Gazzetta di Modena

La storia

Beppe “Corino” Cacciari chiude la sua bottega a 90 anni: «Il quartiere perde un luogo dell’anima»

Beppe “Corino” Cacciari chiude la sua bottega a 90 anni: «Il quartiere perde un luogo dell’anima»

Dopo oltre settant’anni chiude lo storico alimentari-tabacchi di viale Buon Pastore. I ricordi delle figlie Cristina ed Elena e dell’assessore Andrea Bortolamasi: «Ci sentiamo tutti più soli, si chiude un’epoca»

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MODENA. «Chi, in questi giorni, passa per viale Buon Pastore, avrà notato un vuoto, una mancanza, nel via vai di traslochi e disallestimenti: Giuseppe, Beppe, Corino - a scelta - ha chiuso la sua attività; lui, che é un monumento della via, del rione, del quartiere; non una tabaccheria, non un alimentari, non una rivendita, ma un luogo dell’anima, un bar sport prima di Benni».

L’annuncio

Sono queste le parole che l’assessore alla Cultura del Comune di Modena, Andrea Bortolamasi, affida ai social dopo che mercoledì ha chiuso per sempre bottega la tabaccheria e alimentari di Giuseppe Cacciari, da sempre al civico 7 della via. Il bottegaio Giuseppe, a 90 anni compiuti, ha deciso di chiudere la sua attività, aperta dai suoi genitori, Corino e Carmen Ponzoni, quando la seconda guerra mondiale giungeva al termine. La bottega in prima battuta era stata aperta alla Sacca, ma ben presto fu trasferita in viale Buon Pastore, quando ancora si chiamava via Tabaroni, «fino a che , nel 1984- racconta Giuseppe- ho iniziato a gestirla in autonomia». 

I ricordi dell'assessore

«Estate e Ferragosto, la Vigilia di Natale, con la neve e l’anticiclone, Giuseppe Corino era una presenza costante – ricorda ancora l’assessore Bortolamasi, che in zona è cresciuto – Senza la sua bottega ci si sente, oggi, più soli. Panini, patatine, il latte preso alle 19,50 nel deserto del viale in agosto, caramelle varie, salumi - tanti - e poi biscotti, dolci più o meno confezionati e poi i prezzi, scritti a mano e i conti, fatti a memoria, i racconti e gli aneddoti e gli indimenticabili poster del Modena in vetrina, conclude l’assessore». 

La passione e gli aneddoti 

E a proposito del Modena Calcio, il signor Giuseppe racconta che forse, nella sua vita, più che il commerciante, avrebbe voluto fare il calciatore (da ragazzino giocava nel Modena), ma poi, come era consuetudine, è stato praticamente obbligato a portare avanti l’attività di famiglia. «Ora il papà, arrivato a 90 anni, ha bisogno di riposo –affermano le figlie Cristina ed Elena – e le spese di gestione dell’attività sono diventate insostenibili, ma siamo consapevoli che, con la chiusura di questa attività si chiude un’epoca».

Le parole delle figlie

Quello che però le figlie non dimenticheranno è che «il negozio non era solo un punto dove fare la spesa ma per prima cosa un luogo di ritrovo e di comunità dove certi valori e la comprensione di chi era più economicamente fragile è sempre stata una priorità. Noi bambine in negozio – continuano le figlie – abbiamo sempre visto il librone dove prima il nonno Corino e poi il papà Giuseppe appuntavano ciò che le persone acquistavano». Nel frattempo la notizia della chiusura della bottega si è diffusa sui social e tantissimi sono i commenti e i ricordi: c’è chi lo definisce un’istituzione, chi ricorda il signor Giuseppe in bici per la via con il suo cane nel cestino e chi, con affetto e malinconia è pronto ad affermare che era, senza ombra di dubbio, «un luogo dell’anima».