Vinicio Marchioni è “Riccardo III”: il capolavoro di Shakespeare al Teatro Ariosto
Reggio Emilia, nel weekend ecco la tragedia shakespeariana per la regia di Antonio Latella
Reggio Emilia Venerdì 23 e sabato 24 gennaio alle ore 20.30 e domenica 25 gennaio alle ore 15.30, il palcoscenico del Teatro Ariosto di Reggio Emilia si apre a “Riccardo III” di William Shakespeare, nella regia di Antonio Latella, con Vinicio Marchioni nel ruolo del protagonista.
Opera conclusiva della tetralogia shakespeariana dedicata alla storia inglese, Riccardo III mette in scena l’ascesa implacabile di Riccardo di Gloucester: figura feroce e seduttiva, stratega della parola e dell’inganno, che emerge dalla Guerra delle due Rose per conquistare il potere trasformando il linguaggio in strumento di dominio. Una tragedia che attraversa i secoli e continua a interrogare il presente, portando alla luce i meccanismi della violenza politica e della manipolazione.
Vinicio Marchioni dà corpo a un Riccardo carismatico e disturbante, al centro di un cast corale composto da Silvia Ajelli (Regina Elisabetta), Anna Coppola (Duchessa di York), Giulia Mazzarino (Lady Anna), Candida Nieri (Regina Margherita), Stefano Patti (Buckingham), Annibale Pavone (Clarence, Re Edoardo, Stanley), Andrea Sorrentino (Hastings, Sindaco), Flavio Capuzzo Dolcetta (Custode), Sebastian Luque Herrera (Principe York, Richmond), Luca Ingravalle (Principe Edoardo).
La regia è affidata ad Antonio Latella, tra i più autorevoli protagonisti della scena teatrale contemporanea, regista, drammaturgo e pedagogo, già direttore del Settore Teatro della Biennale di Venezia dal 2017 al 2020. Il suo lavoro sui classici si distingue per la capacità di restituirne la complessità, facendo emergere tensioni, contraddizioni e zone d’ombra profondamente attuali.
Scrive Latella: «Un cast importante, ponderato in modo maniacale, un cast che possa essere forte per talento e dare ad ogni personaggio letterario qualcosa di fortemente artistico, un cast che possa ammaliare gli spettatori mettendo al primo posto del loro lavoro il potere performativo della parola che il Bardo ci consegna e ci lascia in eredità. Sappiamo tutti che la parola può mettere a tacere ogni tipo di guerra, ma nonostante la storia ce lo ricordi continuamente, continuiamo a dimenticarlo e credo, con mio dolore, volutamente: forse perché siamo stati creati per essere stonatura all’interno della perfezione armonica della prima nota, il DO, o almeno così mi piace pensare. A tutti i miei collaboratori artistici ho chiesto di dare bellezza al male e non bruttezza, perché chi tradì il paradiso fu l’Angelo più bello».
