«Abbandono urbano a San Pietro: i Chiostri da soli non bastano»
Reggio Emilia: l’analisi impietosa di Giacomo Scillia, ex dirigente della Confesercenti.
Reggio Emilia Il centro storico reggiano è agonizzante e non da oggi e, all’interno dell’esagono, ci sono poi zone che stanno peggio di altre. È il caso della zona di via Emilia San Pietro, quel tratto dei portici che dalla chiesa di San Pietro arriva fino a piazzale del Tricolore. E il fatto che in mezzo a questa striscia di città si ergano anche i Chiostri, gioiello architettonico recuperato dal Comune in questi anni, è quasi una aggravante. A scattare l’ennesima, impietosa istantanea di questa zona di Reggio è uno che quei portici li conosce bene: secondo Giacomo Scillia, già dirigente della Confesercenti reggiana e titolare per anni di un negozio proprio in quel tratto dei portici di San Pietro, il degrado di quella zona ha più di una causa.
«Negli ultimi anni – scrive Scillia – la percezione diffusa è quella di un progressivo e silenzioso abbandono urbano. Non si tratta di una periferia lontana dal centro, ma di uno dei punti storicamente più importanti di Reggio Emilia, uno degli ingressi simbolici alla città antica, una porta urbana che dovrebbe rappresentare accoglienza, vitalità economica e identità storica. Eppure oggi lo scenario che molti residenti e commercianti osservano ogni giorno racconta una realtà diversa: saracinesche abbassate, attività commerciali che faticano a sopravvivere, spazi pubblici poco frequentati durante il giorno e una presenza serale segnata da fenomeni di disagio urbano sempre più visibili. Episodi di microcriminalità diffusa, consumo di alcol negli spazi pubblici, spaccio di droga, comportamenti di inciviltà quotidiana rappresentano ormai una realtà che chi abita in zona conosce bene».
Una situazione, quella di via Emilia San Pietro che non è esplosa all’improvviso, perché «le città non si degradano improvvisamente. Si degradano lentamente, quando alcune parti smettono di essere vissute». Secondo Scillia quella che manca «una visione amministrativa chiara. Negli ultimi anni l’impressione diffusa tra residenti e commercianti è che l’assessorato al commercio del Comune non abbia espresso una vera strategia per il centro storico». In particolare, secondo Scillia le iniziative e gli eventi toccano altre zone del centro e dimenticano i portici di San Pietro. E una responsabilità, secondo l’ex vice presidente di Confesercenti, è anche delle associazioni di categoria. Poi Scillia affronta anche il tema dei Chiostri: «Sulla carta i Chiostri potrebbero rappresentare il cuore di un vero distretto culturale urbano, capace di coinvolgere librerie, botteghe artigiane, caffè culturali, associazioni, studenti e visitatori. Ma un polo culturale non può vivere come un’isola monumentale separata dalla città. Per funzionare davvero – dice Scillia – il complesso dei Chiostri ha bisogno di un tessuto urbano vivo attorno a sé: attività economiche, spazi di socialità, iniziative diffuse, piccoli mercati, eventi di quartiere». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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