Gazzetta di Modena

La storia

Il sogno delle ricamatrici kosovare di Netflex: «Donare un abito da sposa a Dua Lipa»

Alice Tintorri
Il sogno delle ricamatrici kosovare di Netflex: «Donare un abito da sposa a Dua Lipa»

L’azienda di San Martino in Rio è un punto di riferimento nel settore tessile di tutto il mondo: l’ipotesi di vedere l’artista alla Rcf Arena accende le speranze

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Reggio Emilia Per ora, tutto tace. Ma i sogni non puoi fermarli. Dopo che quello di Dua Lipa è emerso dal mazzo dei possibili nomi di artisti e performers di fama mondiale che si esibiranno a luglio sul palco della Rcf Arena, l’entusiasmo è stato inarrestabile. Non importa se la conferma ultima, ancora, non è arrivata: quello che importa è che forse, e diciamo forse, per una notte magica, Reggio Emilia ospiterà la star britannica di origini kosovare, diventando il brillante epicentro della musica pop globale. Reggio Emilia, però, è anche tanto altro: una città ricca di opportunità, di aziende, di imprese, di lavoratori e lavoratrici con storie diverse. E anche di sogni. Quei sogni impossibili da fermare che citavamo poco fa. Sogni che si infiammano e spiccano il volo quando le coordinate del mondo si incrociano e, come per miracolo, rendono possibili incontri inaspettati. In questa storia, meridiani e paralleli contano: direi, forse, che sono la chiave di lettura fondamentale, in grado di trasformare un’utopia lontana in un desiderio vicino, traducibile in realtà con un po’ d’aiuto e un pizzico di fortuna.

L’inizio di questa nostra incredibile storia è ambientato in Kosovo, negli anni Novanta. È qui che abitavano Mendehie, Selvete, Hatigje, Elfije, Dhurata, Safete, Bukurije, Vahide e Arbenita prima del conflitto tra kosovari di etnia albanese e serbi, tra il 1998 e il 2000. La terra balcanica, allora devastata dalla guerra civile, fu la loro prima casa. Una casa in cui, forse senza rendersene conto, appresero che le tradizioni e gli affetti potevano prendere la forma del lavoro fatto a mano, di tessuti e fili intrecciati abilmente attraverso una macchina per cucire o dei ferri da maglia. Lì, in Kosovo, conobbero dunque l’arte del ricamo, altro filo conduttore che ci accompagnerà fino all’atteso concerto di Dua Lipa alla Rcf Arena. La seconda tappa di questo viaggio è l’Italia: Mendehie, Selvete, Hatigje , Elfije, Dhurata, Safete, Bukurije, Vahide e Arbenita arrivarono qui, in particolare a Reggio Emilia, alla fine degli anni Novanta, raggiungendo mariti e compagni già stabilitisi in Emilia-Romagna.

L’arte del ricamo si riaffacciò sulla loro vita quando vennero in contatto con Netflex: l’azienda con sede a San Martino in Rio, nata nel 2019, ha raccolto in sè la tradizione kosovara, diventando in pochi anni un punto di riferimento nel settore tessile di tutto il mondo, oltre che reggiano e carpigiano. Le creazioni fatte a mano dalle nostre protagoniste sono del resto vere e proprie opere d’arte. Lo racconta Daniela Benini, che nell’estate dello scorso anno ha acquisito Netflex, con l’intenzione di garantire continuità e dare ulteriore valore all’arte del ricamo: «Ci occupiamo di tutto il ciclo di lavorazione dei capi di maglieria di alta qualità, con un’attenzione puntata sui temi della ricerca e dello sviluppo dei prodotti. Il lavoro a mano è la nostra forza: la stima e l’orgoglio verso chi rende possibile tutto questo è senza limiti. Per questo appoggio pienamente il sogno delle nostre ragazze. Se crediamo che si possa realizzare? Perché no, quale momento migliore?». Il sogno in questione, quel sogno a cui non si può mettere freno e che, negli ultimi giorni, sembra essersi avvicinato alla realtà, ha l’aspetto di un abito da sposa confezionato con la cura e l’eleganza del lavoro fatto a mano, con la potenza di chi ha avuto la forza di lasciare la propria casa per salvarsi dalla guerra, l’orgoglio di chi, quella casa, non l’ha mai dimenticata e continua ad abitarla nel proprio lavoro, fatto di tradizioni e di culture che si uniscono. Il regalo più grande, per le ragazze di Netflex, sarebbe poter donare a Dua Lipa «un abito cucito su misura per lei, che attraverso le sue forme possa risultare ancora più forte e determinato. Senz’altro un capo in linea con il suo carattere e con il valore dell’indipendenza, che nel nostro caso acquista ulteriore potenza». Un vestito da sposa firmato Netflex, che sia il simbolo dell’indipendenza femminile e dell’indipendenza di un paese, il Kosovo, di cui a partire dall’agosto 2025, Dua Lipa è ufficialmente cittadina. Poco prima, a giugno, la conferma ufficiale del futuro matrimonio: con ogni probabilità, proprio quest’anno, Dua Lipa e l’attore britannico Callum Turner si sposeranno coronando il loro amore. E poi, come se non bastasse, la notizia del probabile arrivo della cantante britannica e kosovara a Reggio Emilia, quest’estate. Ecco qui, le strade che si incrociano, le coordinate geografiche che si mescolano, le tradizioni che rivivono in forme nuove senza spegnersi mai. Netflex, unita, spera nella realizzazione di un sogno che è anche un onore. Noi facciamo lo stesso, contando alla rovescia fino all’arrivo di una star mondiale, sul nostro palcoscenico.  © RIPRODUZIONE RISERVATA