Gazzetta di Modena

La richiesta

Anziana caduta nel tombino aperto, la figlia: «Vogliamo essere risarciti»

di Manuel Marinelli

	Il tombino in via Mazzini a Vignola
Il tombino in via Mazzini a Vignola

Era accaduto nell’ottobre 2024 in via Mazzini a Vignola. Il Comune: «Ne risponde la società che li gestisce»

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VIGNOLA. «Mia mamma anziana è caduta in un tombino aperto. Si è fatta male, ne paga ancora le conseguenze a livello fisico. Ora vogliamo essere risarciti». È Simonetta Dughetti a parlare. Sua mamma Anna, nell’ottobre 2024, era caduta in un tombino aperto in viale Mazzini a Vignola, come avevamo raccontato sulle nostro giornale. «Il tombino era molto profondo, ci sono entrata per almeno 40 centimetri. È stata una bella botta. Ho infilato la gamba destra e non riuscivo più a tirarmi su, sono rimasta intrappolata» ci aveva raccontato la signora.

La richiesta di risarcimento

A distanza di poco più di un anno è la figlia a chiedere una risposta alle richieste di risarcimento per i danni subiti. «Non abbiamo ricevuto nessun risarcimento, anzi ci sono da pagare spese legali. La gestione dei tombini è in mano a una società incaricata dal Comune. Ci hanno risposto che lavori in corso non ce n’erano e che il tombino probabilmente era stato rubato. Insomma, non ci danno un euro – racconta la figlia – Mia mamma aveva rimediato una frattura, inizialmente non vista dai medici. Ci ha camminato sopra e il male si è acuito. Dopo una risonanza si è scoperta la frattura al condilo. Dopo essere stata ferma due mesi è guarita, sì. Ma il ginocchio non è più tornato come prima, gira con il deambulatore. Avevamo chiesto 3mila euro di spese mediche, sbrigato tutte le faccende burocratiche. Ma niente. In più la mia mamma ha anche avuto un ictus».

La risposta del Comune

Il Comune, interpellato, ha risposto con una nota: «Immediatamente dopo la denuncia della signora, l’amministrazione comunale si è attivata per cercare di comprendere cosa fosse successo. In un primo tempo, si era parlato di una caditoia, ma in realtà è stato poi possibile appurare che si trattasse invece di un pozzetto dell’illuminazione pubblica. L’amministrazione, naturalmente, si è rivolta alla propria assicurazione che ha verificato come i pozzetti dell’illuminazione pubblica non siano di diretta gestione del Comune, ma siano stati dati in concessione a una ditta esterna che, secondo gli accordi, se ne occupa integralmente. Per questo, l’assicurazione del Comune ha spiegato alla signora che non è essa stessa il soggetto titolato a rispondere dell’impianto, ma la ditta che lo ha in concessione».