La Maratona di New York: le storie e le emozioni dei partecipanti reggiani
Coppie, padri e figli, veterani e debuttanti: il racconto, le foto e le emozioni dei podisti di Reggio Emilia che hanno conquistato la 42 chilometri più famosa del mondo
Reggio Emilia Nella Grande Mela, la mitica Maratona parla anche reggiano. Tra i 61.147 "finisher" che hanno restituito lo scettro dei record alla 42 chilometri di New York City, infatti, compaiono diversi corridori made in Reggio Emilia. Eccoli, allora: Riccardo Giovanardi e Federica Viscione, coppia di sportivi e coppia di fatto, come Alice Sartori e Michele Beltrami, Guido Menozzi, alla sua ventitreesima partecipazione; Martina Corradi, con il numero 41317; Daniele e Lorenzo Canedoli, papà e figlio; Luigi Chiantera, reggiano più veloce sulle strade della Grande Mela, Davide Folloni, che a New York ci ha vissuto e che è tornato per correre nella sua seconda casa; Davide e Samuele, da Scandiano e da Correggio, che hanno chiuso la 42 chilometri in 3 ore e 35 minuti e Alessandro Carretti, che ha concluso la corsa abbracciando i suoi bambini. Sono loro, e sicuramente sono in buona compagnia.
Ci hanno raccontato la loro esperienza, «un’esperienza indimenticabile», condividendo i loro scatti, tutti diversi, ma a loro modo tutti simili: skyline come sfondo, impermeabile arancione, medaglia al collo e un sorriso di soddisfazione stampato sul volto. «La maratona di New York - racconta Folloni - è sempre bellissima e unica, indipendentemente da quanto veloce si corra. Dopo anni vissuti a New York, sia che tu scelga di partecipare come concorrente, sia che tu stia supportando o facendo il tifo per chi corre, credo, senza esagerare, che quel giorno traspaia il bello dell’umanità». Racconta di due milioni persone che seguono la corsa dai margini delle strade, «a fare il tifo per e supportare dei completi sconosciuti che arrivano da tutto il mondo». Dai bambini e le bambine di Brooklyn, che allungano la mano per ricevere un “high five”, fino alle signore del Bronx, pronte a intervenire per soccorrere chiunque si faccia male. «Se cadi a terra - prosegue Davide Folloni - c’è sempre qualcuno pronto a tirarti su e a dirti di non mollare».
La Maratona di New York è, per l’atleta reggiano, un simbolo e un ideale: «Si celebrano ugualmente sia i primi che gli ultimi ad arrivare, un unica manifestazione di inclusione sociale e umanità nello sport, di cui credo si abbia tanto bisogno». L’entusiasmo, sulle strade della Grande Mela, è tanto forte da arrivare fino a qui. «Un’esperienza indimenticabile, in cui anche la corsa sembra uno sport di squadra» per Riccardo e Federica, «Un’emozione indescrivibile» per Alice e Michele. Per Guido Menozzi non è la prima volta: è la ventitreesima. Viene fotografato al traguardo, con il tricolore tra le mani. Esperienza senza eguali, anche per Daniele e Lorenzo, padre e figlio, che si fanno immortalare con le medaglie al collo, orgogliosi e soddisfatti, tanto quanto Davide e Samuele, Luigi Chiantera e Alessandro Carretti, che al traguardo è stato abbracciato dai suoi due bambini.
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