Gazzetta di Modena

L’intervista

Sicurezza piscine: «Bocchettoni? Il problema vero è dove manca il salvataggio e di bagnini non se ne trovano»

Ambra Prati
Sicurezza piscine: «Bocchettoni? Il problema vero è dove manca il salvataggio e di bagnini non se ne trovano»

Roberto Veroni, il presidente di Aper: «Nelle vasche pubbliche di Reggio sono accesi solo di notte, più difficile intervenire nelle private. Bene il fondo, ma chi controllerà le nuove disposizioni del DL?»

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Reggio Emilia «Quello delle bocchette e delle prese di aspirazione è un falso problema, almeno per le piscine pubbliche, che sono iper controllate. Il vero tema è come rendere più sicure le vasche private ad uso pubblico, spesso datate. L’unica risposta possibile è con la presenza dei bagnini».

Così Roberto Veroni, il presidente di Aper (l’associazione che riunisce i gestori delle piscine dell’Emilia-Romagna, vi aderiscono il 60% degli impianti regionali e la quasi totalità delle strutture pubbliche della provincia reggiana) commenta la nuova stretta sulle piscine, sull’onda delle troppe tragedie costate la vita ai bambini. La Camera ha approvato ieri un emendamento al Decreto legge Sport che prevede la chiusura delle piscine con grate e bocchettoni di aspirazione fuori norma. Una proposta bipartisan, che prende in considerazione tutte le vasche, pubbliche e private: i titolari dovranno mettere in sicurezza le piscine e oppure dovranno chiudere. L’emendamento istituisce anche un fondo da 4,7 milioni di euro per il 2026 destinato all’adeguamento delle piscine pubbliche. La premessa d’obbligo è che il testo del decreto legge – modificato con «disposizioni urgenti» – è stato reso noto per sunti e che l’iter di approvazione è a metà strada: il documento dovrà passare al Senato e diventerà definitivo non prima dell’autunno.

«Sono quasi due anni che si sta lavorando sulla proposta di legge sulla sicurezza delle piscine, nata da un’iniziativa del Ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare – spiega Veroni – Noi dell’Aper siamo stati convocati in un’audizione alla Camera dei Deputati non più di un mese fa: abbiamo esaminato la bozza e riportato le nostre osservazioni. Ora, sull’onda emotiva delle troppe tragedie evitabili e su impulso mediatico (in Italia funziona sempre così), la legge dovrebbe finalmente vedere la luce». Nella modifica del Dl si fa riferimento a tutte le piscine, pubbliche e private. «Nella realtà, se si esaminano i fatti di cronaca degli ultimi quattro anni (il bilancio è di 75 morti), gli annegamenti sono avvenuti nel 90% dei casi nelle piscine private ad uso collettivo: alberghi, agriturismi, bed&breakfast, campeggi e condomìni – prosegue Veroni – E il motivo è semplice: perché non c’è l’assistente bagnanti. La presenza del salvataggio fa sì che il rischio sia ridotto ai minimi termini».

Per quanto riguarda le bocchette, secondo il presidente di Aper «rimanere attaccati alle prese di aspirazione è un rischio esistente ma di solito calcolato e prevenuto dai piani di sicurezza, che sono corposi e verificati nelle strutture pubbliche. Ad esempio negli impianti natatori di Reggio le prese di fondo vengono attivate solo di notte, perché si sa che è rischioso; di giorno l’acqua viene depurata dalle bocchette laterali e non dal fondo. La tipologia di bocchetta che fa l’effetto ventosa è rimasta solo nelle vasche datate».

Il problema dunque si pone per le strutture private. «E qui la questione si complica ed è più difficile da risolvere. Andare a toccare il settore ricreativo e turistico non è facile. E il paradosso è che, anche se venisse introdotto l’obbligo della presenza del bagnino, i privati non troverebbero il personale. Il numero è insufficiente. Facciamo fatica a trovarli noi». Sul Dl attuale, poi, restano parecchi aspetti da chiarire. «Secondo il provvedimento gran parte delle norme strutturali si applicherebbe agli impianti nuovi o sottoposti a ristrutturazioni rilevanti. È chiaro che le nuove piscine devono già rispondere alle normative più recenti e aggiornate, ma quelle vecchie? E se entreranno in vigore degli obblighi, chi avrebbe l’onere di controllare? Serve uniformità di riferimenti. E sarebbe importante avere un dialogo diretto con l’Ausl per stabilire quali sono i parametri applicativi della legge». L’unico dato positivo, secondo l’associazione, è il fondo per l’adeguamento delle piscine pubbliche. «Se i Comuni che dovrebbero mettere mano agli impianti non lo fanno per motivi economici, il fondo potrebbe essere uno stimolo importante».  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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