La montagna è una risorsa, Lapam: «Nel 2024 il 13% in più di turisti»
L’analisi dei dati Istat della federazione di associazioni che rappresentano 11mila imprese sul territorio, in particolare nel settore dell’artigianato, del commercio e delle piccole medie imprese
Castelnovo Monti La montagna come una risorsa su cui investire, non un’area marginale. A dimostrarlo sono i numeri sul valore aggiunto, indicatore della ricchezza prodotta dalle attività economiche in un territorio, e sul turismo. Quest’ultimo ha retto all’impatto del Covid registrando persino una crescita delle presenze più sostenuta nel post pandemia: nel 2024 sono state 121mila (+13,1% rispetto al 2023, + 2,8% sul 2019, ultimo anno pre pandemia, in controtendenza rispetto al - 8,7% provinciale). Così secondo Lapam Modena e Reggio Emilia, federazione di associazioni che rappresentano 11mila imprese sul territorio, in particolare nel settore dell’artigianato, del commercio e delle piccole medie imprese. «È necessario un impegno più deciso per sostenere chi opera in questi territori», è l’appello, a sostegno anche del Disegno di legge "Disposizioni per il riconoscimento e la promozione delle zone montane" in via di approvazione: «Un passo importante nella direzione del mantenimento e degli investimenti nelle zone montane».
Secondo l’elaborazione degli ultimi dati Istat disponibili, relativi al 2022, il valore aggiunto nei 7 comuni montani è pari a 335 milioni di euro, pari al 2,5% del valore prodotto a livello provinciale, con un valore aggiunto per addetto di 42.906 euro, inferiore di 25 mila euro rispetto al valore medio provinciale (67.601 euro). Tra i comuni montani c’è minor valore aggiunto per addetto a Casina (36.013 euro), Ventasso (36.464 euro) e Villa Minozzo (36.509 euro), mentre valori più elevati si osservano a Toano (47.935 euro), Vetto (48.616 euro) e Carpineti (50.048 euro). Negli anni pre Covid (dal 2015 al 2019) si era registrata una decisa crescita, nonostante il diminuire delle imprese: passando dai 34.316 euro di valore aggiunto complessivo del 2015 ai 37.549 euro del 2019, con un +9,4% (superiore al +8,9% medio provinciale). Di conseguenza era cresciuta la retribuzione media: +4,8% (+1,3% in provincia). Poi è arrivato lo tzunami provocato dalla pandemia. Nel 2020 il valore aggiunto nei comuni montani ha registrato un -8,8% sull’anno precedente (-6,1% a livello provinciale).
«Ma la maggior resilienza del territorio montano, legata probabilmente a un’economia che si basa su catene del valore più brevi e territoriali - spiegano da Lapam -, ha permesso di limitare la diminuzione del valore aggiunto per addetto». Nel 2021 il valore aggiunto è tornato a crescere, registrando rispetto all’anno precedente un +18,2% in provincia in provincia di Reggio Emilia e un +16,8% nei comuni dell’Appennino. Un "rimbalzo" che ha permesso di recuperare rispetto anche al 2019: con un +11,1% a livello provinciale e un +6,5% in montagna. Una crescita proseguita nel 2022 (+12,1% in provincia e +10,4% in appennino, rispetto al 2021, e + 24,5% e +17,5% rispetto al 2019).
Per quanto riguarda il turismo Lapam parte proprio dal picco delle presenze in montagna. «L’appennino ha affrontato meglio del restante territorio la crisi pandemica - sottolinea la nota -, infatti il calo del flusso turistico si è fermato a un -32,1% nel primo anno di pandemia (contro il -49,8% della provincia di Reggio Emilia)». Secondo la federazione il calo più moderato «è in parte dovuto al fatto che la montagna reggiana è frequentata prevalentemente da connazionali», solo l’8,2% dei pernotti. Una caratteristica, che, almeno nella fase pandemica, è risultata positiva visti i maggiori limiti nei viaggi internazionali. «I Comuni dell’Appennino hanno mostrato una sorprendente capacità di resilienza. Investire qui è anche una leva per lo sviluppo sostenibile. Serve ora un impegno più deciso delle istituzioni per sostenere le imprese che operano in questi contesti, valorizzare il turismo di prossimità e potenziare infrastrutture materiali e digitali».
