Gazzetta di Modena

La lunga crisi

Autotrasporto, in 10 anni hanno chiuso oltre 300 aziende

Massimo Sesena
Autotrasporto, in 10 anni hanno chiuso oltre 300 aziende

La Fita Cna: «Boom di costi, tariffe al palo»

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Reggio Emilia Non è una crisi improvvisa, ma una pressione che si accumula da anni e che oggi presenta il conto. L’autotrasporto italiano vive una fase di forte sofferenza, e il comparto reggiano non fa eccezione: in dieci anni, tra il 2015 e il 2025, secondo una indagine della Cgia di Mestre, nel territorio di Reggio Emilia 333 aziende di autotrasporto hanno chiuso definitivamente e se dieci anni fa le ditte di autotrasporti attive in provincia erano 1.140, oggi sono poco più di 800.

Le ragioni

Secondo la Fita Cna di Reggio le cause di questo alto tasso di mortalità tra le imprese, spesso individuali, dell’auto trasporto sono molteplici, e vanno dai costi dei carburanti e dei pedaggi autostradali, agli aumenti dei premi assicurativi, oltre a tutti gli altri oneri che riguardano le manutenzioni, il costo del lavoro ma anche gli oneri finanziari legati al rinnovo dei mezzi. In questi anni tutto questo è cresciuto sensibilmente, così come si è fatto sempre più pesante l’impatto dell’aumento dei costi energetici e finanziari che, secondo la Cgia, ha inciso pesantemente sui bilanci aziendali. Come accade per il lavoro dipendente, anche nel settore dell’autotrasporto esiste il tema del “potere d’acquisto dei salari” che nel caso degli autotrasportatori si declinano come tariffe.

Il problema, denunciano gli operatori, è che le tariffe di trasporto non seguono la stessa dinamica degli aumenti a cui devono far fronte per continuare a lavorare: ottenere adeguamenti tempestivi dalle committenze – sottolineano alla Fita Cna – è sempre più difficile e le marginalità si assottigliano fino a diventare in molti casi quasi inesistenti. Come nei romanzi di Steinbeck si assiste a una guerra tra poveri, in cui «la concorrenza si gioca spesso sul prezzo, e trasferire a valle gli aumenti dei costi diventa un’impresa complessa». Come se non bastasse poi, ci si mettono anche i ritardi nei pagamenti che mettono a rischio la stabilità finanziaria delle imprese. A tutto questo – dicono ancora alla Fita Cna di Reggio – si somma una crescente complessità normativa, tra regolamenti europei, controlli, obblighi digitali e requisiti ambientali.  A rendere ancora più fragile il sistema è la carenza di conducenti qualificati. La forza lavoro è mediamente sempre più anziana e il ricambio generazionale non è sufficiente. Il costo elevato e le difficoltà di accesso delle patenti professionali, la complessità burocratica e le condizioni di lavoro impegnative – lunghe ore di guida, responsabilità elevate, carenza di aree di sosta adeguate – scoraggiano l’ingresso dei giovani in una professione ancora oggi fondamentale per l’economia del Paese.

La class action

Cna Fita è quotidianamente impegnata nella tutela e nella difesa delle imprese di autotrasporto, sia sul piano istituzionale sia attraverso azioni concrete a favore degli associati del comparto. Un esempio significativo è la class action promossa contro il cartello dei costruttori di autocarri, che ha portato al riconoscimento dei danni subiti dalle imprese per i sovrapprezzi applicati sui veicoli industriali e, quindi, a indennizzi importanti.

«In Emilia Romagna e anche nel nostro territorio provinciale – sottolinea Agnese Crotti, responsabile della Cna Fita di Reggio – il settore dell’autotrasporto è un pilastro a servizio del distretto meccatronico, dell’agroalimentare e del comparto ceramico. Parliamo di filiere che rappresentano eccellenze riconosciute a livello internazionale. Se si mette in difficoltà il trasporto, si mette in difficoltà l’intero sistema produttivo locale». La portavoce reggiana di Fita evidenzia come le imprese reggiane stiano affrontando un aumento continuo dei costi senza riuscire a trasferirli integralmente alla committenza, con una progressiva erosione della redditività: «Molte aziende – dice Crotti – non hanno problemi di lavoro, ma di sostenibilità. E sempre più spesso il vero ostacolo è la mancanza di autisti. Senza un piano straordinario che incentivi l’ingresso dei giovani nella professione e senza investimenti sulle aree di sosta sicure e attrezzate, il rischio è di trovarci con mezzi fermi non per mancanza di commesse, ma per mancanza di personale».

Ecco allora che «servono misure che riequilibrino i rapporti di filiera, garantiscano tempi di pagamento certi, sostengano il rinnovo del parco mezzi e accompagnino le imprese nella transizione ecologica. Difendere l’autotrasporto – conclude la responsabile Fita Cna – significa difendere una voce importante del livello di competitività della provincia e dell’Emilia-Romagna perché, in un Paese dove la maggior parte delle merci viaggia su strada, la solidità del comparto non è una questione settoriale, ma un tema che riguarda l’intero sistema economico nazionale».