Oltre 200 a Ferrara per la Palestina. «Diritto di manifestare grazie ai partigiani»
Tappa davanti al muretto del Castello, dove sono state deposte le foto dei giornalisti uccisi a Gaza, e sosta in Prefettura. Sulle polemiche passate: «Mai voluto mancare di rispetto ai martiri della Resistenza»
Ferrara Oltre duecento persone hanno sfilato oggi da piazza del Municipio fino alla Prefettura per chiedere la liberazione della Palestina e la condanna del governo di Israele. Il corteo si è svolto senza alcun disordine, ma non senza tensione. Il dibattito che lo ha preceduto ha determinato una presenza imponente di forze dell’ordine, inconsueta per questo tipo di cortei, che ormai non sono nuovi in città e finora sono sempre stati pacifici. Polizia in assetto anti sommossa a presidio dello scalone del Comune, camionette della celere schierate davanti al Duomo e davanti alla lapide dell’eccidio del Castello, oltre a Polizia locale e carabinieri.
Il motivo risale al precedente corteo di Ferrara per la Palestina dell’11 agosto in occasione del quale era stata simbolicamente deposta lungo il muretto dei caduti del’43 la foto di Anas al-Sharif, giornalista palestinese ucciso in un attacco israeliano. La foto era stata rimossa e il sindaco Fabbri aveva accusato i ProPal di “strumentalizzare la nostra memoria storica” e “alimentare un odio viscerale verso gli ebrei” e aveva chiesto al Prefetto di intervenire. La nuova manifestazione era stata inizialmente negata perché concomitante con il Buskers Festival, ma un cambio di orario ne ha permesso lo svolgimento, sulla scia delle polemiche. «Non volevamo mancare di rispetto ai martiri della Resistenza italiana, ma anzi, deporre accanto a loro un nostro caduto per noi significava riconoscerne l’importanza – ha detto Adam Sami, giovane di origine palestinese – ricordo, che noi, lo scorso 15 novembre 2024, commemorazione dell’eccidio, eravamo presenti alle celebrazioni insieme all’Anpi, mentre non c’erano né il sindaco, né Malaguti, né esponenti di questa giunta. Manifestare è un nostro diritto, conquistato con il sangue versato dai partigiani e non smetteremo di gridare la nostra rabbia contro il governo italiano, che si dice tanto indignato, ma continua a mandare le armi e supportare uno stato terrorista dopo quasi due anni di genocidio».
Percorrendo Corso Martiri della Libertà, i manifestanti hanno nuovamente deposto le foto dei giornalisti uccisi a Gaza lungo il muretto. Poi hanno proseguito verso Ercole I d’Este per fermarsi davanti alla Prefettura dove ci sono stati diversi interventi di movimenti politici come il Fronte della Gioventù Comunista, attivisti e associazioni, tra cui quella studentesca Link, che ha chiamato in causa l’Università di Ferrara «che nonostante ripetute richieste ha sempre mantenuto le collaborazioni con le istituzioni e le università israeliane: le bombe uccidono, ma uccide anche la forma mentis che permette che quelle armi vengano costruite, dai nostri ingegneri». In corteo tanti giovani, ma anche famiglie e pensionati, persone venute da altre città, tra cui Bologna e Padova. «Inizialmente volevamo andare alla manifestazione per la Palestina in Laguna a Venezia, al Festival del Cinema, ma abbiamo saputo che volevano vietare questa, per cui ci è sembrato più importante essere qui», hanno spiegato due signori in corteo.
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