acquistare», «Non sarà mai tua, devo stare in isolamento e se perdo la casa vado in galera». Il tutto condito da nomi e indirizzi di luoghi frequentati da moglie e figlio dell’acquirente, che alla fine cede: rinuncia al complesso immobiliare, comprato per 123mila euro e che avrebbe fruttato 926mila euro, perdendo perfino la caparra già versata di 12mila euro. Nel 2021 la villa viene rimessa all’asta e stavolta nessun problema nel truccare la gara: le uniche due offerte provengono da galoppini di Gualtieri, l’unico davvero interessato all’acquisizione. l © RIPRODUZIONE RISERVATA