Scandiano, parla il controllore di Seta aggredito: «Ho avuto paura, temevo fosse armato. Sono svenuto per il dolore»
Le parole dell’uomo di 54 anni picchiato da uno studente davanti all’Istituto Gobetti: «Ho pensato al capotreno ucciso a Bologna. Servono gli school tutor, come sta accadendo a Modena»
Scandiano «Un po’ di timore non lo nascondo. Dietro di me c’erano dei ragazzi, davanti avevo questa persona che si comportava in modo aggressivo. In quei momenti non sai cosa può succedere, coi tempi che corrono non sai se qualcuno è armato».
Il controllore di 54 anni, aggredito ieri mattina (3 febbraio) davanti all’istituto Gobetti, racconta quanto accaduto a poche ore dai fatti. Lavora in Seta da 21 anni.
All’inizio lei non era sul bus. Cosa stava facendo?
«Io ero rimasto fuori, alla porta centrale e posteriore, perché c’era qualcuno che cercava di aprire le porte laterali per scendere senza passare dai controlli. Indicavo ai ragazzi di andare davanti a timbrare e fare il controllo. Sono rimasto lì per evitare che qualcuno tornasse ad aprire la porta».
Poi cosa è successo?
«Dopo pochi minuti ho sentito delle urla provenire dalla porta anteriore. Ho sentito il collega che diceva: "Stai seduto, stai fuori, stai tranquillo". A quel punto mi sono portato davanti, sono salito sul bus perché c’era un diverbio con un ragazzo che si comportava in modo sgradevole».
Cosa ha provato in quel momento?
«C’era molta tensione. Io cercavo di mantenere la calma, anche perché davanti avevamo dei ragazzi. Io come persona non voglio imporre timore. Gli dicevo gentilmente: "Per favore, mettiti comodo che risolviamo il problema"».
Cosa l’ha colpita di più del comportamento di quel giovane?
«Il fatto che era pronto a tutto. Diceva: "Non mi interessa, fammi passare". Gli dicevo: guarda che mi stai facendo male, non mi spingere, stai tranquillo. Ma non ci ha badato».
Poi l’aggressione…
«Si è avventato, mi ha dato dei pugni, spingendomi e cercando di farsi strada per andarsene. Mi ha colpito al torace, alla spalla destra, sotto il collo. Mi reggevo al maniglione per non cadere. Dal dolore sono venuto meno, non ce la facevo più e ho dovuto mollare».
Ha avuto paura?
«Sì, ero impaurito della situazione che si era creata. Mi guardavo le spalle, perché avevo dietro dei ragazzi, suoi amici, che urlavano. Un po’ di timore per quello che può succedere. Certe situazioni possono degenerare. Ho pensato al capotreno Alessandro Ambrosio, ucciso a Bologna...».
Ha pensato anche agli studenti presenti?
«Sì, perché erano studenti che andavano a scuola. Eravamo davanti all’istituto. Bastano pochi secondi e succede qualcosa di grave».
Come sta adesso?
«Mi faceva molto male la spalla, facevo fatica a stare in piedi. In ospedale mi hanno dato dieci giorni di prognosi per contusioni, ma dovrò fare un’ecografia alla spalla per accertarsi che non ci sia qualche rottura».
Le era già capitato in passato?
«Sì, nel 2020 ero già stato aggredito durante un controllo e mi ero rotto il menisco. Questo lavoro lo faccio da 21 anni e certe situazioni purtroppo le ho già viste».
Perché i controlli ai capolinea sono così delicati?
«Quando arrivano alle scuole, una parte vuole scendere subito in fretta, magari con forza. Noi abbiamo dei limiti, non possiamo fare cose che appartengono alle forze dell’ordine. Se una persona non fornisce i documenti, dobbiamo chiamare i carabinieri».
La telecamera in dotazione ai controllori è servita?
«Sì, ho attivato subito la bodycam. Le immagini sono state consegnate ai carabinieri e dovrebbero rendere più facile l’identificazione».
Cosa si potrebbe fare per evitare episodi simili?
«A Modena hanno messo gli school tutor, che presidiano scuole e capolinea. Non sono improvvisati, non sono invasivi e per i ragazzi sono una garanzia».
In che senso una garanzia?
«La sola presenza di una persona preparata fa la differenza. Una persona pronta a intervenire, a chiamare subito le forze dell’ordine. È una tutela per i ragazzi e per chi lavora». l© RIPRODUZIONE RISERVATA