Accusato di atti osceni da due vigili, l’ex carabiniere viene assolto
Episodio dell’agosto 2021 ai laghetti di Campogalliano: cinque anni di processo. Il giudice: «Non ha commesso il fatto». Il legale: «Ora valutiamo la richiesta danni»
CAMPOGALLIANO. Assolto con formula piena, per non aver commesso il fatto. È scoppiato in lacrime ieri alle 14.30 alla lettura della sentenza in tribunale a Modena, l’ex carabiniere su cui pendeva un’accusa infamante che ne ha distrutto i sogni di carriera: atti osceni in luogo pubblico.
La vicenda
Il giovane, oggi 31enne, è originario di Roma ma tuttora vive nel Modenese, dove gestisce una piccola impresa. Il caso risale all’agosto 2021, tardo pomeriggio. Allora il giovane era un carabiniere in ferma prefissata quadriennale. In un giorno libero dal servizio, si è recato ai laghetti di via Albone, a Campogalliano, per pescare, come aveva fatto altre volte. È successo che si è imbattuto in un’auto e ha voluto approfondire chi ci fosse dentro, perché come carabiniere stava svolgendo indagini su una donna che frequentava quella zona. Ha riconosciuto due agenti di polizia Locale all’interno, un uomo e una donna. Da qui in poi, due versioni opposte dei fatti. I due hanno sostenuto che il giovane si fosse denudato davanti a loro, mostrando i genitali e cercando di giustificarsi dopo dicendo di essere lì per un’indagine su un giro di prostituzione. Lui invece ha negato categoricamente di averlo fatto, ma di essere rimasto sorpreso nel vedere i due vigili in un tale contesto appartato. Fatto sta che il vigile e la vigilessa l’hanno denunciato per atti osceni, e lui è stato rinviato a giudizio. La sua imputazione, come da prassi, è risultata incompatibile con la sua permanenza nell’Arma, e per questo è stato espulso dai carabinieri. Ha perso il lavoro insomma, per questa vicenda.
Il processo e la sentenza
A processo il giovane, assistito dall’avvocato Michela Scafetta del Foro di Roma, ha sostenuto con forza la sua innocenza. I due agenti di polizia Locale, nonostante la denuncia, non si sono costituiti parte civile contro di lui. In aula il vigile ha confermato subito l’accusa, la vigilessa invece solo dopo essere stata sollecitata dal pm e aver letto la relazione di servizio. È emerso di contro che i due vigili, pur essendo in orario di servizio, quel giorno non avevano la radio d’ordinanza accesa. Comunque sia, la loro ricostruzione dei fatti non deve aver convinto molto il giudice. Così come le parole dell’ex capitano dei carabinieri, superiore del 31enne, la cui testimonianza era risultata a lui sfavorevole. Tutti gli elementi sono stati attentamente valutati dal giudice Serena Santini, che ieri ha sancito l’assoluzione piena del giovane: “per non aver commesso il fatto”.
«Siamo molto soddisfatti – sottolinea l’avvocato Michela Scafetta (nella foto) – già da una lettura attenta degli atti era chiaro che il mio assistito non aveva commesso il fatto. In dibattimento poi abbiamo prodotto gli atti da cui è emerso che il mio assistito tempo prima aveva testimoniato contro il capitano dei carabinieri in un procedimento al Tribunale Militare di Verona. Ora attendiamo le motivazioni della sentenza. È stato un incubo giudiziario di cinque anni: il mio assistito e suo papà (maresciallo ex comandante di stazione a Roma) sono scoppiati in lacrime alla lettura della sentenza. Hanno sempre vissuto nella legalità, e creduto nella giustizia. Ora chiaramente ci riserviamo di chiedere i danni per ciò che è accaduto». Il 31enne ora potrebbe anche chiedere il reintegro nell’Arma.
