Il migliore amico di Henry: «Gridava “aiutatemi, aiutatemi”: ho cercato salvarlo ma non ce l’ho fatta»
Reggio Emilia: il drammatico racconto dell’amico del 14enne morto nel Crostolo. «Non voleva fare il bagno perchè non sapeva nuotare, ha solo messo dentro i piedi ed è finito sotto dopo un passo»
Reggio Emilia «Gridava “aiutatemi, aiutatemi”: mio figlio l’ha raggiunto e gli ha afferrato la mano, spuntava solo quella dall’acqua, ma pareva che una forza tirasse giù Henry. A un certo punto mio figlio ha dovuto lasciare la presa per non essere trascinato sotto. “Mamma ho cercato di salvarlo, ma non ce l’ho fatta”». Sono le poche frasi che è riuscito a dire alla madre uno dei quattro ragazzini presenti sabato mattina all’annegamento del 14enne Kojo Henry Tawia.
La vittima
Il ragazzo, nato a Reggio il 27 giugno 2011, era uno studente del Nobili di origini ghanesi e abitava in via Paradisi insieme alla madre. La Procura di Reggio ha disposto l’autopsia; il funerale con tutta probabilità si terrà il 13 giugno. Sabato mattina, prendendo spunto da un video su Instagram, cinque ragazzini anziché andare a scuola hanno deciso di passare la mattinata sulle rive del Crostolo, alla cosiddetta “diga”, in realtà un punto lungo la passeggiata del Crostolo a Rivalta raggiungibile tramite un sentiero ghiaiato che porta vicino a una briglia in cemento: lì si forma una piccola cascata e di conseguenza dei dislivelli alquanto pericolosi.
La testimonianza
«Quella mattina i ragazzi non sono mai arrivati a scuola. Si sono messi d’accordo prima: Henry, mio figlio 14enne che è il suo miglior amico, un ragazzo più grande di 16 anni e altri due italiani, amici del 16enne che non conoscevano gli altri due – racconta la mamma di uno dei ragazzini –. Era la prima volta che andavano: hanno messo la posizione per trovare il posto. E ci hanno messo del tempo per arrivare: prima si sono fermati al supermercato, per comprare patatine e qualcosa da mangiare e da bere». Dopo aver percorso il lungo tratto a piedi, il gruppo è arrivato sulla sponda alle 10.10 (l’allarme è stato lanciato alle 10.30). «Erano appena arrivati. Alcuni hanno fatto il bagno – prosegue il racconto –. Henry non si è tuffato, anzi ha detto che non voleva bagnarsi: “Io non so nuotare”. Gli altri lo hanno preso in giro, si sono messi a scherzare. Allora Henry ha deciso di bagnarsi solo i piedi: camminava vicino a riva, poverino, è stato tutt’altro che spericolato. Uno, due, tre passi: al terzo dev’essere caduto nella buca, perché ha cominciato ad annaspare e a urlare». Una questione di pochi secondi: il 14enne è stato inghiottito dall’acqua. «Spuntava solo una mano: mio figlio e il 16enne hanno rischiato, si sono buttati, ha preso la mano di Henry e con l’altra il 16enne, tentando di tirarlo fuori tramite una catena umana. Ma stavano andando sotto tutti e tre: e così hanno dovuto mollare».
Amici da sempre
La madre spiega il rapporto speciale esistente tra suo figlio ed Henry, della stessa età. «Da sei anni erano inseparabili. Facevano parte della stessa squadra di calcio, insieme andavano al doposcuola in un servizio educativo di Rivalta dove pranzavano e facevano i compiti, tornati a casa alle 20 continuavano a messaggiarsi e a sentirsi per telefono fino all’ora di andare a letto. Si erano iscritti allo stesso istituto superiore, il professionale Nobili di via Trento e Trieste, anche se sono in classi diverse. Così come Henry era molto amico del 16enne, che abita nel suo quartiere». Ben si comprende perché i due amici siano stati trovati dalla polizia in uno stato quasi catatonico. «Hanno assistito a una scena tremenda. Il più grande si sente in colpa, così come mio figlio, che non si perdona di non essere riuscito ad aiutarlo. Non parla più, resta chiuso in camera sua, non vuole parlare nemmeno con me: mi ha detto qualche frase perché ho insistito, poi si è chiuso nel mutismo. Mio figlio non ha molte amicizie, ma Henry era sempre a casa nostra. Sta molto male, ora dovrò portarlo dallo psicologo».
Dove è successo
La mamma ieri si è recata in quel tratto del Crostolo. «Volevo andare a vedere per rendermi conto. È un luogo isolato, pericoloso, l’acqua è sporca: io non ci andrei mai, non riesco a capire come sia saltata loro in testa quest’idea. Tra l’altro senza avvisare i genitori: nemmeno io sapevo che fossero lì, così come la mamma di Henry». La tragedia ha scosso e lasciato pesanti ripercussioni in cinque famiglie. «La scorsa notte, ripensando all’accaduto, alle marea di telefonate dei compagni di calcio e di scuola, alle chat dei genitori in ansia, alla lunga attesa negli uffici della questura dove ciascuno dei presenti è stato interrogato per ricostruire la dinamica, non sono riuscita a dormire: ero troppo agitata». La donna ha parole pietose per l’altra madre, Joy, che in questa storia ha subìto il peggiore dei lutti. «Dev’essere un dolore inimmaginabile. Poteva capitare a chiunque altro. Credo che il destino abbia voluto così. Suo figlio era davvero un bravo ragazzo, aveva tutta la vita davanti. Avevo visto Henry il giorno prima, era venuto a prendere mio figlio per uscire: avevo raccomandato “ragazzi, fate i bravi”, “certo, signora” aveva risposto lui, con il sorriso. Un sorriso contagioso». Adesso, è l’auspicio della donna, «spero che gli altri coetanei riescano a superare un trauma del genere». © RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google