Reggio Emilia, ci sono sempre meno infermieri. In ospedale in arrivo gli “assistenti”
Su un organico provinciale di 2650 infermieri, la carenza riguarda una cinquantina di posizioni tra pensionamenti e chi torna al Sud
Reggio Emilia La coperta è sempre più corta, gli infermieri, a Reggio come nel resto ’d’Italia cominciano a scarseggiare. E in attesa che – tra lauree e abilitazione – si possano coprire almeno in parte i posti lasciati da chi va in pensione, in Emilia Romagna la soluzione tampone è quella di una sorta di upgrade, di promozione sul campo, con gli operatori socio sanitari che potrebbero aver la possibilità di trasformarsi in assistenti infermieri. Del resto, che la situazione non volga al meglio, lo dicono i numeri.
Lauree e concorsi
E se i numeri – all’interno dell’Azienda Usl-Irccs di Reggio – fotografano oggi una situazione di sostanziale equilibrio, si tratta comunque di un equilibrio piuttosto precario. «Stiamo tenendo, sia pur faticosamente – sottolinea il direttore assistenziale dell’Ausl, Antonio Boccia Zoboli – ma è innegabile che il barometro, su questo fronte, fatichi a segnare bel tempo».Il cuore del problema è il saldo negativo tra i pensionamenti e le assunzioni, con i primi che sono certi e le seconde su cui pendono invece troppe variabili. In questo momento, su un organico provinciale di 2650 infermieri, la carenza riguarda una cinquantina di posizioni. Da qui alla fine dell’anno, dall’Azienda Usl andrà in pensione una quarantina di infermieri, e questa è una certezza. Assolutamente più aleatorio il dato di quanti di questi posti in via Amendola riusciranno a coprire. Se il quadro dei pensionamenti si fonda su certezze granitiche, il resto è... scritto sull’acqua. A Novembre escono i nuovi laureati in Scienze infermieristiche. In queste settimane iniziano le prove orali del concorso per l’abilitazione: una novantina i candidati che hanno superato gli iscritti. Quanti usciranno abilitati dagli orali? Quanti di questi sceglieranno di lavorare a Reggio? Domande per ora senza risposte, alle quali se ne aggiunge un’altra, che fa capire chi abbia, oggi, il coltello dalla parte del manico. Quella dell’infermiere è una figura che diventa sempre più rara da reperire sul mercato. In ambito sanitario, soltanto quella del tecnico di radiologia è forse ancora più rara. Questo fa sì che, a differenza di quanto accadeva in passato, oggi gli infermieri possono anche intavolare una trattativa con le aziende sanitarie indicando loro in quale reparto vogliono lavorare. In questa scelta poi, gioca un ruolo rilevante anche quella sorta di imbuto in cui finiscono coloro che conseguono la laurea magistrale in scienze infermieristiche e in forza di quel titolo di studio sarebbero destinati a ruoli dirigenziali che però, ad esempio a Reggio, sono poco più di una decina.
Rischio diaspora
L’altra enorme variabile è quella della mobilità: negli anni passati, quando le aziende sanitarie del sud, per ragioni di bilancio non potevano assumere, Reggio, l’Emilia Romagna e più in generale il nord Italia ha potuto coprire gli organici della sanità con professionisti da altre regioni che, pur di lavorare, si spostavano qui, mettendo tra l’altro in conto una spese che oggi diventa molto difficile sostenere. Poi però le aziende delle regioni del Sud hanno ricominciato ad assumere, e in tanti se ne sono tornati a casa. Un fenomeno – questo della “remigrazione” degli infermieri che non si è arrestato e che anzi potrebbe ricevere un nuovo pesante impulso se dovesse sbloccarsi la situazione in Puglia dove è attualmente sub judice un maxi-concorso da 1000 posti. Attualmente bloccato, qualora si dovesse riaprire questa finestra c’è chi dice che in tanti,anche da Reggio, ne approfitterebbero. E allora sì che l’equilibrio precario di oggi, potreb be rompersi , con conseguenze difficili da immaginare.
L’upgrade
Intanto però, in Regione non stanno in attesa degli eve nti. L’attenzione è oggi tutta sull’evoluzione di una partita ancora in corso che coinvolge i tribunali amministrati. Nell’agosto scorso il Tar del Lazio ha respinto il ricorso di un sindacato contro l’accordo Stato-Regioni per l’istituzione di una nuova figura professionale, qual è quella dell’assistente infermiere. In pratica si tratta di Operatori socio sanitari che, dopo un periodo di formazione (che in Emilia Romagna potrebbe partire in tempi abbastanza brevi) potrebbero affiancare l’infermiere, liberandolo da una serie di incombenze e mansioni che oggi comunque è chiamato ad assolvere. In questo modo – è lo spirito del provvedimento – la coperta dovrebbe apparire un po’ meno corta. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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