Così il presidio “Street in” incontra i giovani alla fermata del bus alla Zucchi
Reggio Emilia: Officina educativa e Coop sociale Papa Giovanni XXIII gestiscono il progetto. L’assessora Marwa Mahmoud : «Creare rapporti di fiducia con loro, in luoghi informali»
Reggio Emilia Si scrive “Street in”, si legge promozione del benessere di adolescenti e giovani e possibilità di intercettare ragazzi e ragazze che altrimenti non si potrebbero facilmente raggiungere, in un contesto informale che diventa una zona di decompressione, come la fermata del bus alla Zucchi. Questo è il progetto messo in campo dal Comune di Reggio Emilia, con l’Ufficio Sicurezza coordinato da Sara di Antonio e l’Officina Educativa, coordinata da Pasquale Pugliese, insieme agli operatori della cooperativa Papa Giovanni XXIII. Iniziativa che si colloca in una progettualità di più ampio respiro e riguarda l’educativa di strada in più luoghi della città e prende il nome di “Set out”.
Funziona così. Dal lunedì al venerdì, a eccezione del mercoledì, sono presenti educatori alla fermata del bus all’ex caserma Zucchi nel momento dell’uscita dalla scuola dei tantissimi studenti che attraversano questo tratto di città. Avvicinandosi al gazebo, collocato in un punto sicuro a pochi passi dalle corriere, gli educatori ti sorridono e mostrano materiale informativo relativo a numerosi progetti del Comune, che vanno dalla salute alla possibilità di percorsi professionali, e propongono anche giochi. A spiegare in cosa consiste “Street in” sono Elena Albenghi (che per il Comune si occupa di educativa di strada) e gli educatori Daniela Fantini, Alessandro Pagliani, Sara Caldaroni Federica Palombella, Francesca Intim e Alessandra Menabue. «Il nostro ruolo è quello di intercettare in modo informale e spontaneo le esigenze dei ragazzi che non vengono espresse in contesti più istituzionali - raccontano -. “Street in” rientra in una iniziativa più ampia di educativa di strada, in un anno sono migliaia i ragazzi incontrati.
Gli educatori che frequentano l’ex caserma Zucchi sono di solito in tre. Dopo una prima mappatura ci siamo infatti resi conto che il flusso di studenti che passa dall’ex caserma è molto concentrato in pochi slot. Era quindi necessario essere almeno in tre, perché la proposta che vogliamo portare vuole essere fortemente interattiva. Vediamo che i ragazzi si fermano, prendono informazioni, conoscono noi educatori e toccano con mano tutte le offerte pensate per loro dalla città, oltre alla possibilità di fare giochi e animazioni. Abbiamo la musica accesa, perché quello con noi vuole e dev’essere un momento piacevole. Sono presenti due educatori dedicati al progetto con un educatore di Set Out, ovvero l’iniziativa che si occupa di educativa di strada in tutto il comune di Reggio». «I giochi possono essere i più svariati: ad esempio, in base alle ricorrenze, come San Valentino o la giornata dei calzini spaiati, proponiamo alcune attività - continuano gli educatori -. C’è anche un banchetto informativo che mostra i servizi a disposizione dei giovani: questo ci aiuta a capire il tipo di comportamento dei ragazzi e sulla base di questo noi possiamo ampliare la nostra proposta».
Il progetto è stato intensificato all’ex caserma Zucchi dallo scorso novembre. «I ragazzi dimostrano di accettare volentieri la presenza di un educatore - continuano -. Essendo noti su Reggio Emilia molti li conosciamo perché frequentiamo già i loro quartieri. I più piccoli che vanno alla scuola media sono molto entusiasti: vivono il nostro gazebo come un luogo dove recarsi subito dopo la scuola per fare cose diverse e buttare fuori anche un po’ di stress. L’obiettivo è della prevenzione dei comportamenti a rischio, ma anche l’orientamento e l’accompagnamento, a volte anche su percorsi individuali verso servizi come il consultorio, lo sportello psicologico... Gli educatori e le educatrici sono il più possibile informati sulle varie possibilità in città perché possano fare da ponte per altri servizi». “Street in” può diventare anche una porta d’accesso a informazioni utili per il mondo del lavoro. Come testimonia il 21enne Obaid Khelifa: «Sto frequentando un corso di termoidraulica, grazie agli educatori - dice -. Mi hanno fatto sapere che esiste questo corso: io lo stavo cercando dappertutto, ma non lo avevo trovato. Da grande vorrei fare proprio l’idraulico e ora sto studiando per questo».
L’assessora Marwa Mahmoud indica come il progetto sia strategico per il «consolidamento e il potenziamento dell’educativa di strada: è nato grazie a Officina Educativa e all’Ufficio sicurezza e legalità del Comune di Reggio Emilia, qui al gazebo ci sono operatori e operatrici della “Papa Giovanni”, che ringrazio, i quali intercettano i ragazzi al momento di uscita da scuola. Si tratta di una soluzione e di una risposta a quello che si è vissuto durante il Covid, quando si è registrato un ritiro sociale che ha portato a una fatica nelle relazioni, anche tra i giovani. La volontà è di tornare sulla strada e creare rapporti di fiducia con loro, in luoghi informali dalla piazza alla fermata del bus: è fondamentale. Qui spesso incontri ragazzi e ragazze che non incontreresti ad altri eventi. È un’azione che va consolidata e risponde anche all’esigenza della sicurezza sociale. Si tratta anche di un presidio territoriale per fare prevenzione su vari temi e qui alla caserma Zucchi, ma anche in piazzale Europa, può essere di supporto agli operatori di Seta». © RIPRODUZIONE RISERVATA
