Omicidio Saman, le motivazioni della sentenza d’appello: «Irragionevole ipotizzare che il delitto sia stato deciso in un’ora»
Secondo i giudici di secondo grado ci sono le prove per ritenere che tutto il clan ha premeditato e attuato il piano per uccidere la 18enne di Novellara
Novellara La Corte d’Assise d’Appello di Bologna ha depositato le motivazioni della sentenza di secondo grado sull’omicidio di Saman Abbas, la diciottenne di origine pakistana uccisa a Novellara la notte del 1° maggio 2021 dopo avere detto no a un matrimonio combinato e rivendicato il diritto di decidere per sé.
Il 18 aprile 2025 i giudici hanno confermato l’ergastolo per i genitori della ragazza, già condannati in primo grado, e inflitto la stessa pena anche ai due cugini, assolti nel processo davanti alla Corte di Reggio Emilia. Lo zio Danish Hasnain è stato condannato a 22 anni di reclusione. Nel dispositivo sono state riconosciute le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi, elementi esclusi invece in primo grado. Proprio la premeditazione è uno dei punti chiave che hanno distinto i due verdetti. Secondo i giudici bolognesi, non è credibile che una decisione così grave e complessa, come l’uccisione di una figlia da parte dei genitori e di altri stretti familiari, possa essere stata presa e organizzata in tempi brevissimi. Nelle motivazioni si legge infatti che è “irragionevole postulare che due genitori… si determinino concordemente ad uccidere la figlia nel volgere di un’ora o due, senza che in precedenza tale pensiero li avesse mai attinti”.
La Corte evidenzia come in un lasso temporale così minimo sarebbe stato impossibile individuare esecutori materiali, concordare modalità e luogo dell’omicidio, procurarsi strumenti e pianificare la soppressione del cadavere. A rendere ancora meno plausibile l’ipotesi di un piano improvvisato è il riferimento al fatto che, se fosse stato davvero deciso in soli 17 minuti, l’organizzazione sarebbe stata esposta a difficoltà banali, come la momentanea indisponibilità degli esecutori o una linea telefonica occupata.
Un passaggio particolarmente duro delle motivazioni riguarda i genitori della ragazza, per i quali i giudici sottolineano “l’assenza di qualsivoglia resipiscenza”: nessun segno di pentimento, ma al contrario la determinazione a depistare e inquinare le prove pur di sfuggire alle indagini delle autorità italiane. Con il deposito delle motivazioni, si chiude un altro capitolo giudiziario del caso che ha scosso l’opinione pubblica in Italia e all’estero, simbolo della lotta di una giovane donna per la libertà di autodeterminarsi, pagata con la vita.
