Gazzetta di Modena

In Appennino

Sologno, il paese dei balocchi: ci sono 80 abitanti e… 2mila peluches. C’è anche un’aiuola con 100 Barbie

Alice Tintorri
Sologno, il paese dei balocchi: ci sono 80 abitanti e… 2mila peluches. C’è anche un’aiuola con 100 Barbie

Villa Minozzo: il progetto è nato quattro anni fa, da un’idea di Roberto Mariani: «Non sapevo dove mettere i pupazzi che mia figlia non usava più, da qui l’idea»

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Villa Minozzo Tutti, almeno una volta, abbiamo visto Toy Story, il film di animazione firmato Walt Disney in cui i vecchi giocattoli prendono vita quando sfuggono allo sguardo del loro proprietario, Andy. Esiste un luogo, a 750 metri di altezza, incastonato nel verde Appennino reggiano, in cui questo cartone, uno dei più amati da generazioni e generazioni di bambini, diventa realtà. Siamo a Sologno di Villa Minozzo, un’amena frazione che conta 300 residenti – ma solo un’ottantina effettivi durante l’interno anno – di cui soltanto cinque bambini: nasce qui, lontano dal traffico e nel cuore della natura, in uno spazio piccolo e insieme immenso, il primo e originale esempio di recupero di pupazzi riciclati. Un’iniziativa che prende il titolo “La rivincita dei peluche abbandonati” e che descrive alla perfezione lo spirito e l’atmosfera che si respira in paese. Camminando lungo un percorso ad anello di circa un chilometro, partendo dalla piazza della chiesa, saranno tantissimi i punti di attrazione per i più piccini, in un’installazione itinerante all’interno del paese: da piazza cartoons allo zoo di pezza, al giardino fiorito, dal paese dei 7 nani fino alla casa delle bambole, dall’arca di Noè al canile felice, dall’aiuola dei Puffi alle 100 ballerine, agli orsi pazzi. Si cammina e ci si guarda intorno, stupiti e incantati, mentre senza accorgersene si ritorna bambini.

A Sologno, l’incanto dei peluche cambia forma ogni anno: che siano disposti a tema, in ordine alfabetico, o casuale, mettendo piede nel paese si viene sommersi dalla dolcezza di oltre 2000 pupazzi, un tempo appartenuti a bambini e oggi di proprietà dell’intera comunità. Il progetto è nato quattro anni fa, da un’idea di Roberto Mariani, papà di una meravigliosa bambina. Un’iniziativa che con la sua tenerezza disarmante, dal paese, ha raggiunto i comuni limitrofi: «Quando per la mia bimba, come per tanti altri, è stata l’ora di fare il ricambio dei pupazzi non sapeva dove metterli – racconta Roberto col sorriso –. Nonostante all’asilo non li prendano più, ho deciso di non buttarli: quindi ho iniziato a raccoglierli, ci ho messo circa un anno e ora, raccogliendoli tutti insieme ad oggi sono più circa 2000, da novembre con gli altri paesani curiamo le installazioni». «Abitando in un paesino piccolo, con solo 80 persone durante l’anno, c’è molto spazio per lasciare andare libera l’immaginazione: ho pensato così di farmene portare anche da amici e conoscenti. Ho messo fuori un cartello, e assieme ad alcuni compaesani ho creato questa passeggiata itinerante, il cui tema cambia ogni edizione. C’è anche un’aiuola con 100 Barbie che i bambini possono muovere giocando, e anche altre piccole cose dove possono interagire». Con più giocattoli che residenti, Sologno è un paese incantato: una casa nel bosco di Hansel e Gretel, o quella nella radura abitata dai sette nani di Biancaneve.

C’è voluto un anno per raccogliere i peluche, poi, come per ogni edizione, è iniziato con calma ed entusiasmo il lavoro per le installazioni: i ritrovi la sera, prima di Natale, gli appuntamenti pomeridiani tra chi ha deciso di aderire e di impegnarsi per un progetto nato per i bambini, ma che ha coinvolto e divertito anche gli adulti. Sono stati così costruiti oggetti in legno, tra cui anche un’arca di Noè per contenere i giocattoli. Ed è in questo modo che il borgo di Sologno, piccolo e meraviglioso nel grande Appennino, ha iniziato a splendere di una luce nuova e unica, rivivendo e colorandosi proprio grazie a quei peluche che diversamente sarebbero andati perduti. Le installazioni, prima presenti dalla metà di giugno fino a metà ottobre, e ad oggi permanenti, ricordano anche agli adulti come tornare bambini: a volte, semplicemente meravigliandosi o prendendo parte all’entusiasmo bambino di fronte a un giocattolo, nuovo o vecchio che sia. Il piccolo grande paese, oltre alle scenografiche passeggiate contornate da pupazzi, ha pensato a un altro evento: una festa in cui sport, gioco e dolcezza, si mescolano.

Sono le Pelusciadi, le olimpiadi dei peluches, che nel 2024 hanno riscosso un grande successo. Una competizione amichevole tra bambini, un modo per stare insieme e per divertirsi, che purtroppo quest’anno non è stato possibile realizzare: «Ci impegniamo, ma siamo soli» ha spiegato Roberto con un po’di amarezza. Il paese dei peluche, come chiunque può immaginare, porta a sé molti bambini. Sono tante le scuole che contribuiscono al progetto di Sologno. «Quest’anno abbiamo deciso di lavorare con i piccoli studenti sul tema delle emozioni, attraverso i personaggi di Inside Out – il film prodotto da Pixar, proiettato di recente sui grandi schermi. Passeggiando per il paese si possono vedere i grandi cartelloni realizzati dai bambini nel corso dell’anno». «Non posso non fare i complimenti al mio gruppo di lavoro e a quanti paesani ci hanno aiutato e supportato – spiega ancora Roberto Mariani – in particolare, alle donne “stiliste” del centro di socialità, a chi ci ha autorizzato a fare le installazioni nel proprio cortile, chi si è costruito a casa parti del nostro progetto e chi anche non abitando a Sologno ha messo all’opera amici, bambini e classi di scuola. Come sapete questo evento propone delle installazioni “artistiche” artigianali, utilizzando di centinaia di peluches vecchi e abbandonati, che ci vengono portati e donati da conoscenti e persone che non vogliono abbandonarli in soffitta o in cantina. Praticamente diamo nuova vita e utilizzo ai nostri piccoli amici d’infanzia. Nel piccolo e scenografico paese di Sologno, poco meno di cento anime in inverno, ci siamo trovati nel freddo salone decine di sere, abbiamo creato e messo in pratica le nostre idee. Il messaggio? Cerchiamo di non abbandonare i peluche ma neanche i nostri piccoli paesi».l © RIPRODUZIONE RISERVATA