Gazzetta di Modena

Il caso

Sempre più persone scelgono la cremazione. Ma il forno di Reggio è chiuso per lavori: salme trasferite fuori provincia

Ambra Prati
Sempre più persone scelgono la cremazione. Ma il forno di Reggio è chiuso per lavori: salme trasferite fuori provincia

Fermo da inizio dicembre, ci si appoggia a Fidenza e Bologna. Attese anche di oltre un mese

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Reggio Emilia Il forno crematorio del cimitero di Coviolo è chiuso da inizio dicembre per lavori di manutenzione. Così i defunti reggiani sono costretti a “migrare” in altre province emiliane, da Fidenza fino a Bologna, con tempi di attesa per riavere le ceneri del proprio caro che si dilatano e che possono arrivare fino a un mese. «Succede che per le cremazioni ci si debba rivolgere ad altre province, ma credo che i disagi siano limitati – conferma Alberto Bevilacqua, dirigente dei Servizi ai Cittadini del Comune di Reggio Emilia –. A Coviolo si tratta di un intervento di routine: una manutenzione straordinaria, programmata e comunicata per tempo a tutti gli operatori del settore, per rifare il rivestimento interno del forno. Un’operazione lunga, che si rende necessaria periodicamente e che a Reggio non si faceva da prima del Covid. È chiaro che, nel frattempo, le persone devono rivolgersi altrove».

I lavori che si stanno eseguendo a Coviolo sono su indicazione del gestore, la società in appalto Altair Funeral Srl di Bologna. Da non confondere con la Socrem Reggio Emilia Odv, società di cremazione con sede a Coviolo, che è un’associazione privata di promozione della cremazione. «La riapertura del forno crematorio è prevista per fine gennaio: ora i tecnici stanno eseguendo i test», prosegue Bevilacqua. Una chiusura che provoca qualche disagio, ammette il dirigente. «Poiché sempre più persone scelgono la cremazione, anche le altre province saturano la disponibilità dei forni e se ciò accade possono rifiutare le salme reggiane, allungando i tempi di attesa».

La richiesta di cremazione è in costante aumento. Da almeno una decina d’anni, sempre più cittadini preferiscono alla tumulazione la cremazione mentre le strutture sono spesso datate, come spiega Massimo Leoni, vice presidente della Feniof (federazione nazionale imprese onoranze funebri). «La preferenza per l’incenerimento è indubbia, tanto che siamo al sorpasso: ormai quasi il 70% fa questa scelta – spiega Leoni – Con differenze sostanziali tra Nord e Sud: al Nord, dove si trovano quasi tutti gli impianti, siamo all’80%. I nuovi forni hanno performance elevate e lavorano il doppio, ma sono molto onerosi: perciò sono pochi i Comuni che li hanno in dotazione, anche per problematiche legate al personale». Sui tempi di attesa in questo periodo Leoni precisa che molto dipende dagli accordi che stringono le singole onoranze funebri con il forno di riferimento. «Sono i gestori che indicano alle imprese dove poter andare: perciò può capitare, come ci è stato segnalato in passato, che alla stessa famiglia che si è rivolta a onoranze diverse vengano indicate tempistiche diverse. Molto dipende poi dall’andamento di mortalità, che in pieno inverno registra un picco. In ogni caso Reggio tra poco aprirà e si tornerà alle tempistiche di media: da una settimana a due settimane al massimo». Un’opzione, quella della cremazione, che divide le generazioni e che piace meno agli anziani. «Vorrei rassicurare: le cremazioni sono certificate, definite con dei numeri in ordine di arrivo della prenotazione scritta. Qui in Emilia il sistema è sicuro e ben organizzato».l © RIPRODUZIONE RISERVATA